I tempi sono strettissimi per evitare che in Italia venga introdotta l’eutanasia senza alcuna regola e alcun controllo, a partire dal prossimo 24 settembre.  Quello è il giorno entro il quale il Parlamento è stato sollecitato dalla Corte costituzionale, in maniera perentoria e del tutto inusuale, a modificare l’articolo 580 del Codice Penale che punisce chi aiuta o istiga una persona al suicidio.

Sulla questione siamo già intervenuti numerose volte ricordando l’iniziativa, che vede tra i promotori anche Politica Insieme, di numerosi gruppi, associazioni, circoli cattolici, ( CLICCA QUI ) aumentati progressivamente fino al numero di 76, che operano nel campo spirituale, sociale e politico.

Non si tratta, la nostra, di una presa di posizione integralista o che faccia riferimento solo a principi di morale religiosamente ispirata. Bensì della constatazione che questioni come quella della vita e della morte, in particolare per chi è costretto a condurre la parte finale della propria esistenza in maniera dolorosa, a volte solitaria, tutti riguardano indipendentemente dal proprio credo o dall’assenza di una qualunque ispirazione religiosa o filosofica. 

Siamo di fronte ad una sfera di problematiche che scuotono nell’intimo, angosciano le famiglie coinvolte, mettono a dura prova la coscienza dei medici e degli operatori sanitari. Richiamano, insomma,  le naturali vicende degli esseri umani.

Anche i rischi che una legge del genere prefigurano, il giro d’affari che sappiamo essere già  organizzato attorno al fine vita, portano al convincimento che esse debbono essere affrontate con l’opportuna ponderazione e valutando tutti gli aspetti cui sono collegate tante diverse sensibilità, considerazioni e stati d’animo, oltre che condizioni pratiche di ogni genere, a partire dal coinvolgimento del Sistema sanitario nazionale.

L’importanza della questione è stata confermata dall’intervento fatto al Senato, in sede di replica sulla fiducia, da parte del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ( CLICCA QUI ) che in maniera indiretta ha confermato la responsabilità in materia del Parlamento e auspicato che un impegno  possa esservi dedicato sollecitamente da parte di Camera e Senato.

I 76 gruppi citati si sono incontrati a Roma con spirito costruttivo, tenendosi lontano da ogni spirito di crociata e cercando, anzi, di coinvolgere in un comune ragionamento politici di ogni estrazione.

L’iniziativa, coordinata da Comitato Polis pro persona, attraverso Domenico Menorello, costituisce uno dei primi esempi di come su un’ampia serie di questioni, molto più ampia di quel che si pensi, i cattolici democratici possono avviare tante iniziative comuni e superare la divisione tra ” quelli della politica” e ” quelli della morale” che ha caratterizzato ben due decenni e mezzo di loro diaspora.

Nel suo intervento, Menorello ha ricordato le ” responsabilità” di una presenza pubblica dei cristiani degradata  ” nel moralismo o in mere ambizioni personali” e che si è finito per ” far prevalere questa o quella organizzazione nella proposta politica, senza prima cercare una koinè negli Ideali, senza cioè condividere un “linguaggio di verità” sugli obiettivi da considerare prioritari”.

Di rilievo l’intervento del cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Cei, così intenso ed articolato che è opportuno lasciare ad una lettura  integrale ( CLICCA QUI ).

A conclusione dei lavori , cui  hanno partecipato parlamentari ed ex parlamentari di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, è stato diffuso il seguente appello rivolto al Parlamento e ai singoli parlamentari.

 

Le oltre settanta associazioni partecipanti al convegno “EUTANASIA E SUICIDIO ASSISTITO: quale dignità della morte e del morire?”, l’11 settembre 2019 presso il centro congressi della CEI, in Roma,  nell’avvicinarsi dell’udienza della Corte costituzionale del 24 settembre 2019, all’esito della quale – come si prospetta nell’ordinanza n. 207/18 – potrebbe venire legalizzato il suicidio anche medicalmente assistito, in quanto il Parlamento non ha legiferato sul tema nel termine assegnato,

SI APPELLANO

AI PRESIDENTI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI E DEL SENATO DELLA REPUBBLICA,

NONCHE’ A CIASCUN PARLAMENTARE

affinché:

  • a prescindere da ogni opinione nel merito, non rifiutino il compito che la Costituzione ha assegnato in via esclusiva al Parlamento, come accadrebbe, invece, qualora la disciplina sulla liceità o meno del procurare la morte a una persona, anche a mezzo di assistenza sanitaria, non derivasse da un voto di Camera e Senato, unici rappresentanti di quella sovranità popolare che dà esistenza stessa alla Repubblica italiana;
  • in ogni caso rappresentino alla Corte costituzionale la necessità che il prossimo 24 settembre l’udienza sia differita, atteso che disciplinare la vita e la morte e con esse la funzione e il senso stesso del Servizio Sanitario nazionale sono questioni da inserire in un dibattito parlamentare ampio e consapevole, nei tempi che si renderanno necessari a Camera e Senato senza compressioni esterne, e ciò persino a prescindere dalla oggettiva limitazione dei calendari del Legislatore a causa delle sopravvenute urgenze istituzionali emerse nella corrente estate;
  • convengano che il tema dell’eutanasia non può dipendere dalle occasionali maggioranze politiche, bensì all’ autonomia di giudizio e alla libera coscienza di ciascun rappresentante della sovranità popolare, al fine di consentire che i lavori, il dibattito e il confronto parlamentari siano sostenuti da una forte e trasparente tensione di ciascuno alla verità delle scelte antropologiche e di significato del SSN, che saranno compiute.
  • considerino che un serio riscontro alle problematiche poste nell’ordinanza n. 207/18 della Corte costituzionale appare possibile modulando più articolatamente le fattispecie penali dell’art. 580 c.p., nonché valorizzando più congruamente la risorsa delle cure palliative.

Roma, 11 settembre 2019