Dobbiamo metterci l’elmetto?  C’hanno portato in guerra? Prima, con l’annuncio dell’invio di una nave militare a Cipro – dove, detto per inciso, sono già presenti i britannici e arriveranno in anticipo altre imbarcazioni europee da guerra. Poi, con il sostanziale via libera dato al supporto “tecnico-logistico” e di monitoraggio. E le dichiarazioni rese dal Governo ieri in Parlamento ci autorizzano a pensare che potremmo finire per essere coinvolti sempre più.

Il concetto della partecipazione alla guerra dev’essere parametrato non solo sulla base della propria percezione e delle proprie dichiarazioni, ma anche su quella probabile, o possibile, dell’altro. Chi è sotto le bombe – sono i numeri forniti dalla Croce rossa iraniana ad ieri mattina: 3600 edifici civili colpiti, cinque centri della stessa Croce rossa distrutti, oltre che altre numerosissime infrastrutture civili prese di mira – non va tanto per il sottile e non si ferma a valutare le sottigliezze. Né si contenta della precisazione di chi dichiara di non essere in guerra ma, intanto, fornisce comunque un supporto a chi lo bombarda. Del resto, a sentire Giorgia Meloni ieri alla radio – perché si è guardata bene di presentarsi nell’unico luogo in cui doveva parlare, cioè il Parlamento – sembrerebbe che il problema nasca con l’eccessiva reazione degli iraniani.

E intanto crescono le voci sull’utilizzazione della base di Sigonella. Un nome che richiama all’orgoglio nazionale, tenuto alto da Bettino Craxi e da Giulio Andreotti che oggi si lega, invece, all’uso di droni Triton e di velivoli T8 Poseidon americani in partenza dalla base siciliana per la guerra all’Iran. E, così, l’orgoglio di Sigonella è ridimensionato a balbettio della Meloni, di Crosetto e di Tajani.

Che dire poi dell’incredibile silenzio su quello che accade in Libano? Paese davvero amico, dove sono colpiti indiscriminatamente sciti, sunniti, drusi e cristiani, in gran parte uniti dall’odio per Israele e per le lacrime che violenti bombardamenti in aree urbane, compresa quella di Beirut, continuano nell’indifferenza anche di chi governa a Roma? Ah, perché non abbiamo al Governo uomini come Moro ed Andreotti che sapevano anche usare meglio la nostra bella lingua in situazioni tanto difficili?

Sin dagli inizi abbiamo detto che questa non è la nostra guerra (CLICCA QUI). Non c’è stato il voto dell’ONU, per di più  su una decisione unilaterale giunta nel pieno delle trattative mediate dall’Oman che stavano portando ad una soluzione considerata “portata di mano” (CLICCA QUI). Non autorizziamo Putin a sbeffeggiarci  con un lapidario “non c’è niente di nuovo sul fronte occidentale”?  E c’è anche da dire che fino alle guerre di Trump, i bombardamenti indiscriminati dei civili cui assistiamo, ed ancora ahinoi assisteremo, non erano più – una volta finita la Seconda guerra mondiale – nella filosofia militare degli Stati Uniti, mentre lo è permanente in quella di Netanyahu. Durante le precedenti guerre del Golfo si coniò la dicitura “danni collaterali”. Ipocrita, ma che intendeva giustificare il fatto occasionale, lo sbaglio, il calcolo di lancio mal concepito. Non la deliberata ed organizzata decisione di colpire indiscriminatamente gente comune ed indifesa. Quei civili su cui si conta per il “cambio di regime”!

La decisione di iniziare i bombardamenti, come al solito, è giunta al momento giusto su decisione di quelli che vogliono vivere – e far vivere – il mondo in un permanente stato di guerra. Quale migliore occasione per “militarizzare” tutti sempre più? Quale migliore occasione, per qualcuno, di perseguire i propri scopi, occupare terre altrui e violare impunemente il Diritto Internazionale? Il Segretario di Stato USA, Marco Rubio, l’ha detto chiaro e tondo: Israele ci ha trascinato in questa guerra. Ed anche i lanci iraniani contro Cipro si spiegano con il fatto che l’isola del Mediterraneo è diventata una vera e propria “portaerei” israeliana in Europa e nel Mediterraneo. Che, poi, tutto ciò sia da inserire nella storia di Cipro – spartita tra turchi e greci – non cambia la sostanza delle cose. Ma guarda caso, l’attacco all’Iran scatta nel corso della Presidenza cipriota del Consiglio della UE.

Questa non è la nostra guerra perché sta assumendo sempre più la caratteristica di un conflitto con l’intero mondo sciita da parte di quello che continuiamo a chiamare Occidente. Oltre che ad essere funzionale a cancellare completamente la questione palestinese dall’agenda e dall’attenzione della opinione pubblica mondiale.

Donald Trump avrà i suoi interessi personali nel prestarsi alle folli prospettive che si aprono. Persino, a dispetto dell’opinione pubblica americana che aveva creduto al suo “mezzo” pacifismo ed alla promessa di rifare “grande” l’America. Cosa che, invece, servirà solamente a fare più “grande” la nuova Sparta dell’Israele di Netanyahu. Ma noi europei, noi italiani perché dobbiamo prestarci a tutto ciò? E senza peraltro dimenticare delle condizioni in cui è ridotto l’Ordine mondiale e delle reazioni di Cina e Russia, oramai, più che mai certe della inattendibilità di Trump e di una buona parte dell’Europa.

Le mezze verità di Giorgia Meloni, di Guido Crosetto e di Antonio Tajani – che fanno rigirare nella tomba i grandi e veri statisti della Prima repubblica – possono convincerci che non fosse possibile individuare una strada diversa senza per questo allontanarci dal gas del Qatar? Di certo, a differenza che nel passato, abbiamo perso ogni volontà di essere facitori di Pace e la capacità di restare, allo stesso tempo, credibili agli occhi dell’una parte e dell’altra parte.

Non possiamo che confermare di essere vicini al Segretario Generale delle Nazioni Unite e del Papa. Noi non ci ricordiamo del Diritto internazionale e non facciamo i cristiani o baciamo i rosari solo quando ci fa comodo.

Giancarlo Infante

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