La crisi globale degli sfollati non accenna a diminuire, toccando un nuovo, drammatico picco. Alla fine del 2024, il numero di persone in condizione di sradicamento forzato ha raggiunto la cifra record di 123,2 milioni, in crescita del 6% rispetto all’anno precedente. Questo dato emerge dalIX Report “Il Diritto d’Asilo” della Fondazione Migrantes, intitolato Richiedenti asilo: le speranze recluse, presentato a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana. Il rapporto evidenzia come a questo aumento delle crisi corrisponda un arretramento dei sistemi di protezione, con la rimozione della responsabilità politica attraverso “esternalizzazioni e reclusione”.
Allarme Globale
Il Report dipinge un quadro allarmante: a livello globale, tre rifugiati su quattro continuano a trovare accoglienza in Paesi a basso o medio reddito. Si contano inoltre 46 milioni di “sfollati climatici” solo nel 2024. Sebbene a metà 2025 si sia registrata una prima flessione decennale (117,3 milioni di persone in fuga), questa è dovuta prevalentemente a “ritorni” in Paesi non sicuri.
L’Italia controcorrente
Mentre l’Unione Europea registra una generale flessione nelle richieste di asilo – con la Germania che segna, ad esempio, un calo significativo del 30% – l’Italia si presenta come un’eccezione notevole, evidenziando dinamiche interne che sfidano la tendenza continentale. Il 2024 è stato per il nostro Paese un anno da record storico per quanto riguarda le domande di protezione internazionale: si sono infatti toccate quasi le 159 mila richieste. Questo picco non trova riscontro nel resto dell’UE, ponendo l’Italia al centro di flussi migratori che, seppur in calo altrove, qui continuano a intensificarsi. A questo dato si affianca un altro elemento di forte specificità italiana: l’elevato tasso di dinieghi. Le Commissioni territoriali italiane hanno risposto a questo aumento di richieste con una rigore decisionale superiore alla media europea. Nel corso del 2024, il 64% delle domande esaminate ha ricevuto un esito negativo, una percentuale ben più alta rispetto al 51% registrato come media a livello comunitario. Un trend che, lungi dal diminuire, si è ulteriormente acuito, arrivando al 69,5% di dinieghi registrati nel solo primo semestre del 2025.
Ottenere asilo non basta
Infine, il contesto italiano presenta una criticità distintiva anche per coloro che ottengono il riconoscimento dello status di rifugiato o di protezione sussidiaria. Una recente e significativa ricerca, supportata e finanziata dall’UNHCR, ha sollevato un allarme sulla fragilità socio-economica di questa fascia di popolazione. Secondo lo studio, ben il 67% dei beneficiari di protezione internazionale in Italia vive in condizione di povertà relativa. Questo dato non solo sottolinea le difficoltà di inclusione e autonomia, ma evidenzia una specifica povertà che affligge una popolazione che, pur avendo diritto a risiedere sul territorio, fatica a raggiungere una stabilità economica di base. L’Italia si trova, dunque, di fronte a un triplice paradosso: un record di domande, un record di dinieghi e una povertà diffusa tra chi la protezione la ottiene, delineando un quadro complesso che merita un’attenzione politica e sociale prioritaria.
La visione di Migrantes
Mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, ha sottolineato l’importanza della vicinanza umana: “Quando abbiamo visto e sentito, come Chiesa e come persone che hanno a cuore il bene comune e la dignità umana, diventa fondamentale prendere posizione e farsi vicini: è un modo per dare una forma concreta alla speranza”. Sulla grave situazione mondiale e la risposta occidentale a Interris.it è intervenuta Maria Cristina Molfetta, antropologa e curatrice del rapporto della Fondazione Migrantes, che ha trasformato le cause dell’esodo in chiare dichiarazioni: “Le persone che avrebbero bisogno di protezione nel mondo aumentano perché aumentano le guerre, le disuguaglianze, la fame e la mancanza di libertà. La controparte è che gli Stati Uniti, l’Europa e l’Italia sono sempre meno disponibili a dare protezione, provando a eludere la responsabilità con strumenti che vanno dalla possibilità di rinchiudere i richiedenti asilo alle liste di paesi sicuri”.
L’impatto della comunicazione
“L’elemento scatenante – continua ancora Molfetta – è il numero di guerre, che non è mai stato così alto e che siamo sempre meno capaci di gestire. Al numero di guerre si associa l’aumento delle spese militari: investiamo sempre meno risorse per le persone più fragili e più povere, e sempre più per gli armamenti. È un mondo che va in questa direzione e difficilmente sarà pacifico. La comunicazione ha influito moltissimo negli anni su come sono state presentate le persone in fuga, costruendo una percezione della realtà distorta. Adesso non è quasi neanche più un problema di comunicazione: essa ha costruito una percezione della realtà che è diventata molto difficile da superare”.
L’Appello
Il Report 2025 invita istituzioni e società civile a ricollocare al centro “diritto internazionale, diritto d’asilo, diplomazia e bene comune”. Per dare seguito a questa visione, la Fondazione Migrantes continua il suo impegno di sensibilizzazione. “Il nostro investimento principale è questo rapporto, che fa vedere le storture del sistema – ha concluso Maria Cristina Molfetta – . “Da tre anni, facciamo anche un fumetto come strumento per le scuole medie e superiori, per parlare con i ragazzi di queste tematiche che riguardano i nostri diritti e il nostro benessere”.
Francesco Vitale
Pubblicato su www.interris.it