Da Sua Eccellenza Mohammad Reza Sabouri, Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma, riceviamo l’intervento che segue.
La Repubblica Islamica dell’Iran ha sempre considerato il dialogo e l’interazione come i migliori strumenti per risolvere le controversie e rafforzare la cooperazione al fine di raggiungere la pace, la sicurezza e il benessere. In quest’ottica, non ha mai abbandonato il tavolo dei negoziati. In questo contesto, nel giugno 2025, mentre l’Iran stava negoziando con gli Stati Uniti e le controparti europee per raggiungere un accordo nucleare basato su rispetto e interessi reciproci, ha subito l’ attacco illegale di Israele — che possiede armi nucleari e non è membro del Trattato di Non Proliferazione (TNP) — con la complicità degli Stati Uniti.
La resistenza dell’Iran, nel quadro della legittima difesa, ha portato dopo 12 giorni di aggressione alla richiesta di cessate il fuoco da parte degli aggressori, a cui l’Iran ha risposto fermando i propri attacchi. Questa guerra ha dimostrato che il programma nucleare pacifico dell’Iran non può essere distrutto con bombardamenti, non può essere fermato con sanzioni, né può essere deviato attraverso vie illegali. La Repubblica Islamica dell’Iran rimane impegnata nella diplomazia, ma prenderà decisioni unicamente secondo i propri criteri e sulla base dei propri interessi.
È sorprendente che i tre Paesi europei, dopo i 12 giorni di aggressione del regime israeliano, invece di condannare l’aggressore, abbiano avviato in modo ostile, ricattatorio e privo di basi giuridiche e buona fede il meccanismo di risoluzione delle controversie previsto dall’accordo nucleare (JCPOA) e dalla Risoluzione 2231 dell’ONU, noto come “snapback”. Questo mentre le installazioni nucleari iraniane, sottoposte alle garanzie dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), sono state attaccate e danneggiate illegalmente da Israele e dagli Stati Uniti: attacchi che violano apertamente la Carta delle Nazioni Unite, mettono a rischio la pace e la sicurezza internazionale e indeboliscono gravemente i fondamenti del regime di non proliferazione.
Il tentativo di ripristinare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza contro la Repubblica Islamica dell’Iran, senza consenso e nonostante la forte opposizione di alcuni membri del Consiglio, indebolisce direttamente la credibilità del Consiglio di Sicurezza e del regime di non proliferazione (TNP). Ciononostante, il 9 settembre 2025, la Repubblica Islamica dell’Iran ha raggiunto un nuovo accordo con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica per superare le sfide derivanti dagli attacchi illegali contro le sue installazioni nucleari e proseguire sulla via della trasparenza e della cooperazione. Questo gesto costruttivo, pur avendo ricevuto un’accoglienza positiva a livello internazionale, è stato ignorato dagli Stati Uniti e dai tre Paesi europei.
Anche la signora Kallas, responsabile della politica estera dell’Unione Europea, durante un incontro a Doha con il Ministro degli Esteri iraniano, aveva proposto la preparazione di una tabella di marcia per risolvere le questioni nucleari, sottolineando in particolare che, in caso di un’intesa tra l’Iran e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), non sarebbe stato attivato il meccanismo dello “snapback”. Tuttavia, sembra che dopo l’accordo tra l’Iran e l’AIEA, i tre Paesi europei, seguendo istruzioni ricevute da Washington, abbiano comunque ignorato questo percorso.
Oggi tutti riconoscono che il programma nucleare pacifico dell’Iran si fonda sulla volontà e determinazione del popolo iraniano per il progresso e lo sviluppo scientifico e tecnologico, e che il popolo iraniano è risoluto nel perseguire questa strada. La Repubblica Islamica dell’Iran, pur ribadendo l’importanza di tutelare i propri interessi e diritti — anche attraverso la diplomazia — si riserva il diritto di rispondere in modo proporzionato a qualsiasi azione illegale.
È tuttavia evidente, che l’azione dei tre Paesi europei presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite rappresenta il completamento di una procedura illegale, ingiustificata e provocatoria, che indebolisce gravemente il corso della Diplomazia. La piena responsabilità delle conseguenze di tale azione, qualora dovesse portare al ripristino delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza precedentemente revocate contro l’Iran, ricade sugli Stati Uniti e sui tre Paesi europei. Questi ultimi, attraverso la distorsione dei fatti e l’avanzamento di accuse infondate, hanno esercitato pressioni anche su alcuni membri non permanenti del Consiglio per ottenerne l’ appoggio.
La Repubblica Islamica dell’Iran invita tutti i membri attivi della comunità internazionale a rigettare questo atto illegale e a non riconoscergli alcuna legittimità. Ciò che oggi è realmente in pericolo non è solo il futuro dell’accordo nucleare (JCPOA), ma anche la credibilità e il ruolo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nella salvaguardia della pace e della sicurezza internazionale.
Anche se la risoluzione presentata dal Presidente di turno del Consiglio di Sicurezza (Corea del Sud) per il ripristino delle sanzioni rappresenta un atto procedurale e vi è ancora tempo per la diplomazia — come proposto dagli europei stessi —, l’Iran tiene comunque pronte tutte le opzioni nel caso in cui le sanzioni vengano reintrodotte. L’Iran è determinato a prendere le misure necessarie a garanzia della propria sicurezza e dei propri interessi nazionali e la prosecuzione del suo sviluppo economico.