C’è un’Italia che emerge leggendo i report di AIFA sui consumi dei farmaci e aiuta a capire meglio i sondaggi e le indagini sociali: frequentando le farmacie scopriamo un po’ chi siamo.
“È un Paese dove il mal di schiena, l’ansia e la stanchezza si combattono con pillole e gocce, e dove la fragilità ossea si rimedia con la vitamina D”. E visto che il consumo aumenta, forse, i risultati non sono proprio eccezionali: ma in mancanza di meglio…. E poi, “attaccarsi ad un oggetto: il farmaco” – risorse economiche permettendo – è più semplice e immediato di tante altre possibili azioni e iniziative: e non richiede nemmeno tante “introspezioni psicologiche o socio-filosofiche”.
Secondo il Rapporto OsMed 2024 dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), gli italiani hanno consumato in media oltre 1.100 dosi di farmaci ogni mille abitanti al giorno. Si conferma come siamo “anziani”, stressati e abbiamo anche diversi acciacchi.
Il mercato dei farmaci da banco e di automedicazione cala leggermente nel 2024 (-1,7%): forse si è comprato un po’ meno, ma lo si fa con acquisiti mirati che convergono per gestire in autocura i disturbi quotidiani e i malanni di stagione: anti-infiammatori per il mal di gola e i malanni stagionali e per i dolori articolari.
Provare a recuperare un po’ di auto-consapevolezza su come affrontare in autocura i piccoli o cronici malesseri quotidiani non è di per sé un errore (so per certo che buona parte di chi si occupa di salute non la pensa affatto così): è parte della storia dell’umanità. Con una differenza sostanziale: fino a 40 o 50 anni or sono era solitamente un distillato di conoscenze che derivava dalla tradizione della medicina popolare, con i suoi limiti ma anche con le sue saggezze: ora deriva per lo più da conoscenze raccattate compulsivamente non tanto dal mitico “dr Google”, ma dai pervasivi social, apparentemente trasparenti, ma manipolati sapientemente da algoritmi condizionati da interessi di solito economici, a volte anche di altra natura, che orientano verso una autocura che poggia sul consumo.
Distillato di saggezza? Non proprio: “e-commerce” o suggerimenti per gli acquisti…
Il Rapporto Aifa registra un aumento dei consumi di antidepressivi e ansiolitici, con una crescita a doppia cifra percentuale per alcune molecole.
Dal momento che ansia e depressione, per quanto ad oggi noto, è escluso siano legate a “virus o agenti infettivi epidemici” e poiché il substrato genetico/biologico che ci rende vulnerabili a questi disturbi non si modifica certo in pochi anni, l’unica spiegazione dell’aumento delle condizioni ansioso-depressive è la crescente difficoltà di moltissime persone a gestire lo stress.
Tanti fattori sociali determinano “stress”:
- lavoro povero, ma anche e in egual misura “lavoro stupido”: ci sono ormai moltissimi lavori che sono percepiti come “senza senso”. Lavorare senza percezione del senso di ciò che si sta facendo è sicuramente una condizione alienante perché toglie prospettiva e visione futura. Forse
- percezione di insicurezza nella propria casa o quartiere: furti, truffe, ma anche immigrati e “homeless” ci trasmettono una inquietudine di fondo pervasiva. Se poi ci si mette anche la violenza, quella apparentemente gratuita e spicciola che può raggiungerti alle fermate degli autobus o anche casualmente lungo la strada, come ci raccontano i social amplificandone spesso la dimensione oggettiva, o le violenze a sfondo sessuale fino al dramma tragico dei femminicidi ….Si vive nelle perenne convinzione di “essere sotto assedio” o di poter essere in pericolo in ogni momento…
- Standard di efficienza prestazionale sempre più richiestivi e sfidanti: corpo sempre in forma, in buona salute, capace di combattere i “radicali liberi”, prestazionale; tono emotivo sempre elevato per essere vivo e vitale; sempre pronti a nuove sfide emotive e esperienziali, specie nel tempo libero; sempre aggiornati e competenti su tutto per scegliere le migliori offerte del mercato
- Relazioni personali da avere sempre piacevoli e al top: meglio se cambiate di frequente per evitare la noia e lo “stress” (???) della routine quotidiana … e di converso, relazioni sempre più scarse, limitate e sostituite dai social e chissà dalla IA con le chat – bot
E poi l’organizzazione domestica:
- quasi un incubo per chi ha più figli, tra scuola, sport e tempo libero, tra traffico, orari da incastrare e liberatorie di ogni genere, da firmare rigorosamente da entrambi i genitori….(quando ci sono…)
- drammatica per chi vive solo o non è completamente autosufficiente
Una pillola e via…dagli ansiolitici e antidepressivi, ai polivitaminici, alla vit D e ai modulatori immunitari da banco, agli integratori (4 miliardi l’anno): ….fin quando dura e funziona…
Non va meglio tra i più piccoli: oltre 4,6 milioni di bambini e adolescenti hanno ricevuto almeno una prescrizione nel 2024, con poche differenze di genere. Gli antibiotici restano i più diffusi, ma cresce anche qui l’uso di psicofarmaci pediatrici (+9% in un anno), per disturbi dell’attenzione e dell’umore: un segnale di crescente disagio anche nelle nuove generazioni. Rimaniamo pur sempre il “fanalino di coda” nel mondo occidentale nell’uso di psicofarmaci in età evolutiva: in questo caso sarebbe bello continuare a rimanere in fondo alla classifica: non a causa della mancanza di servizi specifici e specialisti capaci di valutare e decidere per il meglio, ma per una attenzione e una cultura che ha imparato a tutelare meglio i bambini, le loro famiglie e i luoghi dove questi nostri piccoli possano fare le esperienze utili alla loro crescita: dagli asili nido, alle scuole superiori, agli oratori e ai luoghi di aggregazione, anche sportiva, per sperimentare e sperimentarsi in modalità di aggregazione sociale, anche relativamente autonome e giocose (anche a 6 anni sembrano orami tutti piccoli futuri campioni olimpici…).
Emerge, interpretando un po’ – tra il serio e il faceto – i dati sui consumi dei farmaci, un paese che fa di tutto per resistere, sempre più stanco e sfiduciato: colpevolmente messo su “strambi binari” che aumentano il logorio quotidiano e non gli fanno più cogliere la bellezza del vivere in un paese che potrebbe essere davvero il migliore del mondo: storia, arte, paesaggio, umanità della gente, gusto del bello e dell’accoglienza, anche fazioso e “partigiano”, quando capita (ma è un po’ il sale della vita): orazi e curiazi, ghuelfi e ghibellini, comunisti e fascisti, bartali e coppi, inter e milan.
AAA Cercasi nuova classe politica che ci aiuti: almeno per quei pochi, pochissimi figli che stiamo generando, anche senza guardare troppo al colore della pelle …purché si sentano convintamente e orgogliosamente italiani… In fondo il mondo globale sarebbe molto meno piacevole senza gli italiani.
Massimo Molteni