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Lo statista trentino si impegna per trasformare il progetto originario della CED nel nucleo motore di una futura Comunità politica europea: grazie alle sue insistenze, nell’art. 38 del Trattato istitutivo della CED si prevede che all’Assemblea della CED siano affidati poteri costituenti, per elaborare una organica proposta in senso federale (32).
Il 27 maggio 1952 a Parigi viene sottoscritto il Trattato istitutivo della CED da parte dei sei Paesi che avevano costituito la CECA (Italia, Francia, Repubblica Federale Tedesca, Belgio, Olanda, Lussemburgo); il Trattato sarebbe entrato in vigore in seguito alla ratifica di tutti i parlamenti degli Stati firmatari (33).
Il 24 settembre 1952 il Presidente del Consiglio De Gasperi si reca nella città tedesca di Aquisgrana per ricevere il prestigioso “Premio Carlo Magno”; nel suo discorso richiama, tra l’altro, i passi che i vari Paesi europei stavano svolgendo per costruire l’unità europea: «Il Segreto del Piano Schuman sta appunto in questo: che la buona volontà degli Stati partecipanti viene subito agganciata a organi impegnativi ed esecutivi di solidarietà e di responsabilità comuni. Quando domani sarà ratificato anche il Trattato della comune difesa, noi avremo creato, dissodato e fecondato dei campi entro i quali il buon seme della pace e dell’unità crescerà rigoglioso fra le nuove generazioni […]. Siamo quindi ottimisti, giacché riteniamo di essere alla vigilia del superamento di un tale stadio e della costituzione di una autorità federale che non sarà organo comune degli Stati membri, bensì portatrice di interessi supernazionali e dotata dei relativi poteri. […] La fede ci sostiene e l’ottimismo, quando si tratta di realizzare un grande ideale politico e umano quale la riunificazione europea, è virtù costruttiva» (34).
Ma De Gasperi, in uno dei passaggi più alti del discorso di Aquisgrana, mette in evidenza la necessità di una condizione fondamentale e necessaria per la riunificazione, ossia la formazione della «mentalità europea»: «Di pari passo però con il rafforzamento e l’accrescimento di potere delle istituzioni federali, devono procedere i progressi di una mentalità europea. Le istituzioni supernazionali sarebbero insufficienti e rischierebbero di diventare una palestra di competizioni di interessi particolari, se gli uomini ad esse preposti non si sentissero mandatari di interessi superiori ed europei. Senza la formazione di questa mentalità europea ogni nostra formula rischia di
rimanere una vuota astrazione giuridica» (35).
Durand individua qui la fonte cristiana della politica europeistica di De Gasperi, che vede nella «tendenza all’unità» la realizzazione del messaggio cristiano (36); il politico trentino illustra questo suo pensiero nella Conferenza di Roma del 13 ottobre 1953: «la tendenza all’unità è – mi sembra – una delle «costanti» della storia. Dapprima embrionali, appena abbozzati, gli aggregati umani entrano in contatto, quindi si agglutinano sino a formare un insieme più vasto e più omogeneo, poiché, non è un paradosso, più la società umana si dilata, più si sente una. Nel loro istinto oscuro, ancor prima che si faccia luce nei loro cuori, gli uomini portano già ciò che – secondo la parola di Cristo – Dio desidera da parte loro: ut unum sint (Vangelo secondo Giovanni, XVII, 22)» (37).
De Gasperi vive la sua fede come un intimo rapporto con Dio, che è motivo e ispirazione per l’azione: il suo europeismo viene in grande parte dal solidarismo e dall’universalismo cristiano, poggia sul senso della responsabilità della persona umana e sul fermento della fraternità evangelica (38).
Il 21 aprile 1954 De Gasperi tiene un discorso alla Conferenza parlamentare europea di Parigi (21-24 aprile 1954) sottolineando la «preoccupazione del bene comune delle nostre patrie europee, della nostra Patria Europa»: «Le nostre riunioni non sono destinate a prendere decisioni politiche che spettano ai Parlamentari, detentori delle sovranazionalità nazionali, ma sono liberi incontri, colloqui tra le varie tendenze e le varie nazionalità, un foro nel quale possono confrontarsi pareri diversi, ma tutti egualmente animati dalla preoccupazione del bene comune delle nostre patrie europee, della nostra Patria Europa. Oggi, noi ci riuniamo in piena fiducia per adoperarci all’unione dei nostri popoli» (39).
L’11 maggio 1954 De Gasperi è eletto all’unanimità Presidente dell’Assemblea della CECA: è un grande riconoscimento per uno statista e politico europeista come lui che, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, ha dedicato tanto lavoro non solo alla ricostruzione dell’Italia ma anche alla costruzione dell’unità in Europa. A Strasburgo, De Gasperi accetta la nomina a Presidente dell’Assemblea comune della CECA e pronuncia un forte discorso europeista sostenendo la causa della ratifica della CED: mancavano solo le ratifiche dell’Italia e della Francia, e quest’ultima si presentava particolarmente difficile (40).
Nel discorso di Strasburgo, innanzi all’Assemblea comune della CECA, ribadisce l’impegno a continuare l’opera avviata da Robert Schuman e da Jean Monnet, auspicando ulteriori sviluppi sulla via dell’unità europea: «Credo che voi mi abbiate indicato come riconoscimento di una fede profonda, di una convinzione cioè della necessità dell’unione europea e della vitalità delle istituzioni europee. Perciò io umilmente accetto la vostra nomina, fatta con tanta solennità. L’accetto come un impegno comune di perseverare, di continuare la marcia sulla via una volta indicata da illustri pionieri che ci hanno preceduto in questa fatica» (41).
Il neopresidente De Gasperi invita tutti i membri, soprattutto nei momenti di difficoltà impreviste, a non dimenticare l’obiettivo e la ragion d’essere del comune lavoro – che è l’«organizzazione della pace» – e a non far mancare il «senso di responsabilità» e di «corresponsabilità più ampio di quella che è la competenza specifica della Comunità»:
«la Comunità europea del carbone e dell’acciaio ha una sua ragione d’essere che si aggiunge a quella originaria, cioè essa vive e dovrà vivere per costituire l’esempio del fatto comunitario, delle possibilità comunitarie e delle possibilità di organizzazione della pace; […] noi continueremo col massimo impegno i nostri lavori, ma quello che non ci deve mancare è un senso di responsabilità, direi di corresponsabilità, più ampio di quella che è la competenza specifica della Comunità: il senso, cioè, che fa vivere la nostra speranza, la convinzione e la consapevolezza che questa è la solida base da cui potremo aspettarci ogni ulteriore sviluppo» (42).
Il 26 giugno 1954 presso il teatro San Carlo di Napoli, De Gasperi, in qualità di Segretario del partito Democrazia cristiana, tiene il discorso inaugurale del V Congresso nazionale della DC (26-29 giugno 1954). Il Segretario, che è gravemente ammalato, parla seduto – sotto lo sguardo preoccupato del proprio medico – mentre il sudore freddo gli copre il volto; nel suo discorso pragmatico – considerato il suo testamento politico – affronta vari temi (organizzazione e funzioni del partito; stabilità della maggioranza e della riforma dei regolamenti parlamentari; lineamenti di politica economica, monetaria e sindacale) e si sofferma sulla politica europeistica (43): «Nell’attuale situazione internazionale, in presenza dei due blocchi, in cui si divide il mondo, l’unica politica nazionale dell’Italia è quella della solidarietà con i popoli liberi, ossia – non si gridi al paradosso – la politica nazionale è la stessa politica internazionale e sopranazionale. Ogni sviluppo, ogni legittima espansione della nostra forza presente, ogni prospettiva di progresso, ogni speranza di considerazione può attendersi ragionevolmente solo da un nostro progrediente inserimento nel tessuto internazionale, come fattore di sicurezza, di collaborazione leale, di partecipazione attiva. Inutile e pericoloso pensare e operare nel senso dell’isolamento […]. Su tali premesse la nostra decisione di aderire all’alleanza atlantica è stata dettata da una chiara visione della realtà prima ancora che dalla affinità di sentimenti o dalla identità delle preoccupazioni. Ma è soprattutto l’unione europea che sta in cima ai nostri pensieri e in testa ai nostri interessi. La comunità europea vuol dire la pace assicurata tra la Francia e la Germania, vuol dire una modesta ma permanente funzione dell’Italia nel concerto europeo, vuol dire l’apertura al mercato comune di lavoro e il graduale accesso alle comuni risorse, vuol dire se non la fine, certo la compressione degli egoismi nazionali e la liberazione delle energie popolari» (44). È quindi «l’unione europea che sta in cima ai nostri pensieri e in testa ai nostri interessi»: è molto chiara, in questo momento storico, la priorità di De Gasperi che afferma: «La comunità europea vuol dire la pace».
Il 16 luglio 1954, il Consiglio nazionale della DC, per acclamazione, nomina De Gasperi Presidente del partito.
Nel mese di agosto De Gasperi si ritira nella casa di Sella Valsugana (Trento) per riposare e recuperare le poche forze disponibili a causa della malattia, ma il senso di responsabilità per la costruzione della «Patria Europa» lo porta a fare tutto il possibile; visto che dalla Francia giungono notizie non buone in merito alla ratifica del Trattato della CED da parte del Parlamento francese, il 14 agosto 1954 scrive al Segretario del partito DC, Amintore Fanfani: «Se le notizie che giungono oggi dalla Francia sono vere, anche solo per metà, ritengo che la causa della CED sia perduta e ritardato di qualche lustro ogni avvenimento all’Unione europea. […] Tu puoi appena immaginare la mia pena aggravata dal fatto che non ho la forza né la possibilità di levare la voce, almeno per allontanare dal nostro paese la corresponsabilità di una simile iattura […] Io non sono purtroppo in grado di recarmi a Roma. Ma io vorrei aver dato tutto il mio pensiero al Segretario del partito, che a sua volta potrà far sapere, se crede, la mia opinione al governo (45). Sono molto buio, e spero che forse il mio isolamento mi faccia vedere più nero di ciò che sarà, Auguriamocelo!»(46).
La figlia Maria Romana racconta lo stato d’animo di suo padre Alcide, dopo aver scritto e spedito l’ultima lettera al Segretario Fanfani: «Poi il suo spirito parve placarsi nella sicurezza di aver fatto tutto il proprio dovere anche di
fronte a quest’ultimo problema politico. Salendo le scale di legno che conducevano alla sua camera da letto quella sera mi disse: “Adesso ho fatto tutto ciò che era in mio potere, la mia coscienza è in pace. Vedi, il Signore ti fa lavorare, ti permette di fare progetti, ti dà energia e vita, poi quando credi di essere necessario, indispensabile al tuo lavoro, ti toglie tutto improvvisamente. Ti fa capire che sei soltanto utile, ti dice ora basta puoi andare. E tu non
vuoi, vorresti presentarti al di là col tuo compito ben finito e preciso. La nostra piccola mente umana ha bisogno delle cose finite e non si rassegna a lasciare ad altri l’oggetto della propria passione incompiuto”» (47).
Dopo alcuni attacchi di cuore, circondato dall’amore dei suoi cari, la notte del 19 agosto 1954, dopo le ore 2.30, Alcide De Gasperi spira ripetendo il nome Gesù (48).
Il 30 agosto 1954 – undici giorni dopo la sua morte – il Parlamento francese non ratifica il Trattato della CED ed il progetto va alla deriva49; ma l’opera dello statista trentino rimane, in parte, incompiuta: come rileva Duran «il metodo funzionalista ripreso nelle Conferenze europee successive (Messina, Venezia) e con i Trattati di Roma del 1957, e i suoi moniti sulla necessaria unità politica, sul rispetto delle nazioni nella costruzione di tale entità politica, sui contenuti che non possono essere soltanto di tipo tecnico ma devono portare avanti un vero ideale europeistico
al quale fare aderire i popoli, restano attualità» (50).
Secondo Giordani è «l’unità» la mèta verso cui De Gasperi aveva camminato, scalando rocce acuminate e oscillanti51.
Il 13 ottobre 1953 a Roma, in occasione della seduta pubblica d’apertura della Tavola rotonda d’Europa, De Gasperi afferma: «La tendenza all’unità è – mi sembra – una delle «costanti» della storia […] noi lavoriamo per l’unità, non per la divisione […] non appena essa si sentirà unita col cuore sbarazzata dalle impossibili barriere, l’umanità potrà anche realizzare più rapidamente il suo sogno di onesto benessere, la sua speranza, sempre chiusa, di pace laboriosa. A mio avviso senza volere prevenire le conclusioni di questa conferenza, essa deve essere: unità nella varietà delle
forze naturali e storiche. Si potrà arrivare a tale unità di direzione di marcia, se si saprà marciare verso un nuovo umanesimo europeo, nel rispetto delle tradizioni, nello sforzo del progresso, nell’esercizio della libertà» (52).
Leonardo Brancaccio
Note
32 Ibid., p. 136.
33 Ibid., pp. 136-137.
34 M.R. CATTI DE GASPERI, La nostra patria Europa, cit., pp. 91-92
35 Ibid., pp. 92-93.
36 J.-D. DURAND, Alcide De Gasperi e la Patria europea, cit., p. 70.
37 De Gasperi interviene nella seduta pubblica d’apertura della Tavola rotonda d’Europa (Roma, 13-16 ottobre 1953). Cfr. A. DE GASPERI, Il problema spirituale e culturale dell’Europa considerato nella sua unità storica, e i
mezzi per esprimere tale unità in termini attuali, in «piattaforma Alcide», 1953, Interventi sulla stampa e discorsi
pubblici (https://alcidedigitale.fbk.eu/).
38 J.-D. DURAND, Alcide De Gasperi e la Patria europea, cit., p. 70.
39 A. DE GASPERI, La nostra patria Europa, in «piattaforma Alcide», 1954, Azione di governo e atti istituzionali (https://alcidedigitale.fbk.eu/).
40 A. CANAVERO, Alcide De Gasperi. Cristiano, democratico, europeo, cit., p. 145. 41 A. DE GASPERI, Discorso del Presidente Alcide De Gasperi, in «piattaforma Alcide», 1954, Azione di governo e atti istituzionali (https://alcidedigitale.fbk.eu/).
42 Ibid.
43 A. DE GASPERI, Intervento al V Congresso nazionale della Democrazia cristiana, in «piattaforma Alcide»,
1954, Attività di partito (https://alcidedigitale.fbk.eu/).
44 Ibid.
45 Il 2 agosto 1953 era terminata l’esperienza governativa di Alcide De Gasperi e, nell’agosto 1954, il Presidente del Consiglio dei ministri era Mario Scelba (esponente del partito DC).
46 M.R. CATTIDEGASPERI, De Gasperi uomo solo, cit., pp. 412-414.
47 Ibid., p. 415.
48 Ibid., p. 417-418.
49 S. ROMANO, La visione internazionale di Alcide De Gasperi da Vienna a Roma, in G. TOGNON (a cura
di), Su De Gasperi. Dieci lezioni di storia e di politica, Trento, 2013, p. 88.
50 J.-D. DURAND, Alcide De Gasperi e la Patria europea, cit., p. 72.
51 I. GIORDANI, Alcide De Gasperi, cit., p. 361. 52 A. DE GASPERI, Il problema spirituale e culturale dell’Europa considerato nella sua unità storica, e i mezzi per esprimere tale unità in termini attuali, in «piattaforma Alcide», 1953, Interventi sulla stampa e discorsi pubblici
(https://alcidedigitale.fbk.eu/).
Pubblicato su Democrazia e Diritti Sociali, 1/2025