Dall’High-levelPolitical Forum di New York una sfida che riguarda tutti: trasformare gli obiettivi globali in progresso umano reale

Dal 7 al 15 luglio 2026 le Nazioni Unite hanno riunito a New York governi, istituzioni, organizzazioni della società civile e rappresentanti delle comunità locali per l’High-levelPolitical Forum (HLPF), il principale appuntamento internazionale dedicato al monitoraggio dell’Agenda 2030 e dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs).

L’incontro di quest’anno ha assunto un significato particolare. Mancano meno di cinque anni alla scadenza del 2030 e il bilancio presentato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite evidenzia una realtà che non può lasciare indifferenti: soltanto una parte limitata degli obiettivi procede secondo le tempistiche previste.

Accanto a risultati incoraggianti, come la riduzione della mortalità materna e infantile, l’estensione di alcune misure di protezione sociale e la crescita delle energie rinnovabili, persistono ritardi significativi nella lotta alla povertà, nella tutela della biodiversità e nel contrasto al cambiamento climatico.

Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto la velocità con cui procediamo. Riguarda soprattutto la nostra capacità di comprendere se le politiche adottate stiano realmente migliorando la vita delle persone e delle comunità.

È una domanda che attraversa tutti gli Obiettivi dell’Agenda 2030. Possiamo costruire città più sostenibili senza misurare la qualità delle relazioni sociali che vi si sviluppano? Possiamo parlare di innovazione senza valutare il suo impatto sull’inclusione, sulla partecipazione e sulla dignità delle persone? Possiamo considerare efficace una politica pubblica se produce crescita economica ma genera nuove forme di esclusione o solitudine?

L’esperienza degli ultimi anni ci insegna che non basta definire obiettivi condivisi. Occorre anche dotarsi di strumenti capaci di osservare e valutare gli effetti reali delle azioni intraprese. In questa prospettiva acquista particolare rilevanza il contributo che può offrire l’Humanization Impact Framework (HIF), un modello sviluppato per valutare il grado di umanizzazione delle politiche, delle organizzazioni e dei servizi.

L’HIF non sostituisce gli indicatori economici, ambientali o sociali già esistenti. Li integra, aiutando a rendere osservabili dimensioni spesso trascurate ma fondamentali per comprendere il vero progresso umano: qualità delle relazioni, partecipazione, fiducia, inclusione, accessibilità, equità e capacità generativa delle comunità. La sfida posta dall’Agenda 2030 è infatti una sfida di governance. Non riguarda soltanto ciò che facciamo, ma il modo in cui valutiamo ciò che facciamo.

Da questo punto di vista è particolarmente significativo il richiamo, proposto da Isa Maggi e dagli Stati Generali delle Donne, alla figura di Laura Conti, protagonista della cultura ambientalista italiana e testimone lucida della necessità di riconoscere i limiti delle risorse naturali e delle logiche di sviluppo.

Ricordare Laura Conti non significa soltanto rendere omaggio a una grande donna di scienza. Significa recuperare una lezione ancora attuale: ogni scelta pubblica deve essere valutata alla luce delle sue conseguenze sulle persone, sulle comunità e sulle generazioni future. La sostenibilità, infatti, non è soltanto una questione ambientale. È anche una questione umana, sociale e culturale. Per questo l’Agenda 2030 e il percorso di umanizzazione della società condividono una medesima esigenza: passare da una logica centrata esclusivamente sugli output a una visione capace di valutare gli impatti reali sulla vita delle persone.

L’Italia presenta a New York la sua terza Voluntary National Review, ponendo attenzione alla partecipazione dei territori, degli enti locali e delle nuove generazioni. È un segnale importante. Ma la vera sfida sarà trasformare questa partecipazione in capacità di ascolto, corresponsabilità e valutazione condivisa.

Perché non esiste sviluppo sostenibile senza sviluppo umano. E non esiste sviluppo umano senza la capacità di misurare quanto le nostre politiche, le nostre organizzazioni e le nostre comunità riescano realmente a generare benessere, fiducia, dignità e futuro.

L’Agenda 2030 ci indica la direzione. Sta a noi costruire gli strumenti culturali e operativi per verificare, con rigore e trasparenza, se stiamo davvero procedendo verso una società più giusta, sostenibile e umana.

Rosapia Farese

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