Che senso ha l’incontro del 3 luglio organizzato a Roma da Politica Insieme?

Da tempo, si è avviata  una riflessione sulla irrilevanza politica dei cattolici in Italia. Un’inconsistenza frutto dell’assenza nel dibattito sulle questioni del Paese ed anche delle divisioni che caratterizzano un mondo collocato in case altrui, dalla destra salviniana, al Pd, fino alla sinistra più radicale e al Movimento dei Cinque stelle.

Cresce, intanto, l’affollamento nel partito degli astenuti di quanti si dichiarano cattolici. Conferma del sempre più profondo distacco tra le istituzioni e la classe politica dalla gente.

Salvo alcune posizioni assolutamente minoritarie, nessuno in Italia concepisce l’idea di dare vita ad una forza integralista e clericale. E’ inevitabile e giusto che i cattolici scelgano tra più opzioni. Tra queste, però, può pure essere pensata una iniziativa originale e specifica.

La partecipazione alla cosa pubblica non può essere concepita solamente sulla base dell’aspirazione a diventare maggioranza. Questo significa trascurare l’andamento dei cicli storici concreti  e sottovalutare le possibilità di incidere, comunque, sui processi istituzionali e di governo sulla base di una capacità politica da rendere concreta ed evidente.

Politica Insieme è nata per contribuire alla convergenza possibile tra quanti, in maniera laicamente concepita, intendono rispondere alle attese dell’Italia e del’Europa riconoscendo il valore “ universale” delle sollecitazioni presenti nel Pensiero sociale della Chiesa. Universale perché esse non riguardano ed interessano solo i credenti.

Gli elementi su cui il convenire è possibile appaiono manifesti e possono essere così delineati:

  • autonomia, che significa presentarsi per quel che si è, offrire un elemento di chiarezza e di “ lealtà” a tutti i cittadini invitati a partecipare ad un processo di generatività nuova che riguarda la Persona, le famiglie, i corpi sociali intermedi;
  • proposte programmatiche attorno alla riforma dello Stato, della Giustizia e del sistema delle autonomie amministrative; per il reperimento delle risorse necessarie a risolvere l’equazione impresa- innovazione- produzione- occupazione- consumi; sui temi etici ed esistenziali, a partire da quelli del rispetto della vita, del disagio privato e pubblico, della salvaguardia dell’ambiente; per affrontare le questioni dell’educazione, della Scuola e della formazione; per la famiglia, i giovani e gli anziani. Dopo la stagione degli scontri ideologici, solo una concreta partecipazione ai processi reali del Paese può, infatti, segnare un elemento di novità e di rigenerazione di un Paese che appare sempre più incapace a definire un proprio ruolo e a ritrovare il senso di una prospettiva di lungo periodo;
  • “facce nuove”. Molte delle risorse e dei talenti presenti a tutti i livelli nelle nostre contrade sono inespressi e inutilizzati. Il mondo politico e quello delle istituzioni appaiono oramai ripiegati sulle proprie dinamiche e solo l’apporto di forze fresche può assicurare un reale avvio di una fase innovativa. Non si tratta di dare corso ad un “ giovanilismo” di maniera, bensì creare le condizioni affinché la politica ritorni ad essere un luogo in cui le energie migliori riprendano a partecipare e a interessarsi della cosa pubblica con generosità e disinteresse, perché animate dall’intenzione di dedicarsi al bene comune.

Pur volendo fare il massimo degli sforzi per creare una condivisione la più ampia possibile, questi tre aspetti precisano l’ambito attorno cui sviluppare una iniziativa politica di rinnovamento, in collegamento con tutto quel mondo laico interessato alla ricerca di nuovi equilibri politici.

Sempre più diffusa è, infatti, la consapevolezza che sia indispensabile impostare un modo diverso di governare e indirizzare le istituzioni, individuare la soluzione dei problemi dell’economia reale e concorrere a quella ricomposizione sociale assolutamente necessaria per rispondere ai problemi del mondo di oggi.

L’Italia è inserita in un quadro internazionale in mutazione. E’ sollecitata e sfidata dallo sviluppo tecnologico e digitale, dal degrado ambientale, dalla mancanza di infrastrutture adeguate, oltre che dalle trasformazioni antropologiche per le quali deve essere trovata una “ governabilità” condivisa, razionale, possibile e sostenibile.

Siamo consapevoli che molto è cambiato nella società italiana e di come quel “ nuovo” che avanza abbia mutato il quadro politico e portato sulla scena elementi inediti con i quali ci dobbiamo confrontare.

E’ doveroso andare oltre la stagione della diaspora, dell’indifferenza e dell’irrilevanza scommettendo sulla generosità, sull’impegno, sulla ricchezza del confronto e della collaborazione.

E’ necessario superare personalismi e particolarismi di gruppo. Così come la tentazione, che persiste, di scegliere posizioni pregiudiziali figlie di quel bipolarismo che tanto male ha fatto alla politica e all’intero Paese.

Possiamo contribuire a portare nella dialettica politica e sociale elementi costruttivi di ragionevolezza, logica e realismo.

Sappiamo che partendo “ dalle cose” è possibile realizzare un’ampia convergenza tra molte delle personalità, dei gruppi e delle associazioni ispirate cristianamente intenzionate a partecipare ai processi decisionali, assieme a tutta la gente di buona volontà, indipendentemente dal credo religioso o da una diversa visione filosofica.

Non ignoriamo, né sottovalutiamo l’esistenza di tante “ criticità”. Ne siamo pienamente consapevoli, ma riteniamo che sia a portata di mano l’occasione di avviare un percorso in cui molti siano i coinvolti.

Un percorso destinato soprattutto a partire dalla realtà dei territori dove le distinzioni sono in via di superamento perché cresce la consapevolezza della necessità che anche i cattolici portino un loro contributo al bene di tutti gli italiani.

Giancarlo Infante

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