Alla follia del potere e della guerra, l’unico rimedio, benché incerto negli esiti, è un’assunzione di responsabilità politica dei territori. La Puglia, sotto questo aspetto, è ben messa. Innanzitutto ha una collocazione geopolitica favorevole nel Mediterraneo, con una naturale vocazione verso il vicino e medio Oriente, vanta un background di scambi commerciali e culturali che possono essere giocati sul piano del dialogo. Inoltre, è una terra impegnata nel dialogo ecumenico e religioso con il mondo orientale, dalla Russia a Costantinopoli e alla Terra Santa. Con don Tonino la Puglia ha sfidato la guerra nello scacchiere serbo-bosniaco, provando a smuovere le coscienze malate di un potere delirante. Infine ha un’amministrazione regionale di centro-sinistra, la quale, al contrario di parte della destra di governo, predilige il burro ai cannoni.
Insomma, dalla Puglia può partire una mobilitazione nazionale per la pace che si opponga alle logiche bellicistiche internazionali, nonostante il governo ponga l’accento sull’identità nazionale. Non a caso, in questa terra di pace, papa Francesco ha voluto due importanti incontri religiosi: quello per la pace in Medio Oriente, che ha riunito, a luglio 2018, i capi delle chiese cristiane e comunità di quelle terre, e l’evento ‘Mediterraneo Frontiera di Pace’ sulla cooperazione e il dialogo interreligioso nel Mediterraneo. Incontri, in apparenza, simbolici, in realtà semi delle ragioni della pace che pongono, innanzitutto, alle chiese, ai vescovi e al popolo di Dio, e poi alle istituzioni, dalla Regione, all’Anci, alla comunità delle università del Mediterraneo l’adozione di un forte protagonismo sul piano sociale, politico e culturale.
Tuttavia sarebbe pure necessario che gli intellettuali abbandonassero il loro isolamento e pensassero il loro servizio in termini di comunità. Perché la pace oggi chiede il contributo di tutti, ma proprio di tutti. Benché gli Usa abbiano la potenza militare, la pace non può essere nelle mani di Trump e men che meno in quelle della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen o della nostra presidente del consiglio, Giorgia Meloni. Occorre una contro-narrazione, una ribellione ideale e popolare che spenga le logiche di potenza che stanno portando il mondo verso il baratro. È il momento di far sentire la voce di coscienze eticamente informate ai valori dell’altro, come garantisce la Costituzione italiana. Quel testo è il portato della tragedia di due guerre mondiali che hanno sterminato intere generazioni. Non può essere dimenticato.
Pasquale Pellegrini
Pubblicato su il Corriere del Mezzogiorno