Sono tanti i cittadini, i gruppi, le associazioni, le cooperative ed altre organizzazioni che si ritroveranno a Taranto dal 16 al 19 maggio per partecipare attivamente alla Biennale della Prossimità (terza edizione), uno spazio, frutto di un percorso, pensato e organizzato per dare voce alle tante espressioni di un modo nuovo di interpretare le relazioni tra persone, collettività, territori.

E’ difficile definire il concetto di prossimità, più semplice è descriverlo attraverso le storie e le esperienze, le idee progettuali e le proposte, le sperimentazioni e le buone prassi che a Taranto saranno presentati all’interno di un programma che comprende occasioni di scambio, di confronto e di riflessione. Collegandosi al sito http://prossimita.net/ è possibile conoscere tutti i dettagli dell’iniziativa e seguire i momenti delle varie giornate.

Prossimità evoca vicinanza, reciprocità, ascolto, empatia, mutualità ed altri fattori che facilitano la costruzione di rapporti che possono modificare le relazioni interpersonali spesso condizionate da meccanismi di difesa e da competitività. Fondamento della prossimità è la consapevolezza che la socialità è parte costitutiva dell’essere umano e che la condivisione arricchisce la nostra esistenza, determinando positivamente la crescita di persone e di cittadini.

La prossimità è ormai diventata una pratica sociale generata da uno stile e da una modalità di relazionarsi all’interno delle comunità tali da determinare una trasformazione anche del modello di welfare e da incidere in maniera diretta sullo sviluppo locale, a tutti i livelli, dimostrando che il benessere sociale può essere il risultato dell’aggregazione della domanda di beni e servizi e della gestione collettiva di spazi e di opportunità se i cittadini sono proattivi e cercano insieme dal basso le risposte anche ai bisogni più complessi.

Siamo stati indotti per lungo tempo a considerare il welfare una concessione da parte dell’ente pubblico di diritti e di servizi dovuti, all’interno in uno schema fornitori-utenti.

Il sistema è cambiato negli ultimi anni attraverso processi di innovazione che hanno portato ad una concezione del welfare cosiddetto generativo e di comunità, che sta assumendo varie configurazioni nelle aree del cohousing e dell’abitare collaborativo, dei gruppi di acquisto e delle cooperative di utenti-consumatori, degli empori solidali e del recupero delle eccedenze alimentari, degli interventi di tutela dei beni comuni e di rigenerazione urbana ed in tante altre attività di inclusione sociale di persone con fragilità ed in situazioni di svantaggio rispetto alla dimensione lavorativa.

In questo processo di cambiamento le pratiche di prossimità svolgono un ruolo importante perché accelerano i mutamenti in atto e introducono nel sistema risorse, energie e beni soprattutto immateriali che integrano, pertanto non sostituiscono, ciò che il settore pubblico deve e può continuare a garantire.

Come in tutti i cambiamenti anche in questo caso si presentano sfide e questioni da affrontare e risolvere.

La prima questione riguarda il tipo di rappresentanza di un mondo variegato di esperienze che da una parte si sviluppano spontaneamente ed in modo capillare ma che inevitabilmente necessitano di interlocuzioni organiche e congiunte tra i vari Soggetti coinvolti.

La seconda questione riguarda la regolamentazione di pratiche e di sperimentazioni che per loro natura richiedono risposte veloci ed immediate sul piano legislativo ed amministrativo, ma non sempre sono riconducibili a discipline e norme codificate e consolidate.

La politica e le istituzioni devono sentirsi interpellati in entrambi le questioni.

Bisognerà, infatti, lavorare insieme per individuare il punto di equilibrio tra il rispetto della specificità di fenomeni sociali spontanei e autonomi, da valorizzare e sostenere, e l’esigenza di formalizzarne (senza ingessare né burocratizzare) la rappresentanza e le regole.

Di conseguenza è importante raccogliere con attenzione tutto ciò che emergerà dalle giornate di Taranto sia in termini esperienziali e progettuali sia per gli spunti e le sollecitazioni che potranno aprire prospettive ancora inesplorate per lo sviluppo del sistema di welfare, di cui la prossimità è sicuramente uno dei volti più nuovi.

Oreste De Pietro

Immagine utilizzata: Shutterstock