Il 9 maggio 2025 è stato celebrato il 75° anniversario della Giornata dell’Europa. L’articolo descrive il prezioso contributo offerto dallo statista italiano Alcide De Gasperi alla costruzione di quella che egli definisce la «nostra patria Europa»: un percorso che parte dal documento programmatico Idee ricostruttive della Democrazia cristiana − redatto dal politico trentino e stampato nel luglio 1943 –, in cui viene dedicato un paragrafo alla posizione dell’Italia nella «Comunità internazionale» e nella «Comunità europea», e giunge fino agli ultimi mesi di vita di De Gasperi, quando, in occasione del V Congresso nazionale della Democrazia cristiana (Napoli, 26-29 giugno 1954), afferma che la comunità europea vuol dire «pace». De Gasperi, padre cofondatore della Repubblica italiana e dell’Unione europea, delinea quale sia la vocazione dell’Europa: essere costruttrice di pace ed unità.
Il documento programmatico Idee ricostruttive della Democrazia cristiana, redatto da Alcide De Gasperi e stampato nel luglio 19431, termina con un paragrafo dedicato alla posizione dell’Italia nella Comunità internazionale e nella Comunità europea:
«La posizione dell’Italia. II popolo italiano, al quale, come è stato da ogni parte solennemente (1) ammesso, non sono imputabili guerre di conquista, attende pieno riconoscimento della sua indipendenza e integrità nazionale, e nella Comunità internazionale reclamerà il posto dignitoso che gli è dovuto per la sua civiltà, per il suo contributo al progresso umano e per la laboriosità dei suoi figli. […] Così l’Italia, superata la crisi del suo libero reggimento, ed in tal modo riacquistando nuova dignità spirituale e politica, collaborando lealmente
nella Comunità europea, potrà riprendere la sua secolare funzione civilizzatrice» (2).
Dopo la conclusione della Seconda guerra mondiale, il 19 luglio 1946 a Parigi si inaugura la Conferenza per la pace, alla quale viene invitata anche l’Italia. «Non so se parlo come imputato; direi che la mia posizione è per quattro quinti quella di imputato e responsabile di una guerra che non ho fatto e che il popolo non ha voluto e per un
quinto quella di cobelligerante»: sono le dichiarazioni che, i primi giorni di agosto del 1946, De Gasperi rilascia alla stampa prima di partire per Parigi (3).
Il Presidente del Consiglio dei ministri della neonata Repubblica rappresenta l’Italia (Paese cobelligerante e sconfitto al termine della Seconda guerra mondiale: ex nemico) ed ha un compito importantissimo: far comprendere alla
Conferenza dei Ventuno che l’Italia – che il 2 giugno 1946 ha scelto la Repubblica ed ha avviato, il 25 giugno, i lavori per la redazione della Costituzione – ha intrapreso il cammino per la costruzione di uno Stato democratico, che intende ricucire i rapporti internazionali e contribuire a ricostruire l’unità in Europa e nel mondo.
Nei giorni precedenti l’incontro con i Ventuno, fissato per il 10 agosto 1946, De Gasperi, con la delegazione italiana, svolge lunghe riunioni presso l’ambasciata d’Italia a Parigi per impostare le linee del discorso che presenterà dinanzi alla Conferenza; in una delle riunioni preparatorie, riferisce ai membri della delegazione italiana (4): «dobbiamo anche dare l’impressione che vogliamo portare un contributo positivo alla ricostruzione mondiale, dando al nostro intervento alla discussione un carattere al di sopra del semplice interesse dell’Italia e portandolo nel campo idealista. È opportuno anzi affacciare un programma europeo; dobbiamo dar chiara sensazione che ci mettiamo sui grandi binari della democrazia. Dobbiamo insomma portare una parola nuova ed attraverso di essa giungere an
che all’opinione pubblica mondiale» (5) .
Il 10 agosto 1946, dinanzi ai membri della Conferenza di pace, De Gasperi inizia il suo discorso con la frase: «sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me» (6). Il piano di Gasperi consiste nel: tentare di capovolgere il preambolo che condizionava tutto il Trattato con l’Italia; separare la responsabilità morale dell’antifascismo del popolo italiano da quella del regime fascista; dare rilievo alla cobelligeranza attuata dalle forze regolari e dalla resistenza partigiana e, soprattutto, evidenziare che gli avvenimenti militari non avevano determinato, ma solo reso possibile, il crollo del regime fascista (7). Provando a dimostrare la mancanza di responsabilità in capo al popolo italiano – egli stesso era stato messo in carcere da Mussolini per essersi opposto alle degenerazioni antidemocratiche del fascismo – De Gasperi reclama giustizia e cerca di far comprendere che il Trattato non poteva avere una funzione esclusivamente punitiva e, quindi, le varie questioni aperte dovevano essere riviste (la questione giuliana; le riparazioni tedesche; le nostre frontiere spalancate e senza difesa; le riparazioni economiche insopportabili per la nostra economica; i beni italiani all’estero confiscati; le colonie perdute) (8) .
Il Segretario di Stato americano James Byrnes, presente alla riunione parigina, riferisce che quando il Presidente De Gasperi lascia il palco per tornare al posto assegnatogli nell’ultima fila «scese la navata centrale della sala silenziosa passando accanto a molte persone che lo conoscevano. Nessuno gli parlò. La cosa mi fece impressione; mi sembrava inutilmente crudele»; quando De Gasperi passa dinanzi alla delegazione degli Stati Uniti, il Segretario Byrnes si alza e gli tende la mano: nelle sue memorie dichiara: «volevo fare coraggio a quest’uomo che aveva sofferto personalmente nelle mani di Mussolini ed ora stava soffrendo nelle mani delle Nazioni Alleate» (9).
La stretta di mano che De Gasperi riceve dal rappresentante degli Stati Uniti non comporta, in via immediata, delle conseguenze concrete per il Trattato di pace che sarà ufficialmente firmato il 10 febbraio 1947 ma è un primo passo verso il riconoscimento di fiducia che De Gasperi e l’Italia ricevono nei mesi ed anni successivi:
– durante il famoso viaggio negli USA (3-15 gennaio 1947) De Gasperi afferma: «a Parigi fui riconosciuto cobelligerante; qui a Cleveland sono stato invitato come libero membro del consorzio umano, dopo essere stato accolto a Washington e a Chicago come amico» (10);
– il 20 marzo 1948 Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia svolgono una importante dichiarazione (denominata “Dichiarazione Tripartita”) con cui affermano che il Territorio Libero di Trieste (TLT) avrebbe dovuto essere restituito alla sovranità dell’Italia (11);
– il 16 aprile 1948, a Parigi viene firmato il Trattato che istituisce l’Organizzazione europea per la Cooperazione Economica (OECE), con la funzione di presiedere alla distribuzione dei fondi del Piano Marshall: per la prima volta dopo la Seconda guerra mondiale, l’Italia diventa socio fondatore di una organizzazione internazionale (12);
– dopo un intenso sforzo diplomatico del Presidente del Consiglio dei ministri De Gasperi (coadiuvato dal ministro degli Esteri Carlo Sforza e dall’ambasciatore Alberto Tarchiani) l’Italia è accolta all’interno del Patto Atlantico (NATO), firmato a Washington il 4 aprile 1949: la Repubblica democratica italiana ottiene «la sospirata e necessaria garanzia militare, ma soprattutto passava definitivamente dalla condizione di Stato ex-nemico a quella di membro alla pari della comunità mondiale» (13);
– nel mese di settembre 1951, in qualità di Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, De Gasperi partecipa al Consiglio atlantico di Ottawa (Canada) e, nell’occasione, viene inviato negli Stati Uniti ove il Presidente americano Truman lo accoglie alla stazione ferroviaria di Washington; De Gasperi – cui viene concesso anche l’onore di parlare dinanzi al Congresso americano in seduta comune – coglie l’occasione dell’incontro con il Presidente americano per richiedere una revisione delle clausole pesantissime del Trattato di pace, di affrontare la questione di Trieste e ottenere un aumento delle quote d’emigrazione negli USA per gli Italiani: gli Stati Uniti non possono accogliere tutte le richieste del Presidente De Gasperi che ottiene un impegno degli USA a favore dell’ingresso dell’Italia nell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) – bloccato più volte dal veto dell’Unione Sovietica (URSS) –, la promessa di un incremento nei rapporti commerciali e, successivamente, una dichiarazione congiunta con cui gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia dichiaravano decadute le clausole militari del Trattato di pace con
l’Italia (14).
Con il colpo di Stato comunista in Cecoslovacchia ove, nel mese di marzo 1948, ha termine l’ultimo governo democratico ancora esistente nella zona d’influenza sovietica, il c.d. “sipario di ferro” (di cui ha parlato Churchill in un celebre discorso) si abbassa definitivamente in Europa: Canavero sottolinea che, d’ora in avanti, ogni vicenda, interna o internazionale, sarebbe stata condizionata dalla Guerra fredda e l’Italia si trova proprio al confine tra occidente e oriente o, come si riferiva in quelli anni, tra «mondo libero» e «mondo comunista» (15).
Per porre fine ai sanguinosi conflitti culminati durante la Seconda guerra mondiale, i politici europei avviano il processo di costruzione di quella che oggi conosciamo come Unione europea. L’idea europea, risorta dalle rovine della guerra, ha prima l’aspetto di un avvicinarsi, di un riunirsi di fronte alla paura, al timore di una nuova catastrofe, di un nuovo nemico dal quale difendersi16. Tre cattolici e politici europei, Robert Schuman, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, hanno la forza di cambiare questa posizione di sola difesa in qualcosa di realmente costruttivo, aderente alla nostra realtà: fanno dell’idea europea l’impegno della propria vita costruendo, con paziente tenacia, l’intelaiatura e racchiudendo il programma entro leggi e scadenze in modo che gli eredi della loro politica fossero costretti a seguirne le tracce (17).
Il 20 novembre 1948 nel Palazzo delle Belle arti di Bruxelles, De Gasperi tiene un discorso su Le basi morali della democrazia rilevando che, senza la libertà politica, tutte le altre sono minacciate: «noi crediamo, che le libertà essenziali sono quelle della persona, delle coscienze, della famiglia, del comune, della regione, delle associazioni e, aggiungeremmo noi, dei sindacati. Di fronte a tali profonde libertà la stessa libertà politica, cioè la partecipazione di tutti i cittadini al governo, potrebbe rappresentare, in principio, qualche cosa di secondario. Ma il passato è là a dimostrare che, senza la libertà politica, tutte le altre sono minacciate. […] Tragica fu l’esperienza del mio paese […]. Si è creduto insomma che, in un grande Stato, la giustizia sociale potesse avanzare e consolidarsi senza la libertà politica e ci si è illusi che le libertà personali, familiari, sindacali e locali potessero salvarsi senza la libertà politica»(18).
De Gasperi, facendosi interprete dei pericoli che vivevano i Paesi europei in quel momento storico, rileva che:
«Il mondo però oggi è in ansia, perché avverte che libertà e giustizia sociale si difendono e si raggiungono solo in un clima di sicurezza e di pace. Forse non è esatto parlare di sintesi del binomio «libertà politica e giustizia sociale»; è più vero parlare di un trinomio «libertà, giustizia e pace», tutte e tre interdipendenti e solidali. Per salvare la libertà bisogna salvare la pace, ma il regime di libertà non si salva se non si attua la ricostruzione economica che è la
premessa della giustizia sociale. Il circolo è così chiuso e dimostra che tutta l’azione democratica deve puntare per le ragioni stesse della sua esistenza verso la pace. Quando si parla di guerra, la fantasia corre alle operazioni militari e a forze armate in movimento, ed è ovvio che i capi degli eserciti elaborino piani di difesa, secondo certi schieramenti e certe linee strategiche; ma agli uomini di governo e ai politici responsabili non deve sfuggire che, nella guerra che potrebbe scoppiare, le operazioni militari rappresentano solo l’urto supremo, provocato nel punto che l’avversario considera decisivo. Tale urto è anticipato da operazioni che non sono militari; […] contro queste operazioni di guerra noi democratici, ciascuno entro la propria nazione, difendendo il regime di libertà e la possibilità della ricostruzione, facciamo opera di pace, vogliamo salvare la pace» (19).
A questo punto, De Gasperi enuncia la soluzione per far fronte a questi pericoli: «Ecco che per resistere a tale pressione è necessario ricorrere alle energie ricostruttive ed unitarie di tutta Europa. Contro la marcia delle forze istintive e irrazionali, contro la mistica del materialismo rivoluzionario integrale, non c’è che il supremo appello alla istanza della nostra civiltà comune; costituire questa solidarietà della ragione e del sentimento, della libertà e della giustizia, e infondere all’Europa unita quello spirito eroico di libertà e di sacrificio che ha portato sempre la decisione nelle grandi ore della storia. Questo è il compito primario, il compito di tutti […] Contro la solidarietà della libera Europa verrà ad infrangersi la propaganda dell’odio ideologico e rinascerà nei popoli la certezza della pace e
dell’avvenire democratico, fondato sulle forze dello spirito, della libertà, del lavoro» (20).
Dunque – afferma Scoppola – «unità per evitare una Terza guerra mondiale»: in questo quadro si colloca il tenace impegno di De Gasperi e dei partiti di democrazia cristiana in favore del reinserimento della Germania nel contesto europeo dopo la Seconda guerra mondiale, superando l’iniziale ostilità francese (21).
Al termine della conferenza di Bruxelles del novembre 1948, De Gasperi presenta l’«Italia nuova […] collaboratrice di un’Europa unita in libertà e democrazia» (22). Lo statista trentino costruisce nuove relazioni internazionali tra gli Stati − che fino al 1945 erano in guerra − partendo dalla costruzione di nuove relazioni interpersonali con gli statisti, i politici, i diplomatici e i popoli europei ed extraeuropei: spesso, nei convegni e nelle conferenze pubbliche, De Gasperi utilizza il termine «amici»23; è significativa, a tal proposito, la frase che Robert Schuman scrive al politico italiano: «Ci siamo incontrati tardi nella vita ma la nostra amicizia è stata profonda e senza riserve» (24).
In questo quadro, De Gasperi sostiene e dà vita a varie azioni ed iniziative che sostanziano la sua politica europeistica:
– entra in contatto con le organizzazioni europeiste e, in particolare, con il Movimento federalista europeo di Altiero Spinelli, che lo induce ad accettare senza riserve la soluzione federale: a conclusione di questo percorso, De Gasperi, il 4 novembre 1950 a Roma, firma la petizione popolare per uno Stato federale promossa dall’Unione europea dei Federalisti25;
– partecipa al negoziato che, nel maggio 1949, dà vita al Consiglio di Europa26;
– nel maggio 1950 acconsente che l’Italia aderisca ai negoziati sul piano Schuman (il 9 maggio
2025 abbiamo celebrato il 75° anniversario della firma della dichiarazione Schuman) (27) che avrebbe portato il 18 aprile 1951 alla costituzione del primo organismo della Comunità europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) (28) – primo passo verso l’unificazione –, che tendeva proprio a eliminare uno degli oggetti storici della contesa franco-tedesca (29);
– in seguito alla guerra in Corea (30), per garantire la difesa dell’Europa occidentale da un possibile attacco sovietico – si parlava anche di un riarmo della Germania –, De Gasperi appoggia la proposta francese della costituzione di un esercito integrato europeo: lo statista trentino era convinto che l’unità dell’Europa si sarebbe potuta realizzare con l’esercito (la cosiddetta Comunità europea di Difesa – CED) o con la moneta; per De Gasperi, partire da una integrazione limitata ai soli aspetti militari era solo il primo passo per arrivare ad una integrazione politica ed economica (31). ( Segue)
Leonardo Brancaccio
Note
(1) Nel giugno 1939, Alcide De Gasperi è promosso Segretario della Biblioteca apostolica vaticana e, in seguito all’inizio della Seconda guerra mondiale (1939-1945) e all’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania di Adolf Hitler (che Benito Mussolini annuncia il 10 giugno 1940 dal balcone di Palazzo Venezia a Roma), avvia, segretamente, contatti con un gruppo di ex popolari antifascisti. Nel mese di luglio 1942, a Borgo Valsugana, De Gasperi prosegue gli incontri con alcuni elementi del movimento guelfo mentre, il 29 settembre 1942, a Milano incontra Giovanni Gronchi, Stefano Jacini, Achille Grandi, Gerolamo e Luigi Meda e altri antifascisti cattolici: la riunione sancisce, in clandestinità, la nascita della Democrazia cristiana. Dagli incontri e colloqui svolti nascono i documenti programmatici della Democrazia cristiana tra i quali vi sono le Idee ricostruttive della Democrazia cristiana, redatte da De Gasperi e stampate nel luglio 1943 (cfr. L. BRANCACCIO, Alcide De Gasperi. Cittadinanza attiva, buona politica, bene comune, Roma, 2024, pp. 74-76).
2 A. DE GASPERI, Idee ricostruttive della Democrazia Cristiana, in «piattaforma Alcide», 1943,
(https://alcidedigitale.fbk.eu/): il corpus dei documenti, presenti nella piattaforma suindicata, riprende integralmente l’edizione ID., Scritti e discorsi politici, I-IV, Bologna, 2006-2009. Cfr. anche L. BRANCACCIO, Alcide De Gasperi. Cittadinanza attiva, buona politica, bene comune, cit., pp. 115-135.
3 M.R. CATTIDEGASPERI, De Gasperi uomo solo, Milano, 1964, pp. 231-232. 4 A. CANAVERO, Alcide De Gasperi. Cristiano, democratico, europeo, Bruxelles, 2019, p. 102
4 A. CANAVERO, Alcide De Gasperi. Cristiano, democratico, europeo, Bruxelles, 2019, p. 102.
Alcide De Gasperi e la costruzione della «nostra patria Europa» Democrazia e Diritti Sociali (e-ISSN 2610-9166)
5 Ibid. Il testo è tratto dal verbale della riunione intervenuta all’ambasciata d’Italia a Parigi il 7 agosto 1946 alle
ore 18,20.
6 M.R. CATTIDE GASPERI, De Gasperi uomo solo, cit., p. 234.
7 Ibid., p. 233.
8 Ibid.
9 L’estratto delle memorie di James Byrnes è riportato in M.R. CATTI DE GASPERI, De Gasperi uomo solo,
cit., pp. 233-234. Cfr. J. BYRNES, Carte in tavola, Milano, 1948.
10 Lo stralcio del discorso svolto da De Gasperi il 10 gennaio 1947 a Cleveland, in occasione del Forum promosso dalla rivista Time, è riportato in I. GIORDANI, Alcide De Gasperi, Milano, 1955, p. 181.
11 A. CANAVERO, Alcide De Gasperi. Cristiano, democratico, europeo, cit., p. 113.
12 Ibid.
13 Ibid., p. 118.
14 Ibid., p. 135.
15 Ibid., p. 112.
16 M.R. CATTI DE GASPERI, La nostra patria Europa. Il pensiero europeistico di Alcide De Gasperi, Milano,
1969, p. 10.
17 Ibid., pp. 10-11.
18 A. DE GASPERI, Le basi morali della democrazia, in «piattaforma Alcide», 1948, Azione di governo e atti istituzionali (https://alcidedigitale.fbk.eu/).
19 Ibid.
20 Ibid.
21 P. SCOPPOLA, De Gasperi fra passato e presente, in G. TOGNON (a cura di), Su De Gasperi. Dieci lezioni di storia e di politica, Trento, 2013, p. 29.
22 A. DE GASPERI, Le basi morali della democrazia, in «piattaforma Alcide», cit.
23 L. BRANCACCIO, Alcide De Gasperi. Cittadinanza attiva, buona politica, bene comune, cit., p. 124.
24 M.R. CATTI DE GASPERI, De Gasperi uomo solo, cit., p. 420.
25 A. CANAVERO, Alcide De Gasperi. Cristiano, democratico, europeo, cit., p. 133.
26 Ibid. Il 5 maggio 1949, dieci Paesi dell’Europa occidentale (tra cui l’Italia, che è considerato membro fondatore) istituiscono il Consiglio d’Europa per promuovere la democrazia e proteggere i diritti umani e lo Stato di diritto. La Convenzione europea dei diritti dell’uomo entra in vigore il 3 settembre 1953.
27 Il Ministro degli Esteri francese Robert Schuman presenta un piano per una più stretta cooperazione europea: propone di integrare le industrie del carbone e dell’acciaio dell’Europa occidentale. Da allora, il 9 maggio si celebra nell’Unione europea la “Giornata dell’Europa”.
28 A. CANAVERO, Alcide De Gasperi. Cristiano, democratico, europeo, cit., p. 133. La CECA – i cui Paesi fondatori sono: Francia, Repubblica Federale Tedesca, Italia, Olanda, Belgio e Lussemburgo − è stata la prima di una serie di istituzioni europee sovranazionali che avrebbero condotto a quella che si chiama oggi Unione europea. Sulla base del piano Schuman, i sei Paesi firmano un Trattato per riunire le rispettive industrie del carbone e dell’acciaio sotto una gestione comune: in questo modo, nessun paese da solo avrebbe potuto fabbricare armi da guerra da utilizzare contro gli altri, come in passato. La CECA entra in vigore nel 1952.
29 P. SCOPPOLA, De Gasperi fra passato e presente, cit., p. 29.
30 Il 25 giugno 1950 le truppe della Corea del Nord invadono la Corea del Sud: in tutto il mondo si diffonde
il timore che le operazioni militari nell’estremo oriente fossero la prova generale di un’aggressione comunista
all’Europa occidentale che sarebbe partita dalla base avanzata della Repubblica democratica tedesca (Cfr. A. CANAVERO, Alcide De Gasperi. Cristiano, democratico, europeo, cit., p. 122).
31 Ibid., p. 134.
Pubblicato su Democrazia e Diritti Sociali, 1/2025