Mondo del Lavoro: appunti
1.Il mondo del lavoro ha bisogno di speranza. Vive un vuoto che né il mercato, né la tecnologia sono in grado di colmare. È una vita vissuta senza profondità spirituale; occupata dalla ossessione del profitto; generatrice di malcontento sociale, oltre che individuale.
2.L’origine di questo malessere sta, anche, nella forza che ha raggiunto il capitalismo tecnologico e finanziario , grazie soprattutto alla globalizzazione, che favorisce, in misura crescente, il consumo dei beni e dei servizi , grazie alla tecnologia innovativa incorporata nei prodotti. Ne consegue che la produzione tradizionale, più vicina ai bisogni esistenziali dell’uomo, si marginalizza di fronte sia alla radicalità dei cambiamenti in essere nel lavoro, sia alla rapidità con cui diventano obsolete le idee, che , a loro volta, hanno enfatizzato i nuovi consumi.
Il futuro del lavoro, e della relativa organizzazione, va, dunque, letto secondo l’evoluzione della IA e in base all’efficacia della combinazione del capitale finanziario con la nuova tecnologia digitale. Si realizza un dinamismo tecnologico ininterrotto, che , come non è mai successo in passato, troverà la copertura finanziaria alle novità senza sosta alcuna.
3.È dagli anni novanta in poi, che si conosce il profondo cambiamento prodotto dalla tecnologia, a cominciare da quello che ha ridisegnato non solo il mondo del lavoro , ma anche la vita sociale( si pensi ad Internet etc).
Se, da un lato, infatti, il progresso tecnologico e l’integrazione dei mercati globali hanno avuto come effetto quello di aumentare i profitti dal capitale investito; dall’altro canto, i lavoratori, in particolare quelli italiani, ne hanno beneficiato in misura nettamente inferiore, non avendo avuto adeguati aumenti reali del salario.
Va, tuttavia, sempre tenuto presente che con la coesistenza pacifica di più fattori (dalla creazione di filiere tecnologiche sovranazionali alla riduzione/annullamento delle barriere commerciali), si è creato un “ glorioso trentennio” ( 1980-2010 ), ossia un’età dell’oro come è stato definito. Il mondo ha prodotto molto più di quanto ha fatto in passato; infatti, nel periodo 1980/2000, il Pil globale si è raddoppiato. Inoltre, il Pil globale , calcolato nel 2015, si è triplicato. Il commercio internazionale , contemporaneamente, si è più che raddoppiato.
4.Della crescita della ricchezza di questi ultimi decenni ne hanno beneficiato élite sociali ristrette , essenzialmente occidentali. Si è, così , affermato che il capitale aveva avuto il sopravvento sul lavoro, in misura tale che aveva potuto realizzarsi il dominio assoluto del mercato.
All’opposto, le forze politiche di sinistra evidenziarono che le crescenti risorse economiche disponibili avrebbero dovuto essere, invece, diversamente impegnate, in modo da consentire una riduzione della disuguaglianza di reddito tra le classi sociali. Ed in quest’ultima direzione si sono mossi i paesi europei neglianni successivi alla fine della seconda guerra mondiale, prendendo come riferimento il piano inglese , noto col nome di “ Piano Beveridge” .
Tuttavia, il trentennio d’oro finì. Misurando i suoi effetti, nelle società occidentali, è stata rilevata una concentrazione di ricchezza in pochi soggetti. In altri termini , c’è la conferma che il capitalismo, in quanto tale, tende a generare disuguaglianza. Per ottenerne un’inversione di tendenza a favore del lavoro sono indispensabili interventi pubblici esterni. Infatti, per Thomas Piketty ( “Il Capitale nel XXI secolo” ), lo sviluppo neutrale del capitalismo conduce alla fine dell’attuale sistema, perché i capitalisti tendono a impossessarsi di tutti i profitti.
Attualmente, la crescita ininterrotta ad alti tassi di sviluppo si è fermata: i salari hanno perso potere di acquisto, il carrello della spesa presenta segni d’inflazione, aumentano i bonus assistenziali, etc. Così, la globalizzazione, all’ombra dei suoi successi, come già sottolineato, ha prodotto malcontento. Inoltre, la tecnologia digitale, in specie l’IA e i suoi sviluppi futuri, è potenzialmente in grado di indurre nella società trasformazioni radicali.
È, infatti, prevedibile che il dinamismo tecnologico farà aumentare la produttività, che, a sua volta, è in grado di generare nuova ricchezza, destinata prioritariamente alle élite. Per cui, se la tecnologia condiziona, in misura molto elevata , il processo di formazione della disuguaglianza sociale , quale ruolo possono svolgere le forze del mondo del lavoro?
Potrebbe essere quello di dare un orientamento alla crescita globale con un nuovo compromesso tra tecnologia, capitale e lavoro: patto che è indispensabile per attraversare con successo l’attuale momento di squilibri economici e sociali. Il fine è la costruzione di una società giusta e democratica.
5.Dal nuovo patto tra capitale e democrazia le forze sociali trasformatrici dovrebbero trarre elementi di speranza, di fede, di rigore etico, avendo ben presente che noi europei siamo gli eredi delle tradizioni storiche più esaltanti. Queste possono diventare delle risorse preziose per la trasformazione culturale, spirituale e sociale delle società europee.
6.La crisi del benessere sociale, di cui il mondo del lavoro è portatore, può essere attribuita, principalmente, al deterioramento della fiducia nei confronti delle ricadute economiche verso i ceti sociali più deboli. Questa crisi di fiducia è accentuata dallo scenario ipotizzabile quale effetto della contestazione della leadership statunitense. Viene, cioè, messa in discussione, soprattutto dalla Cina, un’economia globale fortemente interconnessa. La Cina fa sentire la sua contrarietà ad una società aperta e democratica, al pari di quelle occidentali. Si va verso una nuova era post-americana , in cui sono messi in discussione i diritti umani e sociali, e gli ideali di libertà, che caratterizzano la storia dei Paesi occidentali.
7.Una reazione da auspicare sarebbe , dunque, un’accelerazione nel fare l’Europa Unita. Invece, rileviamo un vuoto di azione politica,chetrova la sua giustificazione negli ostacoli posti dall’affermarsi di un capitalismo tecnologico-finanziario neoconservatore, che ha il suo epicentro negli Usa. Nei paesi europei, in particolare, è causa di una crisi della coesionesociale, come già evidenziato , motivata dalla crescente disuguaglianza economica, causata anche dalla formazione a livello mondiale di mirabolanti ricchezze e dal loro spreco. Le inquietudini sociali, così create, possono tradursi in derive politiche illiberali.
A questo proposito, va evidenziato che l’interdipendenza delle aree economiche internazionali ha raggiunto livelli senza precedenti e modalità complesse che possono mettere in discussione la libertà e i diritti umani, codificati dalle organizzazioni internazionali a tutela del lavoro.
Il mondo del lavoro èstato condizionato, in questi anni, dal declino dell’influenza degli Usa e dallo svilupparsi di uno scenario multipolare. Questo non deve indurre errate valutazioni: gli Usa rimangono la prima potenza economica mondiale; tuttavia, Cina, India, Russia, Brasile, Arabia Saudita rivendicano una loro autonomia. I settori del confronto diventano l’innovazione tecnologica, il software (IA), la formazione specialistica (università, centri di ricerca), gli strumenti finanziari.
Si può ritenere che stiamo vivendo una fase in cui l’economia ha, sempre più, una sua dinamica e che è saldamente interconnessa: la Cina ha bisogno dei consumatori statunitensi, le multinazionali Usa delle materie prime cinesi, e così via. Tuttavia, il cambiamento, che è globale, crea disagio: si perdono le certezze del passato.
È fuori discussione che, in prospettiva, la rivoluzione dell’immateriale potrebbe generare trasformazioni culturali e sociali di difficile immaginazione. Per cui, non è immediato pensare di trovare nel mondo del lavoro una visione del futuro, basata su una condivisione dei diritti sociali e dei criteri per la ripartizione dei redditi. È più facile , oggi, rilevare profonde inquietudini ed elevati gradi di alienazione .
8.Nell’esaminare il quadro economico e sociale attuale , pur con tutti i suoi limiti, non si può non tenere conto che presenta i migliori assetti economici e sociali risultanti dal post seconda guerra mondiale. C’è stata un’ indubbia accumulazione di ricchezza.
Tuttavia, la combinazione tra tecnologia digitale e finanza speculativa induce, alla luce delle considerazioni fatte, a teorizzare, nel lungo periodo, il sopravvento totale del capitale sul lavoro.
Lo scenario futuro dipende, dunque, solo dalle leggi del mercato? Dal dinamismo tecnologico? La risposta è no, se all’interno dei paesi europei si sviluppano consensi sufficienti per la costruzione di una autentica società civile, basata su una forte etica democratica. Servono strutture economiche, sociali e politiche che facciano sì che l’economia non sia solo crescita economica, ma soprattutto che dia un orizzonte di senso al mondo del lavoro, in cui i lavoratori si sentano parte attiva di una società non ridotta al solo consumo.
9.Una notevole fragilità del mondo del lavoro è data dalla delocalizzazione (promossa dalla globalizzazione), e dalla crescente disuguaglianza economica (che ha concentrato enormi ricchezze nelle mani di ristrette élite mondiali), che hanno molto indebolito il sindacato delle democrazie occidentali.
Così è avvenuto anche nel mondo del lavoro italiano: sono stati messi in discussione dagli stessi lavoratori i punti fondamentali della politica sindacale, iniziando dal potere politico dei rappresentanti sindacali. In sintesi, ad oggi, è messa in discussione la tesi sindacale che ha ritenuto non percorribile la via della democratizzazione del capitalismo e, di conseguenza, si è ritenuto antisindacale il coinvolgimento diretto dei lavoratori negli organi di governo dell’azienda. È stata teorizzata dai vertici sindacali, come è noto, la separazione conflittuale, non sanabile, tra lavoro e capitale; da qui, la legittimazione dello scontro sociale per la soluzione delle crisi aziendali. Inoltre, si evidenzia che, ancora oggi, predomina la centralizzazione della contrattazione: vale il “ top down “ a danno del “ bottom up”. Non ha avuto presa sulla politica sindacale la lezione di Adriano Olivetti di valorizzazione del lavoro in fabbrica partendo dal “basso “.
10.La lettura dell’attuale scenario sociale fa ritenere opportuno e necessario un sistema di relazioni sindacali in grado di dare un nuovo senso al mondo del lavoro, in linea con gli “appunti “ precedenti. Al centro del sistema ci sono la persona umana e la comunità locale. Ne consegue che i principali punti di riferimento dovrebbero essere :
- Il coinvolgimento dei lavoratori negli organi di governo dell’impresa, compresa la partecipazione agli utili d’esercizio;
- Il cambiamento della contrattazione :
- nel metodo, meno centro più periferia; più potere decisionaledelegato allabase del movimento dei lavoratori;
- nei soggetti, il confronto tra capitalisti e lavoratori viene allargato alla Comunità locale;
- nei contenuti, il confronto può essere esteso ai programmi di investimenti sociali da attuare nel territorio e finalizzati al benessere locale, grazie alla comunione d’intenti tra comunità, impresa e sindacato.
Il coinvolgimento della comunità territoriale non mira ad eliminare la conflittualità strutturale tra capitale e lavoro, bensì si prefigge di produrre energia creativa di senso sociale e di legittimazione dei processi di accumulazione.
11.Infine, nella enciclica sociale di Papa Francesco “ Fratelli Tutti” si legge al paragrafo 183 :“ L’amore sociale è una forza capace di suscitare nuove vie per affrontare i problemi del mondo d’oggi e per rinnovare profondamente dall’interno strutture , organizzazioni sociali, ordinamenti giuridici .”
Roberto Pertile