Cresce l’ansia man mano che si avvicina il 14 settembre. E si moltiplicano gli interrogativi sul destino del prossimo anno scolastico, che sarà largamente condizionato dagli sviluppi della pandemia in corso. Con un coefficiente di difficoltà che nessuno prima ha mai dovuto gestire.

Tuttoscuola in questo ricco numero speciale evidenzia, tra le tante, alcune criticità che si prospettano: gli alunni fragili che rischiano di essere dimenticati, il tempo scuola fortemente ridotto con la inevitabile caduta degli apprendimenti (l’abbiamo chiamata la scuola diminuita) e il crollo di un gioiello della scuola italiana, il tempo pieno. Avanziamo anche alcune proposte concrete di mitigazione dei rischi ai quali stiamo andando incontro. Ci sarebbe forse ancora tempo per metterle in atto, se si volesse lucidamente.

Riattivare la scuola in presenza è stato sin dall’inizio l’obiettivo (condivisibile) che si è posto il Governo. Con due corollari, aggiungiamo noi: in sicurezza e garantendo il tempo scuola ordinario. Ma le cose stanno andando così? Il primo resta un principio che nessuno ha mai messo in discussione, anche se preoccupa il via libera ( CLICCA QUI ) temporaneo al mancato rispetto del distanziamento di un metro, con uso obbligatorio della mascherina (parere Comitato Tecnico Scientifico del 10 agosto). Una pesante riduzione degli orari di lezione è invece il prezzo che pagheranno gli studenti in tutti i casi in cui non sarà stato possibile organizzare il servizio in condizioni di sicurezza, per mancanza di spazi o di personale aggiuntivo (ad oggi, mentre piovono sui dirigenti scolastici diffide legali e insistenti domande dei genitori su orari e caratteristiche del servizio, le scuole ancora non sanno se verrà loro accordato l’organico richiesto. Diciamolo: così è insostenibile). E saranno tanti questi casi, basta qualche sondaggio nelle scuole per verificarlo. A ciò si aggiungerà un numero prevedibilmente fuori dall’ordinario di assenze (per quarantene, sintomi influenzali simil-Covid, etc). Un prezzo che potrebbe essere molto gravoso sui livelli di apprendimento degli studenti, soprattutto di quelli più fragili e non sostenuti dalle famiglie, che si somma al gap accumulato durante il lockdown. Un danno irrecuperabile per una intera generazione. Bisogna averne consapevolezza in modo da orientare gli sforzi di tutti al recupero di almeno una parte di questo gap in tutte le forme possibili. Pensiamo al tempo pieno nella scuola primaria, ormai frequentato dal 38% degli alunni: l’anno che sta per iniziare vedrà il crollo di questa formula, da anni in crescita (cinque anni fa ne beneficiava meno del 29%), perché tante scuole non riusciranno a organizzare il servizio di 40 ore settimanali inclusa la mensa. Un timore fondato: chiediamo che il Ministero dell’Istruzione, tra i frequenti monitoraggi, verifichi anche questo e lo faccia sapere con trasparenza all’opinione pubblica e alle famiglie. Sulle quali peraltro, private del servizio e costrette a organizzarsi, ricadrà il problema. Pertanto sarebbe opportuno avvisarle il prima possibile.

Alla fine di questa premessa, una considerazione di scenario: rispetto alla rigida impostazione di un modello unico, occorrono “piani B” molteplici, flessibili e integrati per riuscire ad aprire le scuole e al contempo aprire la via ad una scuola innovativa che metta in discussione i quattro pilastri su cui si basa l’attuale sistema scolastico: spazio, tempo, programmi e classi. E già, non dimentichiamolo: si sta facendo di tutto per riaprire la scuola di prima, ma poco per realizzare la scuola di cui ci sarebbe bisogno, quella che sogniamo. Mentre questo maledetto virus consegna anche l’opportunità di fare un salto avanti immediato, una sorta di mega progetto-pilota di quella che dovrebbe essere la grande partita dei prossimi lustri: immaginare sognando ad occhi aperti, progettare con lungimiranza e costruire con determinazione e costanza il sistema formativo in grado di preparare alle sfide del futuro. Che non è quello attuale, è chiaro a tutti. Con le risorse del Recovery fund e navigando abilmente l’onda del trend demografico si può costruire in un decennio.

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