Dopo oltre ottant’anni di pax europea, improvvisamente scopriamo che il nostro vecchio continente non è più al sicuro. Non solo sul piano militare o economico, ma su un terreno più fragile e decisivo: quello delle libertà, dell’informazione, della verità dei fatti. La libertà di stampa viene sistematicamente aggredita, delegittimata, piegata o imbavagliata da autocrati e dittatori che hanno compreso una cosa essenziale: senza un’opinione pubblica libera, anche le democrazie diventano vulnerabili. È in questo quadro che vanno lette le parole pronunciate ieri dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla Conferenza degli Ambasciatori: un richiamo sobrio ma fermo alla responsabilità dell’Europa, alla difesa dell’ordine internazionale, al rifiuto dell’indifferenza e dell’ambiguità.
La libertà non è neutrale: o si difende o si perde
Non esiste neutralità possibile quando la libertà di stampa, lo Stato di diritto e il pluralismo vengono attaccati come strumenti “ostili” dai regimi autoritari. La strategia è ormai evidente: delegittimare l’Occidente dall’interno, dividere le società europee, alimentare sfiducia nelle istituzioni, presentare la democrazia come un sistema debole e inefficiente. In questo contesto, il richiamo del Capo dello Stato alla difesa dei valori costituzionali e della cooperazione internazionale assume un significato politico che va ben oltre il protocollo diplomatico. È un monito: senza libertà, senza verità, senza responsabilità condivisa, l’Europa smette di essere comunità di destino e torna a essere terreno di competizione altrui.
L’Unione europea prigioniera dell’unanimità
Il nodo politico è ormai scoperto. L’Unione europea è sempre più spesso bloccata e ricattabile perché prigioniera di un unanimismo di facciata che paralizza le decisioni strategiche. Paesi formalmente membri dell’Unione, ma sostanzialmente allineati alle posizioni di Putin e della Russia, utilizzano il diritto di veto come arma politica. Non è più solo una questione procedurale: è una questione di lealtà europea. Continuare a fingere che questo non esista significa accettare una lenta ma inesorabile erosione della credibilità dell’Europa sul piano internazionale. Il tempo degli equivoci è finito: o l’Unione è in grado di decidere o sarà condannata all’irrilevanza.
Gli Stati Uniti d’Europa come scelta di sopravvivenza
Per questo la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa non è più un sogno federalista, ma una necessità storica. Non con tutti, ma con chi ci sta. Con chi ha il coraggio di condividere sovranità per difendere la libertà, la sicurezza, l’indipendenza strategica. Con chi comprende che la pace si difende anche con la forza della coesione, della deterrenza, della capacità di programmare il proprio futuro senza subire ricatti energetici, politici o militari. Ridurre l’Europa a una “semplice espressione geografica”, come auspicano le tentazioni egemoniche esterne, significa condannarla all’impotenza. Costruire un’Europa politica, invece, significa restituire ai cittadini europei la possibilità di scegliere il proprio destino. Il messaggio che arriva dal Quirinale è chiaro: la storia non aspetta. L’Europa deve decidere adesso se essere soggetto o oggetto della nuova fase geopolitica. Tutto il resto è rinvio. E il rinvio, oggi, è il più grande rischio che noi europei oggi possiamo permetterci.
Michele Rutigliano