Tornare sul tema dell’importanza e sul ruolo della politica può essere molto utile di fronte ad eventi eccezionali quali quelli a cui stiamo assistendo in questi giorni.

Oggi la credibilità delle istituzioni democratiche è continuamente messa in dubbio dalla contraddizione fra consenso e interesse generale. La necessità di ogni leader politico di mettere al primo punto della propria agenda la sopravvivenza – non già nei decenni successivi ma – almeno fino alla prossima svolta, già dietro l’angolo, è alla base della schizofrenia tipica della politica contemporanea. Non solo in Italia, ma forse in Italia in maniera particolarmente accentuata.

Alcuni esempi.

Tutte le forze politiche proclamano che occorrerebbe un grande investimento pubblico nei più svariati settori (infrastrutture, ricerca, svolta green, ecc.), ma poi le stesse forze politiche vengono immancabilmente attratte dalla forza magnetica di iniziative più spendibili sul piano del consenso (80 euro, reddito di cittadinanza, quota 100, ecc.) il cui finanziamento prosciuga quell’esile strato di risorse finanziarie pubbliche di volta in volta disponibile.

Gli effetti benefici che avrebbe sull’intera economia italiana una riduzione del debito pubblico sono universalmente riconosciuti (anche dai sostenitori delle ricette neokenesiane che invitano a trasgredire i vincoli europei) ma poi immancabilmente questi propositi si arenano sulle sabbie mobili di impotenti commissioni o commissari alla spending review, sospinti – prima o poi – verso le stanze più periferiche di Palazzo Chigi.

Fra destra e sinistra non c’è davvero alcuna differenza su tali questioni. Per cui lo scontro politico (di cui la società e la stessa antropologia italiana hanno un costante bisogno) viene deviato verso temi tanto divisivi quanto astratti e lontani dalla reale dimensione di quell’”interesse generale” o “bene comune”, la cui ricerca e conquista dovrebbe costituire il fine della politica. Gli esempi di queste “deviazioni” potrebbero numerosissimi, e anche qui scopriremmo che riguardano in egual misura la “destra” e la “sinistra”.

Cosa dunque contiene oggi di autentico la politica?

In età post ideologica, nell’epoca del definitivo esaurimento dei partiti di massa, al tempo della assoluta infedeltà e mobilità dell’elettorato, la politica – sempre più appiattita sulla comunicazione e sulla propaganda – quali contenuti, quale natura, quale utilità conserva?

L’allarme coronavirus fornisce alcuni elementi utili a chi si pone queste domande. Credo che questa crisi ci stia mostrando che, anche nel mondo attuale, nonostante tutti i cambiamenti intervenuti, innegabilmente la politica svolga ancora un ruolo insostituibile di riferimento per una comunità esposta ad un pericolo imminente, ad un’emergenza.

E’ qui che gli uomini (anche gli scettici e increduli uomini dell’Occidente contemporaneo) esprimono il bisogno di una guida autorevole, degna della loro fiducia, capace di dire parole di verità.

Ed è proprio qui che nel nostro Paese sta clamorosamente venendo alla luce un angosciante vuoto. Messaggi contraddittori, oscillazioni paurose, forze partitiche che si accapigliano più che mai, medici che parlano una lingua diversa dal loro Ministro, ex no-vax che implorano la parola definitiva degli scienziati, istituzioni locali e nazionali che polemizzano fra di loro. Insomma, un quadro non rassicurante che – credo – non sia passato senza lasciar traccia nell’animo di ciascuno di noi.

Alla fine, ciascuno si rifugia in una propria – individualissima – valutazione della situazione e in una serie di scelte, individuali e non esenti da contraddizioni. Vado in metropolitana? Telefono al 112? Compro la mascherina? Cancello la visita ai parenti milanesi?

Chissà come usciremo da tutta questa storia. Forse più poveri, forse con un’accresciuta sfiducia nelle nostre istituzioni, se non nelle stesse istituzioni della democrazia.

Personalmente mi auguro invece che questa vicenda insegni a molti come una politica autentica sia oggi non solo possibile ma altamente richiesta dalla stragrande maggioranza degli italiani. Solo che essa non potrà che fondarsi su un “pensiero forte”, esattamente quello che oggi latita.

Forse è proprio questo il punto della questione. Una politica senza nessun ancoraggio valoriale e culturale non è più credibile perché serve solo a sé stessa e fallisce clamorosamente proprio laddove i cittadini ne avrebbero davvero bisogno.

Ma questo è un altro discorso … non può svilupparsi in un breve articolo, anche se il Manifesto di politica insieme ha iniziato a dire qualcosa proprio su questo tema.

Per lo meno sappiamo da dove partire!

Enrico Seta