Finalmente il neo Ministro dell’Istruzione (e del Merito) ha rilasciato le sue prime dichiarazioni ufficiali (cfr. intervista al Corriere della Sera del 31 ottobre CLICCA QUI) dando così modo anche a noi di Insieme di poter esprimere le prime valutazioni sul suo progetto politico a partire dalla dirompente decisione di modificare (ancora una volta) la intitolazione ufficiale del suo Dicastero aggiungendo dopo “Istruzione” il tanto discusso termine “Merito”.

E proprio da qui vogliamo partire nella nostra analisi. Non si tratta certo di un’espressione nuova per il panorama politico italiano tanto che già l’art. 34 della Costituzione nell’ormai lontanissimo 1948 recitava:

La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni [ora dieci NDR], è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.

Come mai allora una tale terminologia è foriera da tante accese polemiche? Innanzitutto, perché spesso il Merito viene posto in contrapposizione con un altro caposaldo della nostra Costituzione: il principio di Uguaglianza; quasi a voler sottolineare che riconoscere e promuovere il Merito vada a discapito di quest’ultimo aumentando e approfondendo differenze, divari e disuguaglianze. In realtà un’attenta e completa lettura dell’art. 3 della carta costituzione ci restituisce, in particolare nella seconda parte, un quadro totalmente diverso e, soprattutto, in piena sintonia quando si tratta di delineare i compiti dello Stato:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” [nostro il corsivo].

La Repubblica dunque, nel sapiente e coerente quadro tracciato dai Padri Costituenti, mentre promuove l’uguaglianza tra i suoi cittadini rimuovendo gli ostacoli che la limitano, si occupa anche di valorizzare il merito sostenendo in particolare tutti coloro che difettano dei mezzi (specie quelli di natura economica) per conseguire un pieno successo scolastico e formativo.

Da questo punto di vista pertanto, l’integrazione apportato all’intitolazione ufficiale del Ministero dell’Istruzione non può che trovarci pienamente e convintamente favorevoli.

Nell’intervista al Corriere vengono poi affrontate altre due tematiche rispetto alle quali Insieme ha fatto più volte chiaramente conoscere la propria posizione anche da queste pagine. Si tratta della riforma degli Istituti tecnici e professionali e della valorizzazione del personale scolastico (docente in particolare).

Anche in questo caso è difficile non essere d’accordo con il neo Ministro quando sostiene che:

l’istruzione tecnico-professionale deve avere pari dignità rispetto a quella liceale. Deve fornire solide competenze di base e vanno rafforzate le discipline caratterizzanti con investimenti importanti nelle attività laboratoriali”.

Non dobbiamo però dimenticare che una riforma del sistema di istruzione secondario è già stata fatta nel 2010 e proprio da un governo di centro destra (Ministro Gelmini) e se, a distanza di così pochi anni, ci ritroviamo ancora nella condizione di parlare di debolezza e inefficacia dell’istruzione superiore ciò deve farci interrogare su quanto le riforme scolastiche proposte dai vari Ministri di turno vadano a incidere in profondità nell’organizzazione scolastica e nella pratica didattica o su quanto, invece, si fermino alla superficie modificando solo l’aspetto ordinamentale e l’intitolazione degli indirizzi di studio.

Proprio a partire dalle precedenti e numerose esperienze, un concetto dovrà essere ben chiaro al prof. Valditara: le riforme della scuola non possono avere successo senza investimenti economici significativi e soprattutto senza il coinvolgimento degli insegnanti.

E a proposito di insegnanti vi è un’altra questione su cui noi di Insieme siamo particolarmente attenti e sensibili: quella del riconoscimento e della valorizzazione della professionalità docente. Anche qui le prime dichiarazioni ufficiali del Ministro sono incoraggianti quando afferma:

Guardare al merito degli insegnanti significa riaffermare il loro alto ruolo sociale, strategico per lo sviluppo del Paese, riconoscendo anche economicamente impegno e competenza. Mi batterò perché quella del docente torni ad essere una figura autorevole”.

Anche in questo caso però sarà fondamentale che alle dichiarazioni seguano i fatti ed è per questo che il miglior augurio di buon lavoro che ci sentiamo di formulare al neo Ministro è proprio quello che riguarda la coerenza tra il dichiarato e l’agito.

Marcello Soprani