In fondo hanno quello che volevano: un leader forte, fortissimo, che vuole ancora più potere per rovesciare – finalmente! – questa Italia torpida e sonnacchiosa e farne un levriero scattante.

Ma di che si lamentano, in fondo, Grillo e Renzi? Con Salvini, il Parlamento sarà aperto come una scatoletta di tonno, ed un impetuoso ruscello purificherà la palude. In fondo, il capo dei capi leghisti vuole raggiungere l’obiettivo che proprio Renzi perseguiva con le sue riforme scellerate: un uomo solo al comando per un governo pronto a durare vent’anni.

E la chiave di tutto? La legge elettorale, si badi bene. Quell’Italicum demolito dalla Consulta che avrebbe permesso ad un partito con il 25 percento di avere, nell’ordine: i presidenti delle due Camere; il presidente del Consiglio; il Presidente della Repubblica.

Non a caso lo statista fiorentino fece di tutto in quel frangente, per tenere staccata nella mente degli elettori la riforma della Costituzione dalla già varata legge elettorale. Quando invece era evidentemente un tutt’uno.

Lo stesso sta facendo oggi: usa l’eccellente scusa del governo per fare la finanziaria allo scopo di far passare quell’altra sciagura che è la riduzione del numero dei parlamentari. Ma si guarda bene dall’aggiungere che, per evitarne le storture antidemocratiche, sarebbe necessario una legge elettorale basata sul proporzionale puro. Con meno parlamentari eletti magari su base territoriale, infatti, a fare il pieno sarebbero le due prime forze politiche nazionali (nello schema di Renzi, ma anche di Zingaretti: Lega e Pd). Gli altri si arrangino: fuori dal Parlamento anche se hanno il 15 percento o anche più. Ma che democrazia sarebbe questa?

Nel Regno Unito, dove il bipartitismo imposto nel nome della stabilità ha imperversato per decenni, ora non solo non c’è più il bipartitismo, ma si assiste alla deflagrazione del sistema politico. Da noi non ci vorrebbero i decenni: basterebbero pochi mesi. Se Johnson non è la Thatcher, tantomeno lo è Salvini. Così come Zingaretti e Renzi non sono non diciamo degli Wilson o dei John Smith, ma nemmeno dei Blair e persino dei Corbyn. Questa crisi apre delle prospettive per il Paese, non sprechiamole. E non cediamo su un punto che è essenziale: la legge elettorale. Che o sarà proporzionale, o la democrazia si avvicinerà ulteriormente allo strapiombo.

Nicola Graziani