Giorgia Meloni si ripete nelle piroette (CLICCA QUI). Non si sa quanto consapevolmente, ridimensiona l’Asse con il Cancelliere Friedrich Merz ed, in più, aggiunge che l’Italia sarà nel Board of Peace per Gaza. Ma solo come “osservatore”.

Prova, insomma,  ad aggirare i limiti costituzionali che impedivano all’Italia di entrare dalla porta principale in questo inusuale consesso che non ha alcun precedente e che , al momento, conferma solo di essersi trattato di un espediente concepito per far cessare almeno i bombardamenti israeliani a tappeto su Gaza, dopo aver superato la cifra ufficiale di 70 mila morti, e per creare un bel tavolo preparato per la distribuzione di miliardi e miliardi ai soliti noti.

Un organismo di natura privatistica condizionato dal sentito interesse personale di Donald Trump. In modo che, da una parte, si accredita come “pacificatore” e, dall’altra, si prende in proprio la gestione diretta degli affari legati alla ricostruzione della Striscia di Gaza. Una vera e propria “privativa”, intesa etimologicamente e nella sostanza,  intestata al costruttore Trump e famiglia.

Cosa ci sia da “osservare” è per il momento un mistero. Ce lo spiegheranno. Giacché in quel board ci saranno esclusivamente quelli che ci metteranno i soldi ed, al momento, la compagine non brilla in termini di partecipazione. Noi sembriamo orgogliosi di parteciparvi da serie B mentre, ancora una volta, non viene spesa una parola su che tipo di tregua sia in corso nella Striscia di Gaza – dove si continua a restare uccisi – e quale futuro il Board porterà ai palestinesi.

Intanto, registriamo che si lavora a fare in modo che si possa considerare per archiviata la vicenda dei palestinesi a Gaza e nella Cisgiordania. Tutto serve per sopire, lenire, far dimenticare le responsabilità e i crimini commessi …

Anche le polemiche scatenate dalle dichiarazioni dell’Inviata speciale delle Nazioni Unite, Francesca Albanese, restano appunto polemiche che non entrano nel merito delle questioni sollevate – magari con troppa foga, ed in parte distorte da critici troppo interessati – e finiscono per far guardare il dito e non la Luna che esso indica.

Restano fortunatamente le voci delle chiese cristiane, tra cui quella cattolica attraverso il cardinale Pierbattista Pizzaballa.  Il Patriarca dei latini di Gerusalemme ricorda anche la situazione della Cisgiordania. E, a proposito di Gaza, rammenta senza tanti giri di parole che “no”, non è stata raggiunta la pace perché anche durante il cessate il fuoco “ci sono stati morti e la ricostruzione non è ancora iniziata. Il 90% della Striscia è rasa al suolo”. Pizzaballa non si stanca mai di segnalare l’allarme per la mancanza dei medicinali e dell’assistenza medica perché “tante cose non ci sono”, amaramente chiosa. Altro che pensare a costruire i resort … Anche in vista dell’insediamento ufficiale del Board, previsto per la prossima settimana a Washington, egli continua a ripetere che nessuno “può ignorare i due milioni di persone che sono lì, che hanno perso tutto ma non la dignità. Non si potrà fare nulla contro la loro dignità”.

Ovviamente, quelli del Board – esclusivamente interessati al business – faranno orecchie da mercante. E lo ripetiamo, in tutto questo contesto, proprio non capiamo cosa significhi il ruolo di “osservatore” se non il voler lanciare l’ulteriore messaggio su chi Giorgia Meloni considera il proprio esclusivo punto di riferimento.

Anche su queste pagine si è parlato dell’Asse privilegiato con la Germania di Merz (CLICCA QUI). Sbandierato per giorni e giorni, sia da lei, sia dai suoi cortigiani. Poi, degli indizi che ci dicono con chi ella stia veramente (CLICCA QUI). Le dichiarazioni da lei rilasciate nel corso del viaggio in Etiopia, occasione afferrata al volo per “sfuggire” alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, hanno di colpo sgonfiato la panna montata sullo storico accordo Berlino Roma dell’Asse. Contestando le dichiarazioni di Merz di forte critica a Trump si è messa addirittura a difendere la “cultura Maga” verso cui il Cancelliere tedesco ha alzato un muro invalicabile.

Ma tant’è, l’importante è compiacere colui e coloro da cui si dipende. Anche a rischio di passare da “osservatori” a “guardoni” di quelli apparecchiati alla tavola di Gaza.

Giancarlo Infante

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