È pressoché inevitabile che nel dibattito politico ‒ non quello di elevato livello in cui si parla di valori, di scelte strategiche, quindi programmi di ampio respiro, ma quello che riguarda il contingente e che trova spazio principalmente in articoli e interviste spot o sui social, che puntano sulle dichiarazioni ad effetto di breve termine ‒ affiorino considerazioni o battute contrapposte che, di prim’acchito, paiono convergenti, mentre sono in effetti contrastanti.

Vediamo un caso. Tizio sostiene: «Le risorse ottenibili dall’UE con il programma Next Generation UE (detto anche Recovery Fund) devono essere utilizzate per tagliare le tasse». Caio non è d’accordo: «No, l’UE non lo permette, però possiamo utilizzare le stesse risorse per ridurre il cuneo fiscale sui redditi da lavoro dipendente o per concedere ecobonus fiscali per riqualificazione immobiliare o territoriale o per incentivare i pagamenti elettronici…».

Ma non è la stessa cosa? No, tagliare le “tasse” (per favore, diciamo “imposte”) significa una generalizzata diminuzione delle imposte dirette a parità di reddito o di patrimonio imponibile o una diminuzione generalizzata delle aliquote IVA. Gli incentivi fiscali, invece, sono deduzioni o detrazioni o crediti d’imposta (et similia) riguardanti particolari operazioni (tipo quelle predette) che si vuole incentivare e che, nel caso, siano compatibili con le riforme che l’UE richiede. E a essi sarebbero assimilabili anche le riduzioni di aliquote IVA su particolari beni, al fine di stimolare la domanda di beni da utilizzare per realizzare riforme meritevoli agli occhi dell’UE, e lo sarebbe anche la riduzione del predetto cuneo fiscale, qualora l’UE riconoscesse come obiettivo meritevole l’aumento del contenuto di lavoro nel valore della produzione.

Non è la stessa cosa, ma il dire di voler tagliare le imposte ha sicuramente un effetto mediatico positivo maggiore che dire di voler utilizzare lo strumento fiscale per realizzare specifici obiettivi meritevoli agli occhi dell’UE.

2. Vi sono casi in cui il dibattito “si fa serio”, cioè si basa, non su parole, ma su dati oggettivi, come il dibattito sul numero dei redditi di cittadinanza erogati a favore di evasori fiscali. Partendo da un numero sconosciuto, quale è il numero degli evasori IRPEF, si danno dati precisi (sic) sul numero degli evasori fiscali che incassano il reddito di cittadinanza, ma ognuno dei duellanti critica, a ragion veduta, i dati presentati dalla controparte…

3. Ci sono poi i riformatori per vocazione, che hanno in tasca la chiave per risolvere ogni caso. Ad esempio, prendiamo il caso drammatico della mancanza di un cospicuo numero di insegnanti nelle nostre scuole. La chiave è il ricorso alla via dell’assunzione diretta da parte di ogni scuola, al fine di coprire le cattedre scoperte, indicando a sostegno della proposta il meccanismo di assunzione seguito dalle università italiane, dimenticando che, in queste ultime, la commissione esaminatrice è composta, per quanto riguarda i ricercatori da assumere, da docenti (uno interno e due indicati da altre università) del settore disciplinare cui si riferisce il concorso e non da un eterogeneo Collegio docenti della scuola che gestisce il concorso. Inoltre, per quanto riguarda i professori di prima o di seconda fascia, il concorso decentrato, in passato, ha dato risultati non soddisfacenti, tant’è che è stato modificato ponendo, a monte del concorso locale, una procedura di valutazione nazionale a mo’ di paracadute: il concorso locale è accessibile solo a chi ha avuto una valutazione positiva a livello nazionale. In comune, le due procedure (quella universitaria e quella delle scuole) avrebbero solo il “locale”; per il resto sarebbero tutt’affatto differenti.

Sono tre le perle sopra riportate. Sicuramente non mancherà d’incappare in altre, a breve…

Daniele Ciravegna

 

Pubblicato su Rinascita Popolare dell’Associazione dei popolari del Piemonte ( CLICCA QUI )