Ci risiamo con gli atti legislativi pieni  di roboanti termini in inglese. Adesso arriva “ Italian sounding “, all’interno delle “ Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi”. Si fa un piccolissimo passo per  contrastare quelle frodi internazionali su prodotti che richiamano le caratteristiche di marchi o realizzazioni italiane, pur trattandosi di ben altro. L’intento è da condividere, ma non si capisce perché  non si parli con più immediatezza, possibilmente in italiano, di frodi a danno della produzione di casa nostra. Al di là del problema linguistico, però, il provvedimento stampato sulla Gazzetta Ufficiale sembra fare acqua sotto altri punti di vista. L’idea ottima di concorrere alle spese legali sostenute all’estero a tutela dei prodotti italiani è limitata a cifre che non tengono assolutamente conto dei costi reali della giustizia in paesi come gli Stati Uniti o  quelli dell’Europa del nord. In molti casi, quanto è stato stanziato non coprirebbe neppure i primi passi da compiere da parte di chiunque debba essere costretto a presentarsi in un tribunale straniero per far valere i propri diritti e tutelare un  prodotto o un marchio. Le frodi che riguardano la produzione italiana, marchi e denominazioni sono tantissime e di portata incalcolabile. E’ necessario pensare ad una politica più generale di presenza e sostegno dei nostri comparti della moda, dell’agroalimentare, della componentistica di qualità. A partire da una ristrutturazione di tutti i nostri strumenti pubblici, nazionali e regionali, creati per sostenere la promozione dell’Italia nel mondo.  Un’ultima notazione: si sono accorti al Governo e in Parlamento che molti di quei marchi che, giustamente, si vogliono tutelare non sono più di proprietà di italiani?