Un bel giorno di primavera romana, agli inizi del terzo millennio, ebbi la piacevolissima sorpresa di incontrare fugacemente, quasi furtivamente, un genio artistico irripetibile, tutto ancora da scoprire, un’anima pura, libera che si donò anche alla Politica, da indipendente, per la sua amata terra di Sicilia per meno di sei mesi (fu costretto a dimettersi): il maestro Franco Battiato, il quale ci ha lasciati circa cinque anni fa. Ed a lui è dedicato il presente contributo, come modesta forma di gratitudine per il coraggio, la passione e la schiettezza con cui ha scritto e interpretato brani indimenticabili e nobili alla filosofia, alla bellezza, all’etica dall’album “La voce del padrone” alla piece “Messa arcaica”, dalla “Cantata per la festa dei bimbi morti di mafia” a “Povera patria”, eccetera.
Per noi della terza età non è accettabile supinamente un mondo che tende a diventare estremista, né si può prescindere obiettivamente dall’area di centro, essendo cresciuti e vissuti nell’epoca dei partiti “tradizionali” ed in particolare della “grande balena”, la D. C. Democrazia cristiana, senza problemi di sorta. Ma, considerato il momento attuale in cui v’è detta, nefasta tendenza all’affermazione di partiti molto ideologizzati, populisti o c.d. sovranisti – anche in molta parte dell’Europa, caratterizzati da una dialettica aggressiva, talvolta violenta tal’altra cinica, emerge quasi istintivamente, di certo razionalmente, l’esigenza di guardare a movimenti di pensiero politico di centro, magari come Insieme che s’ispira ai principi sani della Dottrina sociale.
Dopo aver visto passare vani tentativi volti al bipolarismo con diverse leggi elettorali, promosse in genere da governi (come quello in carica) per “aiutarsi furbescamente” e proclamarsi per una maggiore stabilità al fine di rimanere ben saldi a palazzo Chigi, ci si trova alquanto disorientati e, forse, non poche persone sotto sotto intonano la bella canzone di Battiato, rimpiangendo i tempi della I Repubblica (a proposito si scrive così … non con le p), quando c’erano avversari e non nemici come adesso. Il metodo proporzionale garantiva una più ampia rappresentanza parlamentare – magari con lo sbarramento al 4% – mentre il potere di selezionare i candidati da eleggere non era assoluto e verticistico nelle “stanze dei bottoni” ubicate nelle sedi di partito, bensì discusse tra le correnti.
E così il divario tra la classe dirigente del Paese e la “plebe” non era poi tanto abissale come ora, che va aumentando, le istanze e le esigenze popolari restano per lo più inascoltate, mentre spopolano le promesse “da marinaio” o, meglio da marinaia, come quelle relative al blocco navale per risolvere l’immigrazione clandestina o quella, vacua, di abolire le accise dal prezzo dei carburanti. L’inflazione galoppa ad una velocità annuale di almeno il 15%, ma l’ISTAT, servo fidato del Governo, trucca le carte e afferma che è minima! Per non dire dei servizi redazionali RAI (se ne attende ancora una degna riforma), amplificatori di quello che passa il “convento”, dicasi Ufficio stampa e del portavoce della Presidenza del Consiglio.
L’orgoglio italiano viene sbandierato ad ogni piè sospinto da Atrjeu agli innumerevoli annunci social, seguendo l’esempio del super presidente Donald che appalesa, sempre più, i propri problemi psichici e comportamentali (vedi abusi sessuali con il non compianto Epstein e con Clinton!); e si esalta bruscamente, grazie alle mosse tattiche del “generalissimo”, accolto a braccia aperte dai consiglieri comunali della Lega a San Remo, mentre Salvini si sforza di fare il tuttologo in modo ridicolo, dato che egli stesso dichiara di non leggere perché non ha tempo!
In una nazione autenticamente democratica, magari con partiti moderati di centro, l’esecutivo non si sognerebbe mai di usurpare il potere legislativo del Parlamento, portandosi “a casa” una legge costituzionale senza neanche un esame e dibattito in una delle quattro fasi procedimentali; o di sottomettere/limitare/ vigilare sull’operato del potere giudiziario.
Tutto ciò premesso e considerato, viva la democrazia, difendiamo l’attuale equilibrio tra i tre poteri dello Stato e reagiamo civilmente, con il voto referendario, contro il populismo, sperando che i partiti sappiano ritornare ad essere popolari, magari ispirandosi al lucido pensiero di Don Sturzo e di Aldo Moro, giganti della politica patria.
Michele Marino