www.interris.it ha pubblicato il seguente artico di Rosario Trefiletti

Mentre salari e pensioni continuano a perdere potere d’acquisto, esistono settori dell’economia che, al contrario, continuano a registrare utili consistenti. Utili che ricadono inevitabilmente sulle spalle delle famiglie e dell’intero Paese, spesso attraverso dinamiche che non esitiamo a definire vere e proprie speculazioni. Prendiamo il caso dei carburanti: il prezzo del petrolio sui mercati internazionali cala, eppure i costi alla pompa non seguono lo stesso andamento. La riduzione, quando arriva, è tardiva e comunque insufficiente, generando margini aggiuntivi stimati in circa 12,1 miliardi di euro l’anno. Una cifra enorme che grava su chi utilizza l’auto per lavorare, spostarsi o semplicemente vivere la propria quotidianità.

Situazione analoga sul fronte del credito. La BCE ha riportato il costo del denaro al 2%, ma i mutui per famiglie e imprese restano stabilmente intorno al 3,7–3,8%. Una forbice che, anche in questo caso, garantisce alle banche profitti record, quantificati in oltre 46,5 miliardi annui.

È necessario intervenire per alleggerire il peso che grava sulle famiglie italiane, già provate da anni di rincari, stagnazione dei salari e crescita insufficiente. A gennaio 2026 scatterà l’ennesimo aumento delle accise sul gasolio: 4,05 centesimi al litro in più, che si tradurranno in un ulteriore aggravio di circa 1,4 miliardi di euro per consumatori e sistema produttivo. Un colpo che rischia di frenare ulteriormente l’economia, aumentare i costi della logistica e peggiorare il bilancio delle famiglie che, invece, devono essere tutelate con misure adeguate.

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