Si sta proprio perdendo il senso dell’opportunità. E anche chi è indicato alla guida di un ente che è da considerare sostanzialmente pubblico, come l’Eni, interviene platealmente per indicare la politica estera italiana ed europea.
Il Presidente Claudio Descalzi, infatti, fresco di riconferma per la quinta volta alla guida dell’ente petrolifero statale – confermando di essere una vera e propria “salamandra”, capace di passare indenne tra le incandescenti battaglie del “spoil sistem” italiano – dice che dobbiamo ricomprare il petrolio russo. E per di più, ha pensato bene di farlo in presenza alle iniziative della Scuola di formazione della Lega, cosa che già di per sé interroga sotto il profilo dell’opportunità. Anche se capiamo che una qualche sorta di ringraziamento era pure dovuto a chi ha partecipato alle definizione delle nomine spartitorie. Ma in più, e forse lo ha ispirato la frequentazione degli ambienti di un partito che non ha mai disdettato il Patto di alleanza con quello di Vladimir Putin, se ne è uscito con l’invito a correre a ricomprare quel petrolio che, invece, l’Unione europeo vuole bloccare del tutto dal settembre del 2027.
Descalzi lamenta il dato di fatto costituito dalla crisi che sta colpendo l’approvvigionamento petrolifero italiano. Ora, che egli abbia personalmente delle opinioni da rappresentare alle autorità politiche è comprensibile, persino doveroso, ma lascia perplessi che lo faccia tanto pubblicamente ed, in più, sposando le tesi di Matteo Salvini che non collimano con quelle della maggioranza delle forze politiche europee ed italiane. Qui sta la perdita del senso delle proporzioni e delle opportunità
Che poi l’idea di tornare alla corte di Putin per il petrolio possa essere la più immediata è ovvio da attendersi in qualunque Bar Sport o durante una chiacchierata a ruota libera su una carrozza ferroviaria. A Descalzi, forse, non è concesso. Perché da un manager di tanta esperienza e tanta capacità ci si attende la soluzione di problemi proprio nei momenti più difficili, senza cercare scorciatoie che cozzano con una guerra in corso da quattro anni e che porta il nome del responsabile in chiara evidenza.
Un consiglio, semmai, che sempre con riservatezza, e molto in sintonia con i sentimenti popolari, potrebbe portarlo, approfittando dei suoi buoni uffici, per convincere le autorità egiziane a fare luce dinanzi all’Autorita giudiziaria italiana sulla morte di Giulio Regeni. ![]()