Crollato ormai da tempo il mito dell’unità politica dei cattolici, quanti si adoperano per dare vita ad una nuova formazione popolare che tragga origine dai princìpi contenuti nella Costituzione repubblicana e nella Dottrina sociale della Chiesa, si trovano oggi a tentare di comporre una molteplicità di tasselli, ciascuno col suo significato specifico, che delinea la pluralizzazione degli spazi e delle forme in cui si sono storicizzati i differenti modelli di presenza sociale e politica del cosiddetto “mondo cattolico” e di quelle buone pratiche nate da altri mondi anche essi attenti a porre al centro il valore della persona.

Ogni tassello gode della sua indispensabile autonomia e patisce la sua inadeguatezza nell’acquisizione di un consenso che dia dignità ad una proposta politica non velleitaria. Ogni tassello ha un suo valore proprio, perché rappresenta il tentativo di quelle realtà che hanno cercato di interpretare, con maggiore o minore successo, il mutamento molecolare che caratterizza la società contemporanea.

E’ a tutti noto che per comporre un puzzle occorre avere una cornice ed un contenuto cui riferirsi, un piano di lavoro stabile ed essere predisposti ad un lavoro paziente. Nel caso di cui si sta trattando, la difficoltà di composizione è accentuata dal fatto che, nella scatola contenente i tasselli, a causa della turbolenza determinata dal trasloco nella tarda modernità, sono finiti più puzzle, più ipotetiche immagini di senso compiuto.

Quanti modelli si possono comporre assemblando i tasselli? Cattolici del sociale, cattolici della morale, ricomposizione dall’alto, ricomposizione dal basso, disseminazione, convergenza? E’ il primo passo di un percorso di definizione di immagini plausibili e di soggetti/tasselli che le rappresentano.

Questo passaggio fa chiarezza e giunge a disegnare dei profili di progetti politici che si possono muovere nella dinamica della cooperazione, fondata sulla comune identità e della competizione che premierà il profilo progettuale maggiormente in grado di interpretare e governare attese e contraddizioni della società contemporanea.

Le opinioni possono dividere, le esperienze uniscono ed il confronto con la realtà mostrerà quale possa essere la più adeguata forma di rinnovata presenza dei cattolici nella società italiana.

Papa Francesco, in un suo recente intervento, ha indicato una via: “Non dimentichiamo che entrare in politica significa scommettere sull’amicizia sociale”. Non cercare il potere, anche se la politica è lotta per il potere, non cercare il mero consenso o l’occupazione di posti, ma costruire percorsi, legami di amicizia sociale che, come nuclei innovatori, possano convergere in un unico grande movimento.

Afferma Papa Francesco: “Ricordatevi che il modo migliore per dialogare non è quello di parlare e discutere, ma quello di fare qualcosa insieme, di costruire insieme, di fare progetti: non da soli, tra cattolici, ma insieme a tutti coloro che hanno buona volontà”.

Siamo oggi nella fase in cui cominciano a delinearsi i contorni, seppur talvolta sfuocati, di una identità in movimento e di attori che aspirano a proporsi come cornice attrattiva ed ordinativa di tanti tasselli. La chiusa di questa tappa costitutiva del soggetto deve poi fare i conti con la definizione di una leadership che, ragionevolmente, non potrà che essere fondata sulla collegialità.

Vincenzo Bova

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