Bene fa l’Europa a chiedere a Donald Trump di rispettare l’accordo sui dazi. “Un accordo è un accordo” hanno risposto da Bruxelles dopo l’ennesima impennata furiosa con cui il Presidente statunitense ha reagito alla pesante bocciatura della sua politica doganale venuta dalla Corte suprema Usa. E, a dispetto delle solite fantasmagoriche sue affermazioni – su cui continua, nonostante il 60% degli americani boccino le sue politiche senza appello – ci può essere l’occasione per impostare una più autonoma, condivisa ed organica politica europea economica e finanziaria.

Ma i problemi non mancano. Anche a causa dei molti che lavorano più per Trump che per un’Europa adulta vista, sì, nel rispetto dei decennali rapporti di amicizia ed alleanza con Washington, ma che pensi, per prima, cosa ai propri interessi.

Un segnale da non sottovalutare viene dai continui attacchi, per quanto paludati, alla Cristine Lagarde che presiede la Bce, la Banca centrale europea. Già agli inizi dell’estate scorsa si parlava delle sue dimissioni. Ma più per invitarla a darle che sulla base di una sua volontà certa. E così, la Lagarde, andando in ferie agli inizi di agosto, salutò tutti con un arrivederci a settembre. Non aveva alcuna intenzione di chiudere il suo mandato a Francoforte quella estate. Adesso, ci risiamo. Con il Financial Times che ripropone il preannuncio delle sue dimissioni. Ancora una volta smentite dalla Bce con un comunicato del fatto che la ex ministra francese ha intenzione di restare al proprio posto fino alla scadenza naturale del mandato.

E cosa è accaduto tra l’estate del 2025 e la diffusione di queste nuove voci ed insinuazioni? Che a Monaco, in occasione della Conferenza internazionale sulla Sicurezza, la Presidente della Banca centrale europea ha annunciato l’ampliamento del sistema Eurep  (Eurosystem Repo Facility for Central Banks). Il meccanismo della Bce che agisce come prestatore di ultima istanza per le banche centrali extra-euro e, così, sostiene la stabilità finanziaria globale e rafforza il ruolo dell’euro. Praticamente, la moneta europea sostituisce il dollaro negli scambi tra due banche centrali, garantendo liquidità in valuta estera in periodi di  crisi finanziaria. In modo da stabilizzare i mercati ed aiutare l’economia e le autorità del paese interessato.

Giunto con non poca sorpresa – e la notizia è stata tenuta abbastanza sotto silenzio, in particolare da stampa e televisioni italiane – l’annuncio della Lagarde si è rivelato diretto ad evitare che un’eventuale vendita massiccia di debito in euro sul mercato  possa creare all’Europa gli stessi danni registrati con la crisi finanziaria di quindici anni fa. Quanto la decisione della Bce sia stata importante l’ha spiegata l’immediata reazione di Trump con una delle risposte delle sue: “posso fare andare su e giù il dollaro come mi pare e piace”. Ma alla luce della sentenza della Corte suprema americana sui dazi – una Corte che non è affatto in mano ai democratici – e delle difficili situazioni affrontate dall’economia e dai consumatori statunitensi, la sua minaccia è tutta da verificare.

Quindi, la mossa della Bce – che non sembra sia stata concordata con tutti i governi europei – ha sia un effetto in positivo -nel senso che consente all’euro di svolgere una propria funzione autonoma, e persino concorrenziale del dollaro nei rapporti con tanti altri paesi extra Ue – sia come prevenzione di eventuali attacchi finanziari diretti a prendere di mira i debiti pubblici di numerosi paesi dei 27 i quali sono, ovviamente, in euro. Scontata la constatazione che questo sta avvenendo nel momento di peggiore andamento del dollaro e, in qualche modo, così, viene sfruttata la debolezza della moneta verde aggravata dalle politiche di Trump dirette, in gran parte, a procurare  più danni possibili all’economia europea.

Sono temi che meriterebbero una conoscenza e un’attenzione che finora sono mancate. Da parte di una politica che privilegia il parlare d’altro. E al riguardo è necessario conoscere soprattutto la posizione e gli intendimenti del nostro Governo. Guidato da Giorgia Meloni che ha alle spalle una nutrita serie di attacchi alla Lagarde e alla Bce, ma anche del Ministro Giancarlo Giorgetti di cui si racconta la gestione alla “Draghi”, ma che, in realtà, resta dipendente di quella Lega sempre intenzionata a cancellare l’Euro e l’Europa per il ritorno ad un sovranismo astorico e sciocco. Che non tiene affatto conto della complessità del mondo e delle sue dinamiche, in particolare emerse con la guerra d’Ucraina e il cambio di paradigma nelle relazioni tra Stati Uniti ed Europa.

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