Atreju come Sanremo. Ha dominato l’informazione di questi giorni. E per trovare una cosa simile si dovrebbe provare a risalire agli anni ’70 e ’80 quando, per una settimana, non si parlava altro che delle Feste dell’Unità del Pci o di quelle dell’Amicizia organizzate dai democristiani. Ed anche in questo caso, sembra che la storia la Meloni ed i suoi la facciano cominciare con il loro arrivo, e le loro iniziative. “Eventi storici” che si ripetono a man bassa. E, quest’anno, la cosa è stata infiocchettata anche grazie all’arrivo della nomina della “Cucina italiana” tra i beni mondiali immateriali dell’Umanità. Un’altra delle recenti scoperte…

E, come accadeva alle kermesse delle feste del Pci o della Dc, è stato tutto un via vai di politici e di volti celebri. Attorniati da quelli che volti celebri sperano di diventare anche grazie alla passerella fatta in occasione di un evento che vorrebbe far parte dei quella “Kulturkampf ” avviata per sconfiggere il predominio culturale della sinistra. A colpi di collegamenti a “Il Signore degli anelli” ed al richiamo a quell’Atreju che, in un altro romanzo, quello di Michael Ende,”La storia infinita”, diventa il simbolo della lotta contro il “nulla” che avanza. Ma siccome contro questo “nulla” non avanza molto di sostanzioso, ecco, allora, che si saccheggia il pensiero e il Pantheon degli avversari. Quest’anno, si è giunti addirittura a scomodare Piar Paolo Pasolini tanto lontano da Atreju – egli, del resto, mai frequentava neppure le Feste dell’Unità – e da quelli che a questo personaggio di fantasia si ispirano.

E, così, tanto per dare anche noi una botta di cultura, ci permettiamo di paragonare la settimana dei Fratelli d’Italia al “Il villaggio di Stepàncikovo e i suoi abitanti” scritto da uno che di cultura se ne intendeva davvero: Fijodor Dostoevskij. In questo che è uno dei racconti più amato dallo scrittore russo, emerge la figura di Fomà Fomìc, un fallito rancoroso, ma che si trova a governare il villaggio. Egli, com’è sinteticamente presentato da Serena Prina nell’edizione Feltrinelli del romando di Dostoevskij,  fa sfoggio ” di una saggezza posticcia” che non riesce a dissimulare la malafede, millantando una cultura di alto livello che è soltanto un’accozzaglia di nozioni imprecise, casuali e disordinate, presentandosi addirittura come investito da Dio della missione di raddrizzare i torti del mondo”. Non è che qualcuno ha sbagliato il romanzo cui rifersi?

 

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