“Io non parlo con la stampa italiana”. Giorgia Meloni è stata pizzacata con un fuori onda nel corso dell’incontro di Washington confermando una cosa che avevamo capito da un pezzo.
È, infatti diventato un suo vezzo non accetta fare conferenze stampa, affidare le proprie autoesaltazioni, sue e del Governo, a video preconfezionati. E poi a veline diffuse dalla gran parte della stampa in mano a suoi amici editori o a suoi proni giornalisti. Quelli dei giornali che restano in piedi solo grazie ai soldi pubblici pagati da noialtri. E stendiamo un velo pietoso sul grosso del sistema radiotelevisivo che è meglio.
Ovviamente, Giorgia Meloni si riferisce a quel poco di stampa che, sia pure con mille difetti noti da tempo, cerca di rimanere tale. Quelli, insomma, che hanno il dovere di fare domande scomode e di verificare se il racconto della politica corrisponde alla realtà delle cose.
La frase che si è fatta sfuggire Giorgia Meloni è una sguaiata dimostrazione di arroganza o di debolezza? Forse di un mix delle due. In ogni caso, conferma che si è già logorata e che ha troppe lacune da colmare appena appena nascoste dal piglio decisionista di chi si sente al centro del mondo. Anche lei è giunta a quel punto del logorio – lo abbiamo visto nel passato con altri – che la spinge ad evitare appuntamenti scomodi e domande cui sarebbe difficile rispondere. Dopo tre anni di governo pensa di poter scegliere a piacimento solo quello che le torna comodo degli onori e degli oneri che la carica comporta. ![]()