C’è tanto da imparare da questa crisi.

Primo, continua il teatrino provinciale della politica italiana. A dispetto delle dichiarazioni roboanti dei “ rottamatori” e dei “ rinnovatori”, siamo nel pieno del peggio del peggio dei sistemi della tanto vituperata Prima repubblica. Fortunatamente, allora, non sempre assistevamo a quello cui ci troviamo di fronte in queste ore. Salvini ha deciso di aprire questa crisi pochi minuti dopo aver magnificato i risultati del Governo di cui fa parte. Un tempo si sarebbe parlato di crisi extraparlamentare, con tutti i significati oscuri che ciò significa.

Secondo,  dopo aver parlato per mesi e mesi dell’importanza del web, scopriamo che tutto viene giocato invece sul piano della politica verticistica di antico stampo e, soprattutto, studiando i tempi dei tradizionali organi di comunicazione, a partire dalla televisione. Che l’assioma web – successo politico fosse tutto da rivedere era già stato confermato dalla forte debacle registrata dai 5 Stelle alle ultime elezioni europee. In sostanza, siamo al “ trionfo” della politica, quella vera che, nonostante tutto, continua a ruotare attorno ai palazzi romani che contano. Ovviamente, è una politica che nel metodo e nei contenuti non ci piace. E’ per questo che dobbiamo occuparcene.

Terzo , il “ leaderismo”.  Si è così talmente radicato nei cervelli della gente che trascuriamo come tutto sia più complesso e tornano al centro le capacità di mediazione e di interlocuzione. La propaganda continua a propalare l’idea della personalizzazione della politica, paradossalmente destinata a surriscaldarsi  quanti meno “ leader” veri, e di spessore, entrano in competizione.

Quarto, l’influenza delle dinamiche europee: tantissimo. Le fibrillazioni salviniane sono esplose, paradossalmente, dopo i risultati del voto europeo. Ha vinto in Italia, parzialmente perché è andato al voto poco più del  50% degli aventi diritto. Ha nettamente perso in Europa. Non solo ha visto sgusciare verso la maggioranza a Bruxelles i sovranisti ungheresi e polacchi, ma persino i suoi alleati 5 Stelle. Forse Salvini, alla Brenno, non sta gettando sulla bilancia la spada perché ha vinto. Chissà che non tema, invece, il momento in cui il confronto con l’Europa porterà inevitabilmente ad un riallineamento con le grandi dinamiche del continente, sulla base di una maggioranza che, per quanto inattesa, potrebbe rivelarsi più forte del previsto. Come dice l’amico Domenico Galbiati, nel momento in cui Matteo Salvini chiede “ i pieni poteri” si pone definitivamente fuori dalla cultura politica ed istituzionale europea ed il suo annuncio di voler fare come meglio gli parrà aggrava la diffidenza degli altri paesi e dei mercati. E a proposito di Brenno, il messaggio odierno di Beppe Grillo sul fermare “ i nuovi barbari” deve essere letto in questo contesto.

Quinto: ” che fare” per chi è stufo dell’attuale sistema politico italiano.

Intervenendo su Il Domani d’Italia ( CLICCA QUI ), e cogliendo l’importanza e la novità costituite della diffusione di un documento sulla crisi politica appena esplosa, sottoscritto da Costruire Insieme, Politica Insieme e Rete Bianca, l’amico Enzo Carra propone la costituzione di un Cnl, alla luce della grave situazione che corre il Paese.

Viene da riflettere su quanto la proposta di Enzo sia quasi precostituita, nei fatti, dallo stesso Salvini. Il capo della Lega si è messo contro tutti e la sua richiesta di ottenere “ pieni poteri” non potrà che essere respinta al mittente da parte ogni altra forza politica. Quasi sicuramente dalla maggioranza degli italiani che non gli riconoscono proprio le qualità che solo lui riesce a vedere in se stesso.

Il diretto riferimento di Enzo al documento diffuso riempie di contenuti la sua proposta. Là dove il testo dice esplicitamente: “ C’è bisogno di una nuova legge elettorale più partecipativa e più democratica e di partecipare alla definizione della legge di bilancio in modo da rispondere alle preminenti questioni dell’occupazione, del sostegno alla struttura produttiva, dell’aumento dei consumi, di una maggiore capacità delle nostre imprese di innovarsi e di competere sul piano internazionale. Gravi, inoltre, i disequilibri esistenti a livello sociale e tra nord e sud a cui bisogna cominciare a rispondere adeguatamente”.

Non è un caso che, come al solito arguto ed intelligentemente stringato, Enzo parli di Cnl e non di “ fronte di salvezza nazionale”, cui guarda qualcun altro. Oggi la cosa più importante, operando con concretezza, e stando alle necessità reali, è quella di tranquillizzare gli italiani e gli altri europei perché la vera maggioranza dei nostri cittadini non vuole alcun salto nel buio.

Non è affatto detto che si debba andare per forza alle elezioni anticipate. Può nascere un governo di scopo da costruire puntando ai seguenti obiettivi: rasserenare il clima politico, isolando gli estremismi; nominare il commissario italiano in Europa, scegliendo una personalità valida ed altamente rappresentativa e, dunque, non puntando al ribasso individuando la figura di un mero “ funzionario”; approvare una legge di bilancio a seguito di un confronto reale con tutte le forze sociali per avviare, in ogni caso, autentiche politiche di sviluppo e di risistemazione dei conti pubblici; modificare il sistema elettorale con la scelta di un sistema tendente al proporzionale.

Questo può essere l’ambito in cui la proposta di Enzo ha un senso e può concorrere a favorire una ricomposizione morale e civile. Ci sono le condizioni perché le elezioni politiche anticipate, forse comunque inevitabili nell’arco di 12, 18 mesi, possano svolgersi senza che nessuno veda intaccate le proprie distinte e non omologabili prerogative e possibilità.

Come al solito, un ragionamento a parte merita il mondo di chi  vuole portare nell’impegno pubblico, su di un piano esclusivamente laico, il patrimonio ideale e programmatico che si rifà al pensiero popolare e democratico cristiano.

Oggi è davvero venuto il momento di mettersi in discussione in maniera adulta e superare tutto ciò che è stato fonte di irrilevanza ed indifferenza.

Sappiamo che non possiamo andare verso alcuna altra forza politica con la più piccola certezza di veder dare valore alle nostre istanze di solidarismo, sussidiarietà e ricerca di Giustizia sociale ponendo al centro di ogni ragionamento la consapevolezza che bisogna tornare ad occuparsi della Persona, della famiglia, delle entità sociali intermedie e di rappresentanza.

Alcune realtà del mondo laico cattolico interessate alla politica hanno deciso di dare vita ad una convergenza leale ed operosa.

Il documento delle tre associazioni cui si è riferito Enzo Carra ne costituisce solo la prima espressione concreta. Altri gruppi sappiamo già che si aggiungeranno al più presto. Altre ancora hanno bisogno dei loro tempi e, soprattutto, di maturare il convincimento che le condizioni sono mature per partecipare tutti assieme un progetto molto più ambizioso rispetto al mandare qualcuno in Parlamento: offrire un’alternativa nuova e radicale ad un sistema oramai superato sulla base del coinvolgimento delle vitali realtà sociali e creare un intelligente argine contro quelle espressioni politiche intenzionate a coltivare solo una proposta divisiva, egoistica, non solidale.

Giancarlo Infante

Immagine utilizzata: Pixabay