La maggioranza di governo si è divisa perché la Lega ha votato per il “ Si Tav”, ritrovandosi in compagnia del Pd. Era successo il contrario in sede europea, al momento del sostegno dato da Di Maio alla neo presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.

Dopo le minacce dirette agli alleati di governo, Salvini  prova come al solito ad alzare la posta. Vuole trattare nuovamente su poltrone e sostanza nella guida del Governo, forte della sua voce grossa e dei responsi dei sondaggi.

Paradossalmente, vuole più che mai imporre l’immagine di vero padrone della compagine di governo grazie ai voti degli altri, tutti all’opposizione. Di quelli che hanno votato si alla Tav: Pd, Forza Italia, Fratelli d’Italia.

Capolavoro tattico. Vedremo alla fine cosa gli lascerà in mano il disegno strategico. Visto che il percorso verso le elezioni anticipate resta ancora impervio; visto che le elezioni le deve vincere davvero; visto, soprattutto, che deve vincerle in un contesto europeo che non gli è per niente favorevole.

Non è detto che il ” fenomeno” Salvini sia facilmente superabile. Neppure è detto che sia insuperabile. E’ stato così per Silvio Berlusconi e per Matteo Renzi  e così sarà per l’attuale capo della Lega. Per alcuni versi, soprattutto sul versante internazionale, almeno al momento, sembra ancora di più camminare su gambe d’argilla. E non ci si deve riferire solo al cosiddetto scandalo “ Russiagate”, in cui è ancora immerso con spregiudicati sodali alla ricerca del facile rublo di Putin.

Giuseppe Conte, in ogni caso, è costretto a rinviare una prevista conferenza stampa. Cosa ancora più importante, i  5 Stelle hanno annullato la preannunciata riunione dei gruppi parlamentari. Crisi profonda.

Forse, l’attuale Governo continuerà a farci ripensare a Gino Latilla quando cantava: “ Evviva la Torre di Pisa che pende, che pende e mai non vien giú!”. E’ certo però che a lungo andare gli scossoni di Salvini possono riuscire a fare quello che, fortunatamente, non è successo a Pisa.

Ovviamente, Salvini non dice cosa ha posto sul tavolo di Giuseppe Conte ieri sera. Qualunque cosa sia, viene da chiedersi quanto Di Maio sia ulteriormente in grado di reggere sconfitta dopo sconfitta, senza inventarsi niente di nuovo.

Vedremo, allora, se la verifica  sarà fatta nelle prossime ore o se si attenderanno le cose che contano: la legge finanziaria e i rapporti con l’Europa.

Salvini valuta molto bene la valenza di queste due cruciali questioni. Lo ha rivelato ieri sera a Sabaudia, quando ha ammesso che dinanzi gli si prefigura un “ periodo tosto”. Sa bene quanto rischi di franare l’intera esperienza dell’ultimo anno.

La questione “ No Tav” è già superata. A poco serve ai 5 Stelle denunciare quella che è una oggettiva violazione del punto 27 del Contratto del Governo del cambiamento; quello con il quale anche Salvini si impegnava a rivedere il progetto.

Le posizioni  dovranno essere chiarite, dunque,  non tanto per ciò che riguarda la coerenza e la consequenzialità  con il Contratto, bensì per quanto Lega e 5 Stelle valutano la durata dell’Esecutivo Conte e, soprattutto, il modo di utilizzarlo e di gestirlo.

In conclusione, appare evidente che la situazione politica entra in una fase ulteriormente nuova e condizionata da un più complesso insieme di variabili. Alcune di esse saranno persino tutte da scoprire, l’una dopo l’altra.

Possiamo solo  cogliere le novità che ci si presentano e la conferma che nuovi soggetti possono inserirsi nel  dibattito politico perché cosa indispensabile  e improcrastinabile.

E’ evidente la necessità di richiamare, per il bene del Paese, tutti i talenti e le energie finora sopite. Superare consolidate antiche diffidenze. Uscire dalla logica limitata delle vecchie distinzioni e divisioni proprie di una stagione oramai andata. Fare emergere capacità nuove e a rinnovate generosità.

Dobbiamo  capire che non possiamo lasciare nelle mani altrui il destino nostro e dei nostri figli. Non sono certo le vecchie forze, come Forza Italia o il Pd,  che ai cosiddetti populismi e sovranismi hanno lasciato libero campo, da cui possiamo attenderci quella proposta rigenerativa attorno cui sia possibile scuotere dal torpore e fare uscire dalla frustrazione l’intero Paese. Dobbiamo avere l’ambizione di costruire, con tante realtà della società civile finora emarginate,  una vera alternativa.

Cominciamo a riflettere su come ciò possa avvenire a partire dai territori dove una sostanziale novità è rappresentata da una partecipazione libera ed autonoma emersa attraverso  migliaia di liste civiche presentate alle recenti amministrative. In molti casi fatte da cattolici, da cattolici uniti a non cattolici, da quanti, senza alcuna ispirazione religiosa credono comunque giunto il momento di dire basta  ad un sistema scoppiato e incapace a rispondere realmente ai problemi della gente.

Cominciamo a pensare a come segnare una partecipazione nuova a partire dalle elezioni regionali prossime venture cui bisogna guardare con ansia di novità e con la prospettiva di dare corso ad una proposta alternativa a tutto il sistema d’interessi e del vecchiume della politica nazionale e locale, senza alcuna sudditanza psicologica e politica nei confronti di nessuno.

Solo così si può provare ad avviare un processo di rigenerazione e grazie ad esso  contrastare tutto ciò che dobbiamo contrastare perché frutto ed ulteriore causa di divisione.

Non sarà né facile, né dobbiamo pensare a roboanti risultati immediati. Più saranno quanti parteciperanno ad un nuovo processo e più si sarà capaci di andare oltre la testimonianza e rispondere al ripiegamento su se stessi.

E’ certo che se mai si comincia a convergere e a costruire una novità, mai avremo la possibilità di misurare il reale rapporto con tutti coloro che vogliono un Paese diverso: più interessato alla solidarietà, che rifugga l’odio sociale e sostanzi nei fatti una politica capace di intervenire per la difesa del lavoro, del sostegno delle imprese per l’innovazione e nella internazionalizzazione, per riformare le istituzioni, per assicurare un rinnovato welfare e un’autentica crescita umana e formativa dei nostri giovani.

L’attuale classe politica, tutta essa, è chiaramente incapace ad assicurare ciò e dobbiamo avere il coraggio di sfidare e contrastare un esistente che non piace affatto.

Giancarlo Infante