Oramai è un andazzo, un modo di fare consolidato, una moda. Appena li nominano ministri, non hanno neppure ricevuto il voto di fiducia( non si sa neppure dove molti di loro avranno la scrivania) e si sentono in dovere di annunciarci programmi, progetti.

Purtroppo, si guardano bene dal dire anche in che modo sarà possibile ottemperare alla necessità costituzionale di garantire la “ copertura” delle cose che promettono. Totò che fa i fuochi artificiali, insomma. Il rischio di delineare tanti ” libri dei sogni”, tutti da verificare.

Non se ne rendono conto, ma fanno una grave scorrettezza istituzionale nei confronti del Presidente del Consiglio, l’unico titolato ad anticipare al Parlamento le linee programmatiche che il Conte bis intende seguire. Compreso ciò che riguarda i singoli ministeri.

L’importante è comparire, annunciare e vedere la propria foto sul giornale che li intervista. Sono incuranti del fatto che le prime dichiarazioni fatte completamente a ruota libera creano persino polemiche inutili con gli alleati.

Lo spessore di un ministro non si scopre dalle interviste che fa, ma grazie al silenzioso e continuo lavoro di studio e conoscenza e, poi, ovviamente dalla capacità di proporre interventi seri e ponderati.

Se cominciassero a stare un po’ più zitti non farebbero un soldo di danno.