Questa tornata elettorale delle ultime tre regioni chiamate al rinnovo lascia le cose immutate. Il centrosinistra si riprende Campania e Puglia e la destra si tiene il Veneto.
Un successo per la Schlein che ha saputo disinnescare, per ora, le mine potenziali legate all’abbandono di Vincenzo De Luca e di Michele Emiliano. Scontata la vittoria di Antonio De Caro in Puglia. Meno in Campania dove la candidatura di Roberto Fico poteva rivelarsi un azzardo. Numerose, infatti, erano le voci che lo volevano mal visto tra le fila del Pd.
E’ probabile che l’astensionismo – in crescita esponenziale nonostante si tratti di tre regioni politicamente molto dinamiche – sia stato favorito in Campania dalla defezione dei Pd. Nelle altre due dalla considerazione che la partita fosse praticamente segnata già prima di cominciare. Si trattava solo di vedere in Veneto come sarebbe andato il tentativo dei Fratelli d’Italia di scalzare alla Lega il primato della classifica come già accaduto alle europee. Oltre che verificare la forza personale di Zaia. Al pari di quella di De Luca in Campania.
Come già accaduto nelle ultime regioni chiamate al voto in questo biennio di voto locale, l’astensionismo ha favorito chi comanda. O meglio, più i voti diminuiscono e più restano nelle urne quelli gestiti dagli apparati. In particolare, quelli radicati nei territori e nelle istituzioni locali che decidono su finanziamenti e posti di lavoro. Un “voto di scambio” non dichiarato, ma sostanziale. È uno dei frutti più perversi del bipolarismo studiato perfettamente per rendere difficile la nascita di novità in un assetto affidato alle dinamiche elettorali, più che ad un confronto sullo sviluppo del Paese e delle comunità locali.
Le uniche eccezioni furono registrate nel 2024 in Sardegna e in Umbria dove la scelta dei candidati si rivelò determinante, così come i disastri evidenti combinati dalle amministrazioni uscenti. Ma anche quei risultati sembrano essere le eccezioni che confermano la regola.
Siamo a fronte aduna vischiosità di sistema che continua a penalizzare l’apertura a soggetti nuovi nonostante sia sempre più chiara l’esistenza di un’area che, al momento opportuno, però, potrebbe davvero dire la sua. Non sono ancora maturi i tempi?
Oggi, dobbiamo ancora constatare la validità del messaggio del cardinale Lorefice (CLICCA QUI), pubblicato ieri su queste pagine, che dice a chi davvero vuole cambiare le cose di andare a votare. L’Italia, però, non è ancora arrivata ad imitare New York. ![]()