Ai tempi dell’Iraq s’inventò la formula “food for oil”. Poi si è visto com’è andata a finire. A partire da un paese smembrato, dalla nascita dell’Isis, dal permanere di odi e rancori verso l’Occidente.

Appare chiaro il gioco in atto su Gaza, connivente Trump e complici gli europei. Il mondo inorridito per quel che succede ai palestinesi a danno dei quali è in atto una vera e propria azione di eliminazione studiata a tavolino. E per la quale non si è esitato ad usare la fame come arma di guerra.

Netanyahu, però, dice adesso che affamare i due milioni di Gaza “non conviene”. Perché, altrimenti, gli alleati smetterebbero di rifornire Israele delle armi necessarie.

E, in effetti, negli ultimi giorni, a partire da Donald Trump, che pure si sarà sentito dire qualcosa dalle monarchie del Golfo, costrette a salvare in qualche modo, tutti parlano dell’emergenza umanitaria in cui è stretta Gaza e di cui anche Papa Leone XIV ha fatto un riferimento in occasione della sua intronizzazione.

In cambio della considerazione che “non conviene” usare le armi della fame, della mancanza di acqua e di cure sanitarie, Israele ha iniziato “un’offensiva senza precedenti” per occupare tutta la Striscia in cui l’emergenza è in corso da poco dopo l’avvio della campagna militare avviata in risposta dell’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023.

Sullo sfondo resta poi il piano di trasferimento di almeno un milione di palestinesi. Secondo Trump potrebbero benissimo essere mandati in quella Libia alla ricerca di un accordo con Washington per riavere indietro le fortune miliardarie sequestrate a Gheddafi.

L’importante è che si possa tornare, noi, ad avere sonni tranquilli. E, in fondo, per non fare la figura di ignorare completamente la tragedia del popolo palestinese, ci si può pure limitare a spedire qualche pacco alimentare. E’ sicuramente più facile che impegnarsi per costringere Israele a risolvere i problemi di Gaza e della Cisgiordania dove milioni di esseri umani vivono da decenni una situazione terribile, di segregazione, di mancanza di diritti nel silenzio dei governanti occidentali. E che adesso si stanno dando da fare, come le monarchie arabe, per non parlare di Trump, in vista della … ricostruzione. Meno male che almeno il Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pizzaballa, e il parroco di Gaza, cui Francesco dedicava ogni sera una parola di conforto, tengono accesa la speranza che le cose si possano fare andare diversamente.

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