Due donne al governo due esiti diversi. Eppure, c’è da chiedersi se entrambe, giovani e di belle speranze, dall’eloquio coinvolgente, non siano state buttate troppo presto nella mischia. Addirittura, Primo ministro nel Regno Unito, la prima, e Presidente del consiglio, in Italia, la seconda. Ovviamente parliamo di Liz Truss e di Giorgia Meloni. Le loro vicende governative dicono quanto siano diversi l’Italia e l’arcipelago britannico e, così, i popoli che li abitano.

La Truss è stata una vera e propria meteora. Lanciata come la Thatcher di cinquant’anni dopo, è stata costretta a lasciare in soli 49 giorni per manifesta incapacità di guida. Sono stati gli stessi suoi conservatori a pregarla di lasciare Downing Street dopo la fallimentare presentazione del “budget” per il 2023. La sua idea di abbassare le tasse ai ricchi ha riscontrato la rivolta generale, oltre che far precipitare il valore della Sterlina. A partire da quel mondo economico finanziario che, in teoria, avrebbe dovuta applaudirla, ma che, in realtà, sa bene che se non sostieni i consumi, e non bastano quelli dei soli “ricconi”, va tutto a rotoli. In un momento in cui, come fu ai tempi della Thatcher, lo spettro che si aggira per tutto il mondo si chiama inflazione non  è certo il momento di pensare ad altro se non a sostenere il più possibile la più larga area della popolazione.

Giorgia Meloni è a Palazzo Chigi dal 21 ottobre. E’ durata già più della collega britannica. Ma al prezzo di “rimangiarsi” tante cose. A partire da una Legge di bilancio, l’equivalente del “budget” britannico, in gran parte mutuata da quel Mario Draghi di cui è stata l’unica e tenace oppositrice. Si è rimangiata l’impegno a sterilizzare le accise sui carburanti. Sottovalutando, tra l’altro, che la decisione aggrava l’andamento inflattivo, visti gli effetti a cascata che ne discendono per i trasportatori e per le merci trasportate che finiscono sulle mense o, comunque, nelle case degli italiani. Sì, ma con dei costi che ogni giorno stanno lievitando secondo una progressione che è geometrica, invece che aritmetica, a seguito dell’innesco provocato, prima, dall’ingente flusso di risorse immesse per diffondersi della pandemia. Pandemia che prodotto un conseguente balzo all’insù dei costi del trasporto internazionale e, dopo un anno di fermo di molte produzioni, un’impennata dei costi delle materie prime e del petrolio. In più, si è aggiunta la guerra d’Ucraina. Tutti fenomeni indotti dall’esterno e di cui non è certo responsabile Giorgia Meloni, per carità, ma che hanno trovato nuova miccia in una Finanziaria che ha pensato all’intervento sul costo delle bollette e a poco altro.

Un importante ripensamento è anche quello di natura procedurale. Pochi giorni di governo e tanti decreti legge e voti di fiducia per blindare una maggioranza che, evidentemente, è poco solida a dispetto delle dichiarazioni ufficiali. Peccato che per anni ed anni Giorgia Meloni si è scagliata contro questa pratica che, in effetti, distorce un normale ed equilibrato meccanismo istituzionale e finisce a ridurre ruolo e sostanza dell’azione del Parlamento, come giustamente lei, dall’opposizione, ha criticato spesso e, persino, con passione.

Ora, tutto questo sarebbe stato perdonabile se la gestione del Governo fosse stata affidata a chi avesse chiesto i voti, sempre per rimanere nel parallelismo con il Regno Unito, promettendo “lacrime e sangue”. Ma Giorgia Meloni, Salvini e Berlusconi hanno speso la campagna elettorale facendo promesse di ogni genere. Si sono detti pronti e, in realtà, sono dovuti intervenire, vedi il decreto Paintedosi contro i “rave party”, per rivedere e, in alcuni casi, rimangiarsi la baldanza con cui taluni provvedimenti  erano stati annunciati. Lo stesso potrebbe accadere sulle accise che stanno trovando un’opposizione ampia e trasversale e di cui, a breve, valuteremo le reazioni della pubblica opinione all’uscita dei supermercati più che in sondaggi pilotati e fatti chissà dove.

Traslocato tutto ciò in terra d’Albione, la conseguenza, come in tanti altri paesi civili dove la cosa pubblica e la parola data sono considerate in modo serio, sarebbe stata quella riservata alla baldanzosa Truss. La Meloni ha proprio la fortuna di avere a che fare con l’Italia e con gli italiani.