Pubblichiamo il pregevole intervento di Lorenzo Dellai presente oggi su Il Domani d’Italia ( CLICCA QUI ) sulla questione dell’identità richiamata dai molti  intenzionati a dare vita ad una rinnovata esperienza dei cristiani democratici e dei popolari nella politica italiana.

Il valore delle riflessioni di Dellai sta, a mio avviso, nel termine della “ complementarità” che egli richiama.

Ogni iniziativa pubblica, soprattutto nel mondo odierno, deve essere capace di coniugare una forte ispirazione trasferita in una progettualità destinata a fare i conti con le situazioni concrete. Questo è l’unico modo per poter passare dalle parole ai fatti e precisare il significato di una diversa proposta politica rispetto a tutte le altre disponibili.

Ciò vale in particolare per coloro che decidono di impegnarsi, in maniera organizzata, sulla base dell’adesione all’insegnamento sociale della Chiesa e alla Costituzione. 

Cose ovvie. Con Dellai dobbiamo oggi ricordarle, però. A causa di una sorta di “ regressione” di cultura politica in cui è stato precipitato il Paese. Oltre che per quello che si configura come un vero e proprio diffuso ” opportunismo”, a volte persino inconsapevole, indotto dagli ultimi 25 anni di diaspora. Tanti politici cattolici hanno accettato la logica del bipolarismo e in essa sono rimasti imprigionati.

Non possiamo, però, farci condizionare oltre. Con alcuni tra di loro, invece, intenzionati a scrivere una pagina nuova, all’insegna della chiarezza e della lealtà, è sempre possibile riannodare il filo di un ragionamento.

Molti dei temi in questione, come la coniugazione di una piena laicità e la visione cristiana della cosa pubblica oltre che quella privata, l’autonomia e il concetto della coalizione, lo schierarsi né a destra né a sinistra in maniera pregiudiziale, la sensibilità e la cura del sociale e di quanto, al tempo stesso, riguarda la Persona, la famiglia e le relazioni tra gli esseri umani, dovrebbero pure essere affrontati sulla base di certezze acquisite nel riferirsi in maniera congiunta al Pensiero sociale della Chiesa e alla Costituzione. 

Politica Insieme è su questa linea sin dagli inizi del suo lungo processo di preparazione e di definizione. A partire da essa abbiamo avviato un lavoro di convergenza con quanti, davvero, vogliono partecipare a un chiaro processo di ” liberazione” e di autonomia, individuare proposte programmatiche di cui sono già state ripetutamente indicate le linee guida e fare emergere facce nuove, il meno possibile coinvolte in processi politici oramai superati.

Altri vagheggiano una nuova formazione che debba ancorarsi al centro destra? Noi non condividiamo questa posizione. Altri si pongono la mattina la necessità di leggere, dopo quelle del tempo, le previsioni di quel che farà il Pd? Facciano loro.

Noi siamo intenzionati ad avviare un processo nuovo. Possibilmente, senza cambiare idee e strategia ogni giorno, a seconda delle convenienze personali o di gruppo. Eppure, anche noi seguiamo quotidianamente la complessistà della dialettica politica per meglio individuare un nuovo originale percorso sulla base di un pensiero ben preciso.

Colpisce che qualcuno che si era detto disponibile a partecipare a questo processo di convergenza scopra all’improvviso che ” l’invito a ricomporre le istanze del sociale e della morale s’infrange sugli scogli del realismo”.  Quale realismo?  Non quello sollecitato dalla lettura di quanto sta accadendo nel mondo cattolico, e non solo. Molto ci dice  quanto il superamento della divisione tra i cattolici del sociale e quelli della morale, così come quella con una larga parte del mondo laico, è oggi concretamente possibile.

Basta volerne far parte con la pazienza necessaria, l’intelligenza politica e la riscoperta autentica dell’arte della mediazione. 

Nelle realtà locali, cui anche Politica Insieme partecipa, in molti stanno passando dalle parole ai fatti. Questo è quello che conta, giacché un autentico processo di rigenerazione non può che partire dai territori dove emerge sempre più l’interesse verso un processo politico di aggregazione di dimensione nazionale, ma sulla base della certezza di non finire di nuovo inseriti in dinamiche gestite da altri o a farsi carico dello ” stato di necessità” dagli altri creato.

Giancarlo Infante

 

Questo, di seguito, è l’intervento di Lorenzo Dellai.

La garbata e amichevole dialettica attorno alla “questione identitaria” che traspare tra Rete Bianca e Politica Insieme – cito per tutti gli ultimi ottimi interventi di Lucio D’Ubaldo e Giancarlo Infante – non è nuova nella vicenda politica dei cattolici italiani.
Basti pensare al confronto tra De Gasperi e Dossetti.

Il mondo è cambiato rispetto al tempo di questi due grandi protagonisti della nostra storia, ma il senso fondante di quel confronto (al di là delle soluzioni che la storia ha disposto) si ripropone ancora oggi. Facciamocene una ragione. Esso fa parte integrante del nostro cammino e deve richiamarci alla logica della complementarietà. “Et et” piuttosto che “aut aut”. Lo richiedono, del resto, i “segni” del nostro tempo.
Da un lato, il valore della laicità della politica è ormai patrimonio consolidato della comunità dei credenti. Deriva dalla piena condivisione della “democrazia” e da una prospettiva ecclesiale finalmente liberata da ogni tentazione impropria, nonostante i crescenti e diffusi rigurgiti fondamentalisti della destra cattolica contro Papa Francesco.

Dall’altro, quanto accade nelle nostre società, a livello nazionale e globale, segnala come grande emergenza la questione della “ispirazione” della politica. Essa è altrimenti preda del pragmatismo effimero ed auto referenziale del potere fine a se stesso, che risponde agli interessi del più forte e nega di fatto la sua vocazione a servizio del bene comune e di chi – qui ed ora – non ha voce e rappresentanza. Nessuna delle sfide del nostro tempo (da quella ambientale a quelle sociali, demografiche e tecnologiche e perfino antropologiche) può essere affrontata da una politica priva di una bussola valoriale.

Le “identità” culturali – in naturale costante evoluzione – sono sempre più il presupposto di una buona politica, consapevole della sua “limitatezza” ed assieme della sua funzione “alta”. Dunque, identità e progetto politico declinato su un piano di laicità non sono in conflitto e non sono dissociabili. A maggior ragione oggi, se vogliamo concorrere al futuro delle nostre comunità preparando una alternativa al rischio del declino “post democratico”, tutt’altro che scongiurato.

Parlo di “identità” come riferimento – costantemente in divenire nella storia, perché non “ideologica” – ad una “cultura” sociale e politica ispirata laicamente al messaggio cristiano. Come coscienza di una eredità: quella dei movimenti sociali e politici che hanno condotto battaglie “popolari” per la affermazione dei diritti dei più deboli e per la liberazione da ogni forma di sopraffazione. Come coscienza di un “carisma”: quello di chi ricerca laicamente le vie possibili per orientare il “regno degli uomini” verso l’orizzonte del “Regno”, sapendo che le due dimensioni non possono  ontologicamente coincidere, ma impegnandosi per attenuare, con responsabilità, le antinomie che tra esse la storia degli uomini produce.

Come coscienza di una “missione”: quella di innervare la democrazia con uno spirito autenticamente comunitario e di far sì che essa sia strumento di tutela e, ove serva, di riscatto della dignità della persona, oltre ogni discriminazione e ogni rischio di emarginazione. Come coscienza, infine, di una “visione delle istituzioni pubbliche”: quella che afferma la loro grandezza, mai però a discapito del primato della società, ma anzi al suo rispettoso servizio.

“Lo Stato è, nella sua essenza, il divenire della società nella storia, secondo il suo ideale di giustizia”, scriveva Aldo Moro. Tra questa “identità” e il senso di un “progetto politico” vissuto laicamente (e condiviso, seppur in visibile e credibile autonomia, con tutte le forze di buona e convergente volontà) non vedo contrasto alcuno.  Semmai vedo, come vediamo tutti, la drammatica urgenza di aggiornate declinazioni, di nuove, competenti e coraggiose leadership, di generose disponibilità.

E vedo la necessità di “passare dalle parole ai fatti”, come bene ha scritto in questi giorni Alessandro Risso a nome della Associazione dei Popolari del Piemonte.

Lorenzo Dellai