Un rapporto sul clima dell’ente australiano National Climate Risk Assessment avverte che entro il 2050 un milione e mezzo di australiani che vivono nelle zone costiere saranno a rischio a causa dell’innalzamento del livello del mare.
Il rapporto ha preso in esame tre scenari di riscaldamento globale: superiore a 1,5 °C, superiore a 2 °C e superiore a 3 °C. E l‘Australia, uno dei maggiori inquinatori pro capite al mondo, ha già raggiunto un riscaldamento superiore a 1,5 °C, afferma il rapporto, sottolineando che a 3 °C, i decessi correlati al caldo a Sydney potrebbero aumentare di oltre il 400% e quasi triplicare a Melbourne.
Il rapporto di 72 pagine, pubblicato pochi giorni prima che il Governo annunci i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni entro il 2035, lancia l’allarme su di un possibile aumento dei decessi legati all’ondata di calore, su di una peggiore qualità dell’acqua dovuta a gravi inondazioni, sugli incendi boschivi e sul un calo dei valori delle proprietà immobiliari che potrebbe raggiungere i 406 miliardi di dollari Usa.
Secondo lo studio, entro il 2050 il numero di comunità costiere situate in “aree ad alto e altissimo rischio” in Australia aumenterà e, se i livelli di popolazione rimarranno ai livelli attuali, ciò significherà che più di 1,5 milioni di persone saranno in pericolo.
Segnalate pure le conseguenze per le barriere coralline come la Grande Barriera Corallina nel Queensland e la Ningaloo Reef nell’Australia Occidentale, entrambe già colpite da eventi di sbiancamento record ed esposte a rischi maggiori di “perdita di biodiversità” a causa del riscaldamento degli oceani.
L’Australia si è impegnata a ridurre le emissioni del 43% entro il 2030, ma viene criticata per la sua continua dipendenza dai combustibili fossili.