Non scordiamo l’ Ucraina. Non consentiamo che l’ orrore per Gaza restringa il nostro campo visivo e non ci permetta di non provare più altrettanto sdegno per i bambini di Kiev e per le famiglie cui vengono strappati. Non è anche questa una forma di genocidio che vuole cancellare l’anima di un popolo dal cuore dei suoi figli?
Perché non si è ancora vista né nelle Università né nelle piazze delle nostre città una manifestazione di denuncia della guerra criminale ed indiscriminata di Putin? Perché i nostri pacifisti non osano – come fanno le imbarcazioni di Flotilla sull’altro fronte di guerra – e non vanno a Mosca a sventolare bandiere ucraine sulla Piazza Rossa? Siamo intimiditi da tanti “putiniani d’ Italia” ?
Siamo trattenuti dal pudore di non apparire schierati con l’ abbaiare della NATO? Siamo consapevoli o no che gli ucraini – e non è retorica dirlo, né si cede all’enfasi – letteralmente muoiono per noi, soprattutto da quando Trump ha fatto sapere a Putin che dell’ Europa può farne scempio?
Gli ucraini sono i soldati in prima linea – quelli che, nelle guerre di un tempo, stavano nella trincea più avanzata, esposti direttamente al fuoco nemico – dell’ Europa intera. Continuiamo, come l’ orchestrina del Titanic, a suonare la musica di sempre intanto che la nave affonda? Oppure l’ Europa è in grado di cogliere l’ attimo che la storia le offre perché sia finalmente sé stessa? ![]()