Il Cardinale Bassetti ritorna a parlare dell’impegno dei cattolici nelle cose del mondo e, quindi, anche in politica ( CLICCA QUI  ). Lo fa ripetendo il suo noto concetto dell’unità da realizzare attorno “ai principi irrinunciabili del Vangelo” e ricordando il rischio di continuare ad essere insignificanti.

Il titolo con cui è stato presentato l’ennesimo intervento in materia del Presidente della Cei è stato il seguente: “ No al partito cattolico”. In realtà, non è del tutto esatto rispetto a quanto dichiarato dal cardinale Bassetti. Egli non parla di “ partito cattolico”, ma genericamente della formazione di “ un altro partito” che potrebbe aumentare il rischio di creare divisione.

Anche noi, che crediamo nella necessità di dare vita ad una forza politica nuova d’ispirazione cristiana, sottoscriviamo il “ no” all’idea del partito “ cattolico”. Questa denominazione e, soprattutto, la sua eventuale sostanza, sono sempre state fuori e distanti dalla tradizione popolare sturziana o di quella democratico cristiana d’impronta degasperiana e morotea.

Una possibile formazione politica d’ispirazione cristiana non può che essere pienamente laica, libera e non integralista. Aperta, invece, all’apporto e alla partecipazione di credenti, ma anche di quanti si collegano ad altre visioni religiose o filosofiche. Lo è stato per la Democrazia cristiana, non certamente sostenuta e  votata solamente da cattolici.

Viene immediatamente da riflettere su come una nuova proposta politica, non animata da alcuna volontà di rappresentanza esclusiva, possa contribuire a creare una ” casa”, non certamente maggioritaria e dal successo tale da richiamarli tutti, per i tanti che non hanno più un ” tetto politico” sotto cui ripararsi e che sono finiti all’addiaccio dell’astensionismo o sanno sempre di più ” come sa di sale lo pane altrui”.

Il riferimento di cui parla il cardinale Bassetti a “ un pensiero cristiano, un metodo cristiano” portati in politica significa infatti inclusione, accettazione della prassi del confronto e della mediazione. L’interclassismo dei popolari e dei democristiani del ‘900 conserva intatte la propria forza e una precisa attualità. Anzi, la sua valenza è ancora più necessaria, oggi, nella società occidentale caratterizzata da un articolarsi ben più ampio delle stratificazioni sociali, dal trasformarsi delle forme in cui prende corpo il lavoro e il complessivo mondo del lavoro ( azienda, sistema della produzione e dei servizi, rappresentanza di interessi e di categorie )e delle relazioni tra gli esseri umani e tra questi e le istituzioni.

Partiamo allora dall’inizio di un ragionamento possibile.

La partecipazione alla vita politica presuppone il richiamo a un’idea, a un pensiero di riferimento. Avere qualcosa da dire, insomma. Noi parliamo di “ bene comune”.

Altrimenti, siamo nell’improvvisazione e nella strumentalità della partecipazione alla vita pubblica. Lo abbiamo già potuto constatare con l’ascesa e la fine di partiti “ padronali” o di quelli inventati di sana pianta all’interno della logica dei giochi parlamentari. Oppure, con numerosi tentativi di dare vita a una semplice aggregazione di interessi mancante di ogni riferimento sociale o di un collante ideale e strategico emergente dalle dinamiche reali che riguardano la vita della gente in carne e ossa.

La nostra Stella Polare è una stella“ binaria”, dalla luce in buona parte coincidente: la Dottrina sociale della Chiesa e la Costituzione. Due collimanti visioni dell’uomo e delle sue relazioni pubbliche che si ritrovano attorno ai quattro pilastri del Pensiero sociale cattolico (  solidarietà, sussidiarietà, difesa della dignità umana, giustizia sociale).

Nessuna delle forze politiche attualmente presenti ha mai definito una linea politica, parlamentare, di governo in grado di prefigurare una presenza organica e coerente sulla base di tali riferimenti.

Non è un caso che il cardinale Bassetti parli del fatto che i cattolici stiano “ stretti” nell’attuale quadro politico, sia a destra, sia a sinistra. Adesso dovrà aggiungere anche il “ centro” che si sta affollando vistosamente. Noi, così, ci limitiamo a chiosare e a ripetere che nessun partito ci rappresenta.

La necessità di dare vita ad una presenza organizzata dei cattolici democratici, sulla base di laicità, autonomia e libertà, e dall’intento di sollecitare una radicale trasformazione del Paese,  dunque, è sospinta dal riconoscimento che la partecipazione alla “ politica” ha delle leggi non scritte, ma non per questo meno forti e vincolanti.

Ho già fatto riferimento alla prima: avere qualcosa da dire. Ve n’è poi una seconda: la naturale tendenza a veder mettere insieme chi ha un comune sentire, coloro che subiscono l’ineluttabilità di dare forma a una identità precisa. Invitabile riflettere sulla ricerca del consenso e, quindi, su una presenza strutturata. Altrimenti si resta sul piano della disquisizione, non della partecipazione.

E’ certo che gli aspetti dell’organizzazione e della comunicazione pongono sfide nuove, alla luce dell’evolversi delle forme di aggregazione civile e sociale; dell’ampliarsi degli strumenti di socializzazione, che hanno finito per mettere in discussione le tradizioni “ forme” partito; della tendenza a creare entità più fluide, che prendono  il nome di movimento.

Non si scappa, però, dal problema principale: chi la pensa in un modo, chi ha degli obiettivi condivisibili, chi ha la stessa visione del mondo, della vita e della morte, delle istituzioni e dei processi economici e sociali, tende naturalmente ad aggregarsi con altri che tutto ciò hanno in comune e, tutti insieme, ricercano il consenso.

Uscire da questa logica significa occuparsi d’altro. Lodevole come possono essere la formazione, l’impegno sociale, la politologia, ecc ecc. Si tratta però d’altro che fa parte più delle attese che dell’intervento nella concretezza delle cose, così come è necessario.

Con la fine della Democrazia cristiana, con l’imporsi del bipolarismo esasperato, con il sistema maggioritario imperante, abbiamo visto realizzarsi esattamente l’opposto: “ un pensiero e un metodo cristiano” di cui parla il cardinale Bassetti sono stati travolti dall’imporsi della logica dell’opposizione radicale tra due sole prospettive presentate al Paese per decenni.

Non è una legge scientificamente dimostrabile, ma il realismo e l’esperienza concreta ce lo dicono: l’idea che parlamentari con la stessa formazione alle spalle riescano a concludere qualcosa, sparsi come sono però in partiti non solo diversi, ma ferocemente contrapposti, vedi anche quelli attuali, rischia davvero di restare nel campo degli auspici e non in quella dell’operosità concreta.

Dopo le elezioni del 4 marzo del 2018, la presenza di parlamentari di estrazione cattolica si è davvero ridotta al lumicino. Ma non è che in precedenza, quando invece rappresentavano nelle due camere un numero persino maggioritario, le cose siano andate in modo diverso. Abbiamo visto promulgare leggi del tutto incoerenti, se non addirittura ostili ai quattro principi presenti nella Costituzione e nel Pensiero sociale sopra menzionati.

La realtà europea ci dice che numerosi e importanti sono i partiti popolari e democratici cristiani. Il Ppe è complessivamente il più grande in Europa. Parliamo di paesi e di una Unione europea che certamente non sono definibili clericali. Tutt’altro.

E’ chiaro che tocchi ai laici darsi una eventuale organizzazione politica. Noi crediamo in una concettualmente nuova che dall’ispirazione cristiana, da una visione cristiana dell’uomo, della vita, della storia sappia trarre quei valori condivisi anche da chi cristiano non è.

Si tratta di darle vita in modo da recepire la spinta che in tal senso viene dal basso. Con l’intento di creare un “ recinto” largo, estensibile, non destinato solo “ ai nostri” e, quindi, capace di formulare proposte programmatiche valide  per tutti gli italiani che, in esse, possano riscoprire le ragioni per una rinnovata partecipazione alla vita pubblica.

Giancarlo Infante