Nel bel mezzo del dilemma sulla decisione che l’on. Calenda avrebbe dovuto prendere in ordine alla  presentazione di una propria lista (Azione) al di fuori del polo della sinistra, si è sviluppato un intenso confronto d’idee sullo spazio e sulle ragioni politiche del Centro.

Oggi il quadro è più chiaro. Nessun partito o polo politico, fatta  eccezione per Italia Viva di Renzi, osa richiamarsi all’area di centro. Ciò nonostante, stiamo assistendo al tentativo, da parte dei due poli, di annacquare la propria identità di destra e di sinistra evocando candidature e temi “di centro”, sulla scorta della notissima riflessione di Maurice Duverger per cui le elezioni si vincono “au centre” e non “par le centre”. Un’operazione meccanica, questa, di facciata che, per quanto ben congegnata, è destinata però a non cambiare gli esiti politici ed identitari finali.

La legge elettorale prevalentemente “majority” non agevola il Centro, tuttavia le ragioni politiche della sua esistenza restano intatte.

Prendiamo in esame quattro temi tra i più propagandati: l’idea di popolo e Nazione (dx); la concezione dei diritti (sn); la questione ambientale; la politica estera e l’Ucraina. Tralascio le questioni economiche che pur sono la priorità del momento. I temi economici non paiono avere capacità identificative in questo momento, data l’assoluta necessarietà di tanti interventi da praticare nei confronti dei diffusi stati d’indigenza della popolazione, con ricette pressoché uniformi e dunque non identitarie, se non nella prospettazione di chi immagina l’impossibile.

La destra evoca la Nazione, le tradizioni, le radici, la Patria, il Popolo. Certo, l’Italia ha bisogno di tutto questo per cementare i pluralismi e superare i frazionismi creati dalla partitocrazia. Tuttavia, la cultura politica del  Centro va oltre la proclamazione dei valori simbolici della “Gemeinschaft” (comunità nazionale) perché immagina una società più ricca, costituita da una pluralità di Comunità: quella nazionale e quelle  formate dall’insieme delle formazioni sociali dell’art. 2 della Costituzione (famiglia, comune, scuola, lavoro, terzo settore).

La sinistra evoca i diritti, in un crescendo che i gruppi egemoni, culturalmente più attrezzati, pretendono d’imporre come fondamentali, quando si tratta invece di presunti valori che si scontrano spesso con altri valori di pari rilevanza storica e filosofica. Nella concezione dei diritti del Centro politico dunque i diritti non sono solo quelli che appartengono all’individuo (diritti individuali) ma anche quelli propri dei gruppi, le comunità,  le formazioni sociali, la famiglia (art. 29 Cost.)

L’ambiente non è solo un diritto ma un valore, come ha detto la Corte Costituzionale. Chi rivendica il valore dell’ambiente ha, allo stesso tempo, una serie di obblighi nei confronti dei beni protetti da quel diritto. Questo obbligo ha un nome si chiama solidarietà umana nei confronti della natura. Solo in questo modo si può dare un senso al principio di sostenibilità: un differente modo di relazionarsi con il mondo, nella prospettiva ecologica che, per essere rivoluzionaria, deve essere allo stesso tempo ambientale e sociale, improntata cioè a una visione totalmente differente dei rapporti umani e dei rapporti degli uomini con la natura.

La politica estera. Dopo i fascismi e i comunismi del secolo scorso sono state le forze del Centro politico europeo a farsi carico della ricostruzione dell’Europa. De Gasperi, Adenauer, Schuman vollero la Cee e l’adesione all’Alleanza Atlantica. Oggi c’è chi s’illude ancora che la democrazia possa avere alternative, mentre è chiaro che la democrazia non ha alternative, anche se va radicalmente rinnovata. L’Ucraina  va sostenuta anche militarmente, così com’è stato fatto fin’ora dal governo Draghi, perché lì si combatte non solo per ridelineare i confini territoriali, ma anche i confini ideali.

Guido Guidi