The Jerusalem Post ha pubblicato un articolo (CLICCA QUI) con le dichiarazioni della Vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez che coinvolgono Israele nell’operazione militare statunitense servita a catturare il presidente Nicolás Maduro.
“I governi del mondo sono sconvolti dal fatto che la Repubblica Bolivariana del Venezuela sia vittima e bersaglio di un attacco di questa natura, che ha indubbiamente connotazioni sioniste”, ha dichiarato la Rodriguez in un discorso di sabato in cui ha convocato un Consiglio di Difesa Nazionale. The Jerusalem Post sottolinea come, contrariamente alle dichiarazioni del Presidente Trump, secondo cui Delcy Rodriguez era disposta a collaborare con gli Stati Uniti, la donna che ha preso le redini del Venezuela, ha ribadito di considerare  Maduro  l’unico Presidente ed ha annunciato che le forze di sicurezza hanno messo in sicurezza gli edifici governativi.
The Jerusalem Post sostiene che le dichiarazioni della Rodriguez abbiano allarmato alcuni membri della piccola comunità ebraica venezuelana, sia all’interno del Paese che all’estero. Il giornale di Gerusalemme ricorda le accuse lanciate lo scorso novembre da Maduro nei confronti dei “sionisti” perché al lavoro per consegnare il Venezuela ai “diavoli”(ovviamente riferendosi agli americani, ndr). Maduro – come ricorda The Jerusalem Post – aveva affermato in quella stessa occasione che il Venezuela “è un paese cristiano” e si era chiesto perché “gli americani vogliano uccidere i cristiani, nel contesto di un rafforzamento militare statunitense nei Caraibi e di attacchi a presunte navi dedite al traffico di droga”.
Per la cronaca dev’essere segnalato che Benjamin  Netanyahu è stato uno dei primi – ma pochi – al mondo a congratularsi con l’operazione ordinata in Venezuela da Trump. “Voglio esprimere – ha detto – il sostegno dell’intero Governo per la decisione e l’azione degli Stati Uniti in Venezuela, finalizzata a riportare la libertà e la giustizia anche in quella parte del mondo”. Netanyahu ha poi espresso il sostegno del governo israeliano “alla lotta del popolo iraniano”, sottolineando che  Israele si identifica con le sue aspirazioni di libertà e giustizia. Ed è chiaro che egli spera che Trump faccia il bis a Teheran.

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