Via via ci avviciniamo al momento elettorale del prossimo anno, s’infittisce l’affannosa ricerca del cosiddetto “centro”. Se ne fa interprete, del tutto recentemente, ancora una volta, anche Giorgio Merlo, con la generosa dedizione che, da tempo, riserva a tale argomento.
Su queste pagine, invece, andiamo sostenendo – da quando hanno visto la luce : marzo 2019 – che occorrerebbe, se non altro, rivisitare il lessico, con cui ci avviciniamo a questi argomenti. In caso contrario, è, di per sé, il linguaggio a trarci in inganno, cosicché rischiamo di parlare della stessa cosa, senza saperlo, anzi, immaginando di sostenere tesi opposte ed inconciliabili. Ma non è detto che sia così.
Estrapolare parole come “centro” o “moderati” da un contesto storico in cui hanno rivestito un ruolo fondamentale per la complessiva architettura politica del Paese e trapiantarle in tutt’ altro “humus” è un’ operazione ad alto rischio di esiziale fraintendimento. Meglio consegnarle alla loro memoria storica e trovarne altre.
Se vogliamo ricorrere, per una volta, ad una metafora geometrica, il “centro” della “prima repubblica” era il cardine, non il complemento del sistema. Rappresentava il momento dove, puntato lì il compasso, si tracciava attorno la circonferenza che comprendeva le forze dell’ arco democratico e costituzionale. E’ ben vero che ogni punto della circonferenza, anche allora, di necessità ne contemplava un altro diametralmente opposto, nel senso letterale del termine, ma il tutto avveniva secondo una circolarità plurale di relazioni e di rapporti politici che disegnando una transizione netta, ma progressiva tra le une e le altre posizioni, consentiva di ricomprenderle tutte in una comune cornice dialettica. Oggi succede esattamente il contrario.
Posta la circonferenza in essere, o meglio i due punti antitetici che vi insistono, si immagina di ricavarne il “centro”, ma poiché ambedue gli schieramenti in campo rivendicano il proprio, i “centri” diventano necessariamente due, cosicché si elidono a vicenda e la loro somma è uguale a zero. Abbiamo, invece, bisogno, esattamente al contrario, di una forza che sia non centrale, ma “eccentrica”. Che, cioè, non divenga, di fatto, interponendosi tra le sue ali estreme, complementare ad un sistema esausto. Ma sia autonoma e si disponga al di fuori del perimetro bipolare e maggioritario – dove, peraltro, è oziosamente accampata la metà degli italiani che non votano più – ed eserciti, nei suoi confronti, un ruolo di alternativa di schieramento e, nel contempo, di visione, di progetto, di programma. Insomma, ci vuole qualcuno che offra agli italiani una reale opzione alternativa e consenta loro di tornare a credere nella politica ed ancora sperare.
Ovviamente, posizione “autonoma” non significa autoreferenziale e neppure solitaria. Non si tratta, cioè, di rannicchiarsi nella “comfort zone” della testimonianza, ma di sostenere il confronto politico, anche quando si fa rude, secondo la condizione storicamente data. Per quanto concerne il “progetto”, anche qui bisogna andare oltre il balletto scontato degli accomodamenti “riformisti” ed osare l’ avventura di un pensiero nuovo e forte, gettandone le fondamenta e creando i presupposti necessari a domare la “differenza epocale” che ci è dato vivere.
Dobbiamo spiegare, in modo onesto e nitido, agli italiani come tali ed in quanto “europei”, che siamo stati buttati fuori dalla “modernità”, dalla sua rotonda fiducia nell’ onnipotenza della ragione. Cosicché i processi della storia, per quanto drammatici, apparivano modulati e, per forza di cose, inscritti in una prospettiva talmente necessaria di progresso, per cui quest’ ultimo si sarebbe fatto sostanzialmente da solo, quasi a prescindere dalla nostra fatica e dalla nostra responsabilità. Se mai così sia stato, oggi non è più così!.
Ci sono diseguaglianze enormi da colmare, ingiustizie da riconoscere e cancellare, debiti da onorare, prezzi da pagare, stili di vita da cambiare, attese e nuove speranze da coltivare. Insomma, l’ “alternativa di sistema” di cui abbiamo bisogno non e è solo un dato o una schermaglia di schieramento, ma, anzitutto, di visione e di programma.
Temi ed argomenti su cui tornare e che – non solo su queste pagine, ma anche in documenti ufficiali – sono già stati assunti, non astrattamente, ma secondo un ragionato ordine di priorità che stiamo via via sviluppando.
Domenico Galbiati