Come noi, anche la Francia ha il proprio 24 settembre.
Da noi il 24 settembre scade l’ultimatum della Corte al Parlamento in tema di suicidio assistito. In Francia, lo stesso giorno, prende il via la discussione generale all’ Assemblea Nazionale sulla nuova “legge bioetica”.
La Conferenza Episcopale Francese ha duramente preso posizione – in un incontro tenuto ieri l’altro a Parigi, presso il Collegio dei Bernardini – sugli specifici contenuti del nuovo ordinamento normativo che si vorrebbe introdurre, segnalando, peraltro, il rischio di un “eugenismo liberale” che pervade il provvedimento nel suo complesso.
Ha anche rilevato come il testo che giunge all’esame del Parlamento transalpino, supportato in particolare dal raggruppamento politico del Presidente Macron, sia, in buona misura, lontano dalle posizioni più meditate e prudenti emerse dagli Stati Generali della bioetica, cioè dall’ampia consultazione che su tali temi cruciali  condotta in Francia con il diretto coinvolgimento di istituzioni locali, mondo accademico e culturale, associazioni ed anche migliaia di singoli cittadini.
A fronte di questa inarrestabile deriva che, in molti Paesi, scardina progressivamente le più elementari soglie di rispetto della vita, va riconosciuto che si apre una questione che non può più essere sottaciuta e riguarda tutti, credenti e non credenti.
Una questione che sarebbe ipocrita ritenere possa essere circoscritta dentro un orizzonte che sia “a latere” rispetto alle gravi ed urgenti tematiche che quotidianamente occupano il confronto politico. Quando sono in gioco i valori basilari della vita, sono in gioco anche le problematiche relative alla tenuta democratica dei nostri ordinamenti istituzionali.
Dobbiamo ricordare ancora una volta l’ammonimento del Cardinal Bassetti in ordine ai temi dell’ “etica” e a quelli di ordine “sociale” che è responsabilità, in particolare dei cattolici, riportare a sintesi in un quadro di impegno congiunto sull’uno e sull’altro fronte.
A noi spetta segnalare come la preoccupazione che ci muove, a fronte delle questioni eticamente sensibili, non ci tocca solo in ragione del nostro credo religioso, ma a motivo di un’attenzione a quei valori morali e civili che attengono la nostra comune umanità e vorremmo condividere con tutti gli uomini di buona volontà.
Dobbiamo approfondire la categoria del “dono”. Vivere la vita con quel sentimento di sorpresa, di gratitudine e di riconoscenza che accompagna il “dono” apre un’ampia prateria di affiancamento, di possibile condivisione e di impegno comune tra chi credenti e non credenti.
Come ricordava Papa Benedetto – allora Cardinale Ratzinger, nel suo appassionato confronto con Jurgen Habermas – se l’uomo non è più dono della natura o del Dio creatore, è prodotto di se stesso”, “cambia radicalmente l’atteggiamento verso se stesso” e “giunto alla sorgente del potere, nel luogo di origine della propria stessa esistenza”, preso dalla “tentazione di creare infine l’uomo perfetto” cade, invece, nel “vedere gli esseri umani come spazzatura…”.
Non è – dice Papa Benedetto – “una fantastiche ria di moralisti nemici del progresso”, ma un ammonimento, ci permettiamo di aggiungere, che la politica deve prendere molto sul serio.
Domenico Galbiati
Immagine utilizzata: Pixbay