Come darci torto quando indichiamo il nostro porci in alternativa con tutto il sistema politico italiano. Lo diciamo soprattutto a quegli amici che si sbracciano per sostenere questo o quello che corrono in un uno o nell’altro schieramento pensando esclusivamente ai voti che si può meglio riuscire a raccogliere. Un metodo già criticabile in situazioni normali, anche se è comprensibile che della politica si cerchi il bicchiere mezzo pieno del risultato piuttosto che  quello dei contenuti, troppo spesso considerata la parte mezza vuota. “O Franza o Spagna, purché se magna” è una frase non presente nell’inno di Mameli, ma ne è uno dei più certi corollari melodici che l’accompagnano come silenzioso, ma tenace controcanto.

Questi, però, non sono tempi ordinari in cui la valutazione politica possa essere ridotta a una sola logica di schieramento. Il Coronavirus ha la forza del cambiamento. Se ne stanno accorgendo gli economisti più attenti. Quelli che invitano oggi a occuparsi soprattutto della pandemia. Questa ci porterà ad un quadro nuovo e, pertanto, non c’è proprio più nulla da dare per scontato. Solo quando essa sarà passata sapremo esattamente in quali condizioni ci ritroveremo e, allora, un “New deal” sarà possibile da prefigurare appieno.

Non c’è dubbio che siamo costretti a navigare a vista e che, pertanto, mentre immaginiamo i possibili scenari del domani dobbiamo occuparci dell’oggi, per quanto possa sembrare questo riduttivo. Per prima cosa si deve pensare ai malati, alle vite umane da salvare. La logica vorrebbe che si reagisse in maniera unitaria a qualcosa di cui, al momento, si sa solamente che è in grado di colpire duramente. Oltre 234mila nuovi casi in Europa e più di 181 mila negli Stati Uniti nel corso delle ultime 24 ore. Quasi 4 mila morti nel Vecchio continente in un giorno, all’incirca 1400 al di là dell’Atlantico. Ben altro andrebbe aggiunto dalle Americhe latine, dalla Russia ecc ecc.

A fronte di questa situazione, siamo ancora dinanzi alla pantomima delle polemiche sui colori delle regioni italiane. Mentre si cerca di capire se c’è, almeno, una stabilizzazione dell’andamento della pandemia, i nostri telegiornali serali ci fanno ascoltare le dichiarazioni di alcuni presidenti di regione che, evidentemente, si sono persi qualche puntata precedente. Quella ad esempio in cui c’era sembrato di capire che Stato centrale e regioni fossero riuscite a trovare dei criteri per trasportare dalla tavolozza del pittore alla cartina d’Italia le regole da adottare. C’eravamo sbagliati.

Chi minacciava di sparare il bazooka lo faceva solo, così, tanto per fare? Adesso che gli chiudono anche la sua regione se la prende con gli incapaci che stanno al Governo. Vincenzo De Luca, particolarmente polemico con i ministri dei 5 Stelle, non ci sta e vuole un Governo di unità nazionale. Come se egli si fosse distinto per una sensibilità inclusiva e come se in quel nuovo Governo non entrassero sempre i seguaci di Beppe Grillo, che pure restano ancora il gruppo parlamentare più grosso. Parole in libertà, dunque. Il Governatore della Toscana contesta i giorni presi in esame per negare la necessità di un intervento restrittivo visto che la gente non riesce da sola ad autoregolarsi.

Questi due governatori non sono i soli, però, a non accettare più quello che sembrava assodato: là dove la pandemia è fuori controllo si finisce progressivamente ad essere zona rossa. Siamo sempre al “tengo famiglia”.

Io personalmente non avrei abbassato la guardia neppure nel corso dell’estate. Personalmente non l’ho fatto e dopo aver visto l’aria che tirava sul litorale di Ostia mi sono ben guardato dall’andare in spiaggia se non due o tre volte in tutta la stagione, e non durante il fine settimana, nonostante la calura particolarmente accentuata dell’ estate di quest’anno.

Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Cosa che sembrano scordarsi quasi tutti i governatori, molti altri politici e quasi tutti i partiti evidentemente incapaci ad affrontare con serietà, responsabilità e spirito di servizio una situazione d’emergenza acuta come quella che viviamo senza abbandonarsi a calcoli elettorali.

Il mio non è qualunquismo. Anzi, è esattamente il contrario perché, come dimostrano tanti segnali, il Coronavirus può finire persino per mettere in discussione i concetti basilari della democrazia fondati sulla corresponsabilità e sul riconoscimento dell’esistenza di diritti e di doveri. Ai partiti e alle istituzioni è proprio demandato il compito di garantire il giusto equilibrio tra di loro. Soprattutto laddove, e questo è il caso dell’Italia, la società civile non è in grado di individuarlo autonomamente, come invece sarebbe auspicabile fosse.

Giancarlo Infante

 

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