Si ripete il rito della celebrazione. E’ la volta del 2 giugno, festa della Repubblica italiana. Un pezzo della nostra libertà. Un’occasione per provare a ritrovarci attorno ad una identità.

Il rito giunge nel momento opportuno per riscoprire una sostanza da rinnovare.

E’ la storia di un Paese che, in quel lontano ’46, finalmente, fece riemergere un orgoglio, si rigenerò, si ricostruì sulle ceneri della dittatura e di una monarchia modesta e inane.

Fascismo e casa Savoia avevano trascinato l’Italia in una guerra sanguinosa, giunta al culmine di un percorso ventennale di totalitarismo. Due decenni  scanditi dal  disonore delle leggi razziali, dall’uso della violenza politica e della repressione elevate a sistema di governo.

Su quel fallimento, la nascita della Repubblica costituì il presupposto della Costituzione.

Finalmente  giunse un frutto condiviso e la definitiva inclusione formale di tutte le cittadine e di tutti i cittadini in un processo democratico capace di consentire la ripresa economica, sociale e civile di tutti gli italiani.

Finalmente l’Italia  poté vedere l’avvio di un processo di riconciliazione del popolo, dei tanti suoi popoli, con  e nella Nazione e fu possibile cominciare  un cammino nuovo.

Alcune cose fanno  ritenere che si trattò solo dell’avvio di un processo. Oggi, sotto alcuni aspetti,  non pienamente concluso o che comunque necessita di una rigenerazione.

Concreto, infatti, è il rischio di una interruzione. Soprattutto,  se venisse lasciato campo libero a motivi vecchi e nuovi di divisione, se non si intervenisse sulle disparità sociali ed economiche, se non si rimettesse mano al sistema delle autonomie e dei governi locali, tutti nel pieno di una crisi evidente.

Il 2 giugno per  i veri democratici e, al loro interno, anche per chi si collega al pensiero popolare e democratico cristiano, significa  adesso portare la riflessione sui tanti problemi irrisolti. A partire dall’equilibrata correlazione da definire tra unità nazionale e una giusta autonomia da veder dispiegata al Nord come al Sud, in un quadro di solidarietà e collaborazione.

Dobbiamo rielaborare il significato di essere italiani e la nostra collocazione in Europa e nel mondo.

Siamo finalmente nella condizione di poter parlare di Nazione, Popolo, Patria senza la paura di annaspare in contrapposizioni ideologiche.

Questo è il giorno in cui si deve riscoprire il vero sentimento dell’Unità scegliendo un impegno di condivisione e trovando in noi la forza per difendere i comuni interessi con realismo e conoscenza delle cose.

Il 2 giungo non si celebrerà invano se nuovamente segnerà la sconfitta di coloro che non capiscono come la Repubblica nacque contro l’odio, la divisione,  la prepotenza, la sopraffazione.