La Rai non si smentisce mai. Si conferma  essere la grande cartina tornasole della politica italiana. I sommovimenti  in atto nella maggioranza di governo rivelano il loro spessore attraverso gli scontri interni all’azienda radiotelevisiva che gestisce, meglio sarebbe dire che dovrebbe gestire, il servizio pubblico. Il pretesto è il “ caso Fazio.

In realtà, appare evidente come sia in atto un ” tutti contro la Lega” e lo straripante decisionismo, e gestione del potere, degli uomini di Matteo Salvini.

Quello dell’occupazione della Rai, magari proprio da parte di chi fino al giorno prima voleva ” liberarla”, è un vecchio gioco che non muore mai. E’ come il cavallo di Viale Mazzini….

E’ ovvio che la situazione porta a riflettere sulla urgente necessità di riformare davvero il servizio pubblico, più che mai preda dei partiti, in una maniera che richiama la decadenza della Prima repubblica e il periodo cosiddetto berlusconiano. Se non addirittura di più.

Siamo costretti ad aspettare tempi migliori. Quando cioè la società italiana avrà la forza e la volontà di riprendersi ciò che è suo, a partire dalla gestione del servizio pubblico, e trovare le formule grazie alle quali i partiti e le loro diatribe dovranno tornare ad essere solo una parte di ciò che interessa il Paese e gli italiani, senza occupare militarmente i telegiornali e gli ammorbanti talk show,  impietosamente propinati.

Per ora dobbiamo prendere atto che i rappresentanti di 5 Stelle, del Pd, dei Fratelli d’Italia nel consiglio d’amministrazione di Viale Mazzini sembrano dare vita ad un  inedito nuovo corso per limitare il potere leghista nella Rai. Ovviamente, sappiamo che la cosa è strumentale e serve solo a confermare che la vecchia cara ” mamma Rai” resta, comunque, il più grande termometro utile a misurare la febbre della politica.