In questi giorni la vicenda sulla professoressa di Palermo sospesa dall’attività didattica ha scatenato la reazione di tanti.  Molte le reazioni delle associazioni professionali  che hanno espresso la propria indignazione attraverso comunicati e lettere di protesta.

Appartenendo all’Aimc, associazione storica che settant’anni fa ha riportato l’istruzione in Italia così devastata  dalla guerra, avviando  quel primo processo di alfabetizzazione popolare girando con una Topolina per molti paesini italiani, riporto una delle tante lettere di protesta redatta da alcuni docenti e dirigenti nazionali.

“Siamo un gruppo di Insegnanti e Dirigenti scolastici della Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC), con incarichi di responsabilità a livello territoriale e nazionale, vogliamo stigmatizzare con tutta la forza della nostra fede e la volontà della nostra testimonianza il comportamento delle autorità scolastiche di Palermo, che non hanno esitato a sanzionare la nostra collega professoressa Rosa Maria Dell’Aria dell’Istituto Tecnico Industriale “Vittorio Emanuele III” con una sospensione dal servizio, per il solo fatto di aver lasciato ai suoi studenti la libertà di esprimere, motivandole, le proprie opinioni contrarie alle leggi, da poco approvate, che tolgono ogni diritto di asilo nel nostro Paese alle persone migranti.

Il nostro fermo risentimento di fronte a queste forme di prevaricazione nei confronti di una insegnante che, altro non ha fatto, se non il proprio dovere (e, aggiungiamo noi, con grande professionalità e dignità culturale), è ancor più accresciuto dalla considerazione che l’Amministrazione scolastica si è mossa su istanze dichiaratamente politiche, dimostrando così una totale dipendenza dai poteri che reggono temporaneamente (in democrazia) le sorti della nazione; il che rende ancor più esplicita la sua incapacità di guidare un sistema formativo, come quello scolastico, basandosi sul rispetto dei diritti intoccabili della dignità di ciascuna persona, specie nel momento in cui svolge con coscienza il proprio servizio educativo, e della libertà di pensiero, che la nostra Costituzione garantisce per tutti i cittadini.

Ci chiediamo da educatori responsabili quale sia il messaggio che andranno maturando nelle loro giovanili coscienze i ragazzi di quella classe, che hanno elaborato il proprio giudizio storico con serietà di studi e di analisi, e che ora vedono il proprio lavoro fatto oggetto strumentale di punizioni nei riguardi della loro professoressa, che li ha guidati e aiutati in quella ricerca. Ci preoccupa il danno assai grave che deriva alla loro maturazione dalla pessima gestione di questa vicenda da parte dei responsabili dell’amministrazione scolastica e paventiamo che il clima creato da questo improvvido atteggiamento possa provocare ulteriori danni ai già fragili equilibri che i processi educativi scolastici stanno vivendo, in quest’epoca difficile per tutti i protagonisti della vita della scuola.”

(Un gruppo di maestri dell’AIMC delle regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Puglia.)

Interessante  appare anche  la reazione del movimento studenti  Msac, dove si rivendica l’assurdità di una simile punizione cogliendo la contraddizione di una  Scuola che vuole promuovere abilità e competenze ma evidentemente non “ragionate”, come la  qualità di un serio apprendimento o la riflessione su temi che coinvolgono la vita dei nostri ragazzi richiederebbero. Ecco quanto affermano gli studenti:

“Quando un fatto di cronaca viene pubblicato scatena le reazioni più diverse: c’è chi si indigna, c’è chi approva, c’è chi tace. E poi ci sono notizie, come la sospensione della docente di Palermo, che dobbiamo leggere almeno due volte per riuscire a crederci. Sembra impensabile, ma la prof.ssa Rosa Maria Dell’Aria per 15 giorni non potrà insegnare perché dei suoi studenti hanno confrontato Leggi razziali e Decreto Sicurezza. Come associazione studentesca ci chiediamo cosa rimane del senso dell’istituzione scolastica se si puniscono gli insegnanti quando permettono ai propri alunni di ragionare. Ci chiediamo cosa rimane di formativo in una scuola in cui gli studenti non possono azzardare delle riflessioni personali. Ci chiediamo cosa rimane di educativo in una scuola in cui si decide arbitrariamente ciò di cui si può parlare e ciò che bisogna censurare.

Una professoressa che ci permette di ragionare, è una docente che ringrazieremo per tutta la vita. Perché come giovani siamo desiderosi di un dialogo che sia rispettoso e mai urlato, di un sapere che sia ricercato e non censurato. Abbiamo il diritto e il dovere di capire dove e se sbagliamo per poter correggere i nostri errori, non limitando il pensiero a ciò che è più conveniente per una o l’altra stagione politica. Come studenti sappiamo bene che libertà di espressione non significa libertà di offendere o di imbrogliare. Ma a insegnarci cosa è lecito dire e come è giusto comportarsi ci sono le Leggi dello Stato e la nostra Costituzione. Vorremmo capire in che modo e secondo quale normativa la ricerca svolta dagli studenti di Palermo può essere motivo di sospensione di una docente, quando l’articolo 4 dello Statuto delle Studentesse e degli Studenti riporta: «In nessun caso può̀ essere sanzionata, né direttamente né indirettamente, la libera espressione di opinioni correttamente manifestata e non lesiva dell’altrui personalità̀».

Come Movimento Studenti di Azione Cattolica ci auguriamo e ci impegniamo perché possa avvenire presto la revoca della sospensione, esprimiamo la nostra vicinanza alla docente e continuiamo a credere nella scuola perché ci insegna a pensare.   (La Segreteria nazionale del Movimento Studenti di Azione Cattolica)

Detto questo non ci sono altre parole che possano descrivere la gravità del momento carico di criticità che la Scuola italiana sta attraversando. Se al docente rimane solo il ruolo di essere un “trasmettitore” di un sapere già costruito, predefinito, in linea con un pensiero unico, in nome di una omologazione dei saperi, avremo  insabbiato ancora una volta la Costituzione italiana che nell’articolo 33 parla di libero insegnamento ma, ancor più grave, avremo tradito sia  il sacrificio di chi ha speso una vita intera  dietro una cattedra, che le aspettative di tanti alunni che ogni giorno desidererebbero uscire dalle proprie aule diversi perché arricchiti soprattutto da esperienze significative. Diceva don Milani “Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualche cosa e così l’umanità va avanti”.

Eleonora Mosti