Un amico scrive che “nella coalizione di centrodestra, con tutti i limiti e le contraddizioni che la caratterizzano, rimane un ultimo rispetto per una concezione dell’uomo che si è fondata nei secoli dalla tradizione cristiana in che rimane ancora viva in alcuni ambienti di cultura laica”.

L’amico è persona intelligente e con lui non sono poche le realtà nella politica locale insieme vissute e cresciute. Ecco perché sorprende la ragione addotta per la scelta. Se votare centrodestra, e quindi la coalizione Meloni- Salvini- Berlusconi, ha motivazioni politiche non le condivido, ma le rispetto. Se invece nasce dalle ragioni che in quella alleanza vi sarebbero maggiori garanzie di rispetto di valori importanti per il cristiano, fatico a comprenderlo.

A parte il contrasto evidente tra i valori proclamati da alcuni di quei protagonisti e i valori vissuti, sempre degno di attenzione, la scelta di andare da quella parte per motivi di religione mi riporta alla memoria Georges Bernanos, dapprima franchista per i proclami di “Dio, Patria e Famiglia” e poi ribelle contro l’intolleranza, la dittatura e la concezione violenta del potere. Basta leggere “I grandi cimiteri sotto la luna” per comprendere sino a che punto il proclama sovranista è giunto in quella che si riteneva la cattolicissima Spagna franchista. Né mi sento di ridurre la ricchezza e la potenza della “ispirazione cristiana” nel suo rapporto con l’impegno politico alla ricerca di chi è pro o contro una determinata legge dello Stato.

Proprio perché questo rapporto ha la sua ragione nel valore assoluto della dignità della persona non può non misurarsi in un contesto storico dove libertà e opzione democratica sono decisivi e devono essere tutelate dal diritto, e quindi dallo Stato. Sempre, anche quando sono minoritari o poco ascoltati. Tanto più oggi con il confronto politico in campagna elettorale gremito solo di proclami, impegni e grida.

Che dire poi quando un simbolo della fede di appartenenza alla religione cristiana, e che ne richiama i capisaldi fondamentali (“Credo”) viene usato come slogan elettorale con malcelata malizia, quasi con fraudolenza, spiccando con grande rilievo sui manifesti e sui social? Come pure del vaneggiare sul superamento della democrazia parlamentare, in nome di una confusa repubblica presidenziale, violentando con una battuta ciò che richiederebbe un confronto alto e che resta a fondamento della nostra Costituzione?

Non è caro amico che dall’altra parte, dal centrosinistra, non si indugi con altrettanta supponenza su questioni ugualmente delicate che non rispettano sempre la nostra concezione dell’uomo.  Ma questi sono i tempi che ci sono dati, e questo è il limite della politica che per noi non è tutto.

Nonostante ciò, io resto convinto che esista un varco per non rassegnarsi a vivere senza sviluppare con coerenza la nostra ispirazione, anche davanti alle macerie delle ideologie e nel corso, probabilmente, di uno dei grandi tornanti della storia.

Guido Puccio