La crisi economica e sociale, che ha colpito in particolar modo gli strati più poveri della società, sta moltiplicando gli appelli alla solidarietà da parte di larga parte della classe politica del paese.

Ai privati vengono chiesti importanti contributi economici  a questo o quel fine.

Si sono avute importanti donazioni ad ospedali e a centri di ricerca assieme ai primi investimenti pubblici.

Ci si dimentica  che anche gli enormi stanziamenti che lo Stato è in procinto di fare  prima o poi,  con tutta necessità, diverranno prelievi dalle tasche dei cittadini, di questa o della prossima generazione.

Ma non ci si chiede come mai le strutture pubbliche create per la distribuzione del welfare , che già annaspavano in periodi normali, ora sono al collasso?

Forse e’ l’eccezionalità di questi momenti, ma non solo.

Avremo masse di popolazione da sfamare , da alloggiare, da sostenere ed il carnet di cui il pubblico dispone, ad esempio le ASP aziende di servizio alle persone, non hanno più cartucce da sparare.

Nelle ASP esistono enormi capitali immobilizzati, per la sola Bologna si parla di oltre  centocinquanta milioni di euro, che poco fruttano ma soprattutto sono invariati  da tempo.

Non facciamo qui la storia delle varie Opere Pie o Confraternite create in maniera massiccia dal ‘500 in poi (ma con importanti esempi, fra cui i nostri ospedali, anche nei secoli precedenti)  che con le continue donazioni private hanno per secoli fornito ai nostri territori il welfare necessario, sia che si trattasse di doti per le più povere che di assitenza a particolari categorie disagiate, per fare due semplici esempi.

Il funzionamento , in maniera schematica , era semplice.

Le Opere venivano fondate da persone con particolare sensibilità sociale che fornivano i capitali con donazioni pre e post mortem  e che designavano personalità di ineccebile moralità ad eseguire gli scopi statutari. I successivi capitali erano poi forniti da successive donazioni di altri privati , confortati e rassicurati  dall’ autorevolezza  nell’operare  conquistata dalle Opere sul campo.

I capitali accumulati furono enormi , solo per Bologna come già ricordato, oltre centocinquanta milioni  di Euro.

Il sistema andò in crisi quando il pubblico, violando il dettato costituzionale dell’art 118 della nostra Costituzione , quello che disciplina la sussidiarietà, ha pubblicizzato questi enti morali privati, trasformandoli ex lege in enti pubblici , con lo scopo apparente di migliorarne l’efficacia e coordinarne l’azione , ma con il fine poco nascosto di controllarne a fini politici le erogazioni ed i servizi.

A distanza di quasi mezzo secolo da questa azione che cosa è successo?

Due cose semplicissime: la prima – sono cessate le donazioni dei privati per il semplice motivo che i privati del pubblico non si fidano  ,  la seconda – le erogazioni di servizi, con enormi capitali bloccati  e con modeste rendite, sono proseguite in maniera ridotta e per il loro funzionamento si è dovuto contare in maniera assolutamente maggioritaria su finanziamenti pubblici alimentati dalla fiscalità generale.

Morale: un territorio che al proprio interno aveva trovato meccanismi di tutela per i  più deboli , in sintesi il welfare, senza necessità di denaro pubblico , ora che il pubblico si è assunto in prima persona la responsabilità di produrre il welfare , si trova  con  tutele ridotte  e con un funzionamento  principalmente alimentato  dalla fiscalità generale.

Come sarebbe stato più semplice mantenere l’autonomia di questi enti privati, magari cofinanziando le iniziative più meritevoli.

Di conseguenza la richiesta di aiuto alla solidarietà privata, dopo magari un primo momento di intervento dettato dall’emotività, cadranno  nel vuoto come è avvenuto nell’ultimo mezzo secolo.

Non sarebbe forse il caso di prendere atto di quanto è successo , ripensare a tutto il sistema del welfare , cercare una vera collaborazione con il Terzo Settore, il vero successore delle Opere Pie di un tempo, immaginare forme innovative di finanziamento che vedano il pubblico come semplice garante ma senza deleghe all’operare?

Oggi , quando il Terzo Settore, la cui efficacia lenisce in parte i tanti disagi della nostra società , si rivolge al pubblico per modesti co- finanziamenti, pare che lui stesso chieda la carità a Istituzioni pubbliche che elargiscono modeste quantità di denaro, per altro ricavate dalla fiscalità generale, rispetto alle enormi risorse che consumano in iniziative poco efficaci.

Parlando della sola  Bologna , immaginiamo che quasi un quinto della fiscalità comunale sia dedicato al welfare secondo gli schemi prima descritti.

E’ facilmente dimostrabile che, con diverse modalità basate sia sul Terzo settore sia su meccanismi simili alle ex Opere Pie, la possibilità di erogare sevizi si moltiplicherebbero almeno per due, senza poi contare il fatto che avendo a disposizione un sistema efficiente e trasparente , la solidarietà privata, ora praticamente esclusa da questo circuito, potrebbe rientrare in campo con una ulteriore possibilità di moltiplicazione delle risorse e quindi dei sevizi.

In sintesi il Pubblico governi la  Sanità, il  privato sociale governi l’Assistenza. Avete sentito politici fare analisi sul funzionamento del welfare e fare proposte organiche per la soluzione dei problemi emergenti?

Avete sentito questo o quel partito farsi carico del problema proponendo soluzioni strutturate ? Ditecelo perché noi non ce ne siamo accorti.

Stefano AldrovandiMaurizio Angellini