La classe politica dell’Italia (davvero di classe se ne vede ben poca o nulla) deve ignorare la parola “consenso” e quella di “partecipazione”, così come ha perso ogni contatto con la realtà vissuta da noi “cittadini comuni” che constatiamo, quotidianamente, la crescita dell’inflazione, il blocco degli stipendi/pensioni e la progressiva, maggior pressione fiscale.
Ciò premesso, mi chiedo se essa si sia minimamente accorta dell’esistenza del più importante, non rappresentato partito che si va affermando e rafforzando nelle ultime consultazioni: l’astensionismo! In merito a questo, preoccupante fenomeno, tutt’altro che democratico – si ricordi che è anche un dovere quello dell’elettorato attivo – si è espresso più volte il primo, autentico rappresentante della nostra democrazia parlamentare e delle istituzioni repubblicane che è il Presidente Sergio Mattarella, richiamando i leader di partito a rendersene conto ed a fare qualcosa di positivo.
Ed i nostri governanti, compreso il Presidente del Senato, seconda carica dello Stato, di tutta risposta si sono prodigati per settimane, lungo lo “stivale”, a sostenere i propri candidati, la cui debolezza o mancanza di carisma e credibilità non sono stati capaci di sminuire agli occhi dei campani e pugliesi. Anzi, appare un fatto assurdo e paradossale: le percentuali degli astenuti hanno raggiunto livelli da record, essendo ulteriormente aumentate del 13% ed avendo superato abbondantemente la metà degli aventi diritto al voto.
Si imporrebbe – ove esistesse un certo senso di umiltà o, almeno, di appartenenza e responsabilità pubblica – un atto di riflessione e presa di coscienza della deriva orale che ci riguarda tutti. Presidente del consiglio, vicepresidenti e ministri in carica che si sottraggono, colpevolmente, per giorni e giorni dai propri impegni di governo del Paese e dal Parlamento, abusando semmai dei mezzi di trasporto e del personale statale a loro disposizione per svolgere un’attività di partito che dovrebbe esser distinta e separata, rigorosamente, da quella del “palazzo”. E questa era la buona prassi che vigeva nell’attività politica della I Repubblica, allorché il segretario di partito si dimetteva il giorno prima di giurare nelle mani del capo dello Stato.
La morale? Il cittadino tornerà al voto soltanto se vedrà un comportamento più corretto e coerente nel politico di riferimento, ideologico o meno, ovvero più affidabile a riguardo dei programmi e dei candidati che gli vengono proposti. Altrimenti .. a ciascuno il suo: a voi il Palazzo, a noi il diritto di astenerci.
Michele Marino