L’intervento di mons Simoni ( CLICCA QUI ) è giunto provvidenziale per chiarire alcune cose attorno all’idea di dare vita a un partito d’ispirazione cristiana.  Lo ha fatto ricordando quel concetto di “ amicizia politica” caro anche a Papa Francesco e che tanto ha animato il percorso più genuino di quanti, per dirla con Maritain, hanno creduto nell’arco di due secoli a portare nelle vicende pubbliche la “ forza vivificatrice del cristianesimo”.

Questa è la stella polare di quanti, consapevoli delle complessità e delle difficoltà, oltre che dei propri  limiti, credono nella possibilità di dare vita a un nuovo soggetto politico, libero e autonomo, all’insegna di una moderna riproposizione della tradizione popolare e cristiano democratica.

Come dimenticare Aldo Moro al IX Congresso DC, Roma 16 settembre 1964:  “ Se vogliamo essere apportatori di un valore nostro alla politica alla quale concorrono partiti di diversa tradizione, ideologia ed esperienza, ricordate che questo lo facciamo portando intatto il patrimonio di idealità cristiana del nostro Partito!”.

Non parliamo, dunque, di cose originali e del tutto nuove, improvvisamente affastellate da un manipolo di strane persone, animate da altrettanto strane idee. Si tratta, invece, della necessità, per molti addirittura dell’obbligo, di far parte di un pensiero consolidato da riproporre al Paese, perché è il Paese ad averne bisogno.

I partiti, le organizzazioni politiche e sociali d’espressione cristiana nascono e si sviluppano non sulla base di una ideologia, bensì del significato di due termini tra di loro connessi: ispirazione e identità.

Ispirazione significa impronta, indirizzo, orientamento, stampo, tendenza. Identità, dal latino identĭtasatis, cioé “medesimo”, tra gli altri significati richiama la coincidenza, la conformità, l’identicità, l’uguaglianza.

Questi due termini concorrono a disegnare i presupposti di una iniziativa politica organizzata e specifica.

A noi di Politica Insieme, pensavamo lo stesso valesse anche per altri amici, la questione appare chiara.  Eppure, alcuni  recenti interventi pubblicati anche su Il Domani d’Italia, all’ultimo ha già risposto adeguatamente Domenico Galbiati ( CLICCA QUI ),  lasciano capire quanto ancora resti da approfondire.

Reticenze e resistenze ancora restano attorno al ragionare sulla questione dell’identità. Eppure da qualcosa di solido si dovrà pur fare iniziare  un’ iniziativa concreta e programmatica, pienamente laica, non clericale o integralista. Anzi, aperta alla piena collaborazione con i tanti che la pensano come noi, pur non avendo alcun riferimento religioso.  Si tratta di aderenza a quelle radici in cui ci riconosciamo e di lealtà, perché dobbiamo presentarci per quelli che siamo.

I tempi incalzano. Non possiamo più lasciare alcun margine alle indecisioni e, purtroppo, spiace constatarlo, anche a un pizzico di ambiguità che sembra persistere.

Coloro che hanno altre idee, altri progetti, o intendono valutare altre opzioni sono da noi rispettati,  ma dobbiamo loro dire quanto, oggi più che domani, sia bene fare una precisa scelta. Proprio adesso, nel pieno dell’avvio di un  processo di convergenza, necessariamente destinato ad essere avviato nella chiarezza. Oppure è meglio restare forzatamente e malinconicamente nella distinzione puntando, possibilmente, ad incontrarsi un po’ più in là.

Non intendiamo farci distogliere da altrui dinamiche.

Una di queste è sicuramente quella che riguarda il Pd. Il fatto che il partito di Zingaretti sembri avere qualche chance in più, cosa comunque tutta da verificare, non modifica di molto il percorso che Politica Insieme ha avviato.

E’ evidente che un partito nasce e può avere successo, anche se bisognerebbe sempre ricordare la caducità del “ successo” in politica, se rappresenta un pensiero nobile e forte e se la sua presenza risponde con intelligenza alle esigenze della stagione in cui esso opera.

Tra poco saranno due secoli interi che si scrive e si dibatte sul tema della partecipazione dei cristiani alla politica. Dunque, la valutazione della nostra proposta non può che essere collocata all’interno di un processo che si sta snodando da lungo tempo.

Partiamo dall’ovvia constatazione che partiti simili, anche forti e significativi, sono ancora presenti in tutta l’Europa. Al punto che il Ppe, nonostante tutto e nonostante le valutazioni che se ne vogliano dare, resta la prima forza nel Parlamento di Strasburgo. Sono tutti degli “ irragionevoli”?

Inevitabile  il rimando a pregresse esperienze storiche europee. Come il richiamo all’elaborazione di pensiero e di azione sviluppata tra i cristiani dopo la Rivoluzione francese e le conseguenti trasformazioni sociali e della vita pubblica del mondo occidentale.

Di fronte ai cristiani stava, come sta oggi, il mondo in mutazione e si poneva, lo stesso è per l’oggi, il problema di come l’ispirazione cristiana potesse, e possa adesso, intervenire nell’occuparsi delle” cose comuni” e delle relazioni con i propri simili, in una superiore dimensione che va oltre quella intima e personale.

Del resto, non hanno una scadenza temporale e non sono soggette ad una revisione storica le affermazioni  ama il prossimo tuo e  dai a Dio e a Cesare quanto è loro dovuto, in maniera distinta e rispettiva.

Precetti che, ovviamente, continuano a fare i conti con gli imperscrutabili andamenti delle vicende umane e della forma che prende l’operare in ciò che è collettivo.

A partire dalle elaborazioni di Alexis de Tocqueville, giunto a scrivere profeticamente nella sua Démocratie en Amérique del 1840:”l’istituzione e l’organizzazione della democrazia nel mondo cristiano è il grande problema politico del futuro”, dalle riunioni dei cristiani sociali tedeschi dei primi decenni dell’800, il dibattito, le discussioni, gli scontri anche duri e duraturi sulla questione dei cattolici in politica non si sono mai fermati.

Com’è irrisolto l’interrogarsi sull’inevitabile più generale“ dilemma” esistenziale del cristiano per quanto attiene l’interdipendenza tra la sua dimensione spirituale e quella sociale. Cosicché, il carico di doveri, impegni da assumere  e opportunità da cogliere diventa complesso. Non è cosa  facile da districare.

Don Luigi Sturzo, mentre lo stesso facevano altri illuminati laici ed esponenti del mondo ecclesiale di numerosi  paesi europei, individuò un “ metodo” di presenza  politica attraverso cui ancora oggi è possibile, laicamente,  e seguendo le dinamiche del tutto proprie della politica e della vita pubblica, dispiegare nella società concretamente costituita  la forza del Vangelo.  De Gasperi perseguì con costanza e tenacia il concetto politico della ” coalizione”. Tanto più forte da poter essere dispiegato quanto più vi era una piena consapevolezza della propria identità.

Sono questi fatti da considerare cristallizzati ed irripetibili dopo la fine della Democrazia cristiana? Siamo davvero di fronte ad una “ irragionevole tentazione “? Crediamo anche noi alla “ fine della Storia” e concepiamo, per questo, l’impossibilità, persino l’inutilità, di ripropone una continuità di pensiero e di “ metodo” politico?

Siamo invece, ancora oggi, di fronte a preoccupanti dinamiche sociali e politiche. Il riflusso nell’astensione di molto voto cattolico sta a dimostrare che non siamo al riparo dal riproporsi dei “ corsi e ricorsi storici” di vichiana memoria e, pertanto, dobbiamo almeno provare a rispondere al richiamo verso l’impegno organizzato.

Tutti gli appelli al popolarismo, ai “ liberi e forti” cosa significano, allora? Da cosa sono giustificati se non da una ” necessità” segnalata dalla Storia e dalla cronaca dei giorni nostri attraverso la forza delle cose che ci stanno dinanzi ?

Se come pare, in molti siamo convinti che sia necessario rigenerare la politica, le istituzione e provare a ricomporre la società sulla base del combinato disposto Costituzione e Pensiero sociale della Chiesa è inevitabile che ci si debba porre alcuni problemi basilari.

Come lo facciamo? Con chi lo facciamo?

In Italia, in molti hanno già dato una loro risposta: con la Lega, con Forza Italia, con il Pd, con i Cinque Stelle, con l’astensionismo.

Scelte rispettabilissime. Non crediamo, infatti, nel partito unico “ dei” cattolici. Da Sturzo a De Gasperi a Moro, nessuno ha mai creduto nella possibilità che tutti si votasse e la si pensasse allo stesso modo.

Così, altri distinti da noi preferiscono subire in altrui partiti l’assoluta inconsistenza e restare dipendenti dalle loro dinamiche, a destra come a sinistra. Facciano pure. Però, una cortesia: basta con le tante lacrime sparse sull’irrilevanza.

Noi, invece, avvertiamo tutta intera l’ancora oggi inespressa ricchezza del pensiero popolare e democratico cristiano e la possibilità di metterla al servizio di tutti gli italiani.

Sappiamo che nei tempi non ordinari in cui viviamo, è necessario riproporre una rigenerazione sociale e civile orientata solidaristicamente e nella piena valorizzazione della Persona e delle sue relazioni. Sappiamo che le istanze sociali possono trovare una risposta in un tutt’uno con quella da dare, in una dimensione pubblica, alle questioni etiche più sensibili.

Nessun altro partito può farlo, nessuna altra forza politica vuole farlo.

Giancarlo Infante

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