L’attuazione della riforma del terzo settore ha sicuramente una grande valenza, come confermato dall’esperienza di questi anni. Può essere legittimo porsi la domanda se non sia necessaria una riflessione sui percorsi che i singoli attori del terzo settore hanno fatto e di conseguenza sulla sua struttura complessiva assunta e sui nuovi scenari e opportunità che l’evoluzione sociale propone.

Intanto, precisiamo che il terzo settore comprende  il volontariato, ma non si conclude in esso e va oltre con le cooperative sociali, le imprese sociali, le ONG, le Fondazioni-impresa.

La cresciuta dimensione e capacità di risposta ai bisogni alza il livello delle responsabilità e delle potenzialità propria dell’attitudine di incidere sui percorsi sociali.

In questo senso può essere interessante  ragionare sul concetto di efficienza ed efficacia dell’azione dei singoli, e del settore nel suo insieme, quale presupposto obiettivo di una gestione compatibile con i fini sociali, cosi come il profitto lo è per le aziende tradizionali.

Peraltro, la sua crescita e la contemporanea crisi del “ sistema paese” impone l’assunzione di nuovi ruoli, responsabilità e obiettivi. Tra questi, è preminente il passare dallo slancio emotivo e sociale del volontariato, spesso finalizzato ad organizzare aree socio politiche omogenee e compattarle, ad una più ampia relazione con il “ sistema paese” nel suo complesso, e non solo con il sistema assistenziale. La sfida parte, dunque, dalla necessità di riempire nuovi spazi di solidarietà e sussidiarietà.

E’ evidente che la relazione principale è quella con la pubblica amministrazione e, quindi, devono essere colte le nuove sensibilità emergenti in relazione all’ambiente e al sociale, stimolandole e rafforzandole. In questo senso, è importante porsi come tessuto connettivo in grado, su questi temi, di riunire il sistema impresa-amministrazione-cittadini.

L’ida di orientare la  sussidiarietà verso nuovi spazi, quelli relativi alla tutela dell’ambiente e, in particolare, quelli dell’aiuto alla comprensione del digitale richiede un’attenzione specifica a chi non è nato “ millenni”, all’insegna del “ nessuno resti indietro”, del sostegno alle famiglie dell’educazione e della cura.

Il volontariato ha, infatti, il suo vantaggio competitivo nel poter realizzare proprio questo, visto che le relazioni sono basate non sulla logica del profitto, ma sulla condivisione di obiettivi socio-morali positivi (bene comune)  e sulle connessioni interpersonali.

Ponendo l’Uomo e il suo ambiente al centro e, con l’aiuto fornito dalle nuove tecnologie nella  gestione dei dati e della comunicazione offerta dalla Digital Evolution, la missione del terzo settore diventa strategica. Così, infatti, si va oltre il concetto della mera fornitura di servizi da parte del volontariato e si punta ad una prospettiva più ampia.

I temi della responsabilità sociale d’impresa, della creazione e sviluppo delle Società Benefit e le imprese sociali offrono la possibilità di confrontarsi con nuovi soggetti alla ricerca di obiettivi di bene comune, sulla base di una dichiarazione esplicita delle finalità.

La domanda da porsi a questo punto è : perché non collaborare ? Se gli obiettivi sono affini perché non cooperare, anche sulla base di una funzionale divisione di compiti? Perché non cercare sul territorio collaborazioni ampie attorno a scopi comuni per operare quella che in gergo tecnico è definita “ ibridazione”?

Quelle imprese che non si pongono nella sola dimensione del profitto lo potranno fare per molte e diverse motivazioni, anche se sono consapevoli della difficoltà e del tempo necessario a conseguire risultati e fini. Sanno comunque, che i risultati raggiunti non resteranno solo  “nell’impresa”, ma serviranno alla rigenerazione di un intero territorio e questo può costituire ulteriore motivo, oltre che il punto comune, da cui sia possibile partire per collaborare.

Affinché il terzo settore possa diventare il tessuto connettivo sul territorio è necessario individuare quegli attori che presentano simili sensibilità e sono disponibili a partecipare a processi di collaborazione e integrazione proprio per unire sforzi nel perseguimento della compatibilità.

Cercare queste specifiche sensibilità, costruire proposte di collaborazione e ottimizzazione richiede tempo e sforzo creativo che non può restare nella logica di chi “aggiunge” ad una visione che punti al profitto anche obiettivi no profit, bensì di coloro intenzionati, in una logica nuova, a diventare il tessuto connettivo sociale non del solo “volontariato”, ma di quella volontà/desiderio di sussidiarietà propria non solo del singolo cittadino ma anche di una pletora crescente di soggetti imprenditoriali.

Augusto Bagnoli

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